mercoledì 7 aprile 2010

Capitolo 53 For the Birds part 2

Mi sveglio insopportabilmente presto per un neo marito in vacanza. E’ sempre così. A casa un imprescindibile impegno lavorativo e due sveglie non bastano a buttarmi giù dal letto. In vacanza la mia sveglia interna inizia a suonare alle sette. “Mah, meglio così del contrario!”, mi dico mentre osservo la mia dolce metà finalmente riposare dopo la lotta notturna con tappi e urla dei Muttonbirds. In fondo la prospettiva di immergermi in acque limpide, circondato da pesci di ogni tipo e tartarughe marine, ben giustifica una levataccia. Ma non ho cuore di svegliare Barbara. Esco sulla veranda e cerco di ammazzare il tempo osservando i rituali delle varie specie di uccelli che girano nei dintorni. Uno degli aspetti più rilevanti del mio bird watching mattutino è che non so quanti altri appassionati di ornitologia lo pratichino in boxer e maglietta su di una sdraio. L’altro, più attinente, è che il re dell’isola, ovvero l’airone del Pacifico, è un sovrano assai poco amato dai propri sudditi. Non riesco proprio a spiegarmi l’ostilità con cui i generalmente pacifici Black Noddy accolgono gli aironi quando questi si posano sui rami degli alberi di Pisonia. Da totalmente ignorante delle interazioni sociali fra le varie specie di pennuti, formulo un paio di ipotesi che non solo mi sembrano plausibili, la qual cosa alle sette del mattino mi rende fiero di me stesso come poche volte mi succede, ma che hanno anche l’indubbio pregio di non essere smentibili, almeno nel breve periodo, e senza un’esperto/wikipedia nelle vicinanze. La mia impressione è che il grosso e goffo airone si posi sui rami con ben altra invasività rispetto ad altri uccelli ben più piccoli ed agili. Da qui le loro (giustamente!) seccate rimostranze. A maggior ragione se si considera che, a quanto posso vedere, gli aironi possono pur andare a posarsi da altre parti, mentre le testine bianche sono bloccate a guardia dei loro nidi e dei loro piccini. Pensate a quanto è fragile la loro dimora, per quanto ben costruita e tenuta assieme da abbondanti e ripetute colate di cemento naturalmente prodotto. Pensate al fatto che se un uovo, o peggio, un piccolo cade dal nido non c’è nessuna forza in natura che può ridarlo alla madre. Pensate che sotto agli alberi stanno in agguato predatori di ogni genere, tra tutti il subdolo gabbiano e capirete quanto scompiglio e terrore possa portare uno sgraziato airone di un metro fra queste fronde. Sono ancora intento a farmi i complimenti per tutto il mio acume quando accade qualcosa che mi riporta, è il caso di dirlo!, con i piedi per terra.

White moves first always..
..E il grande airone bianco si pappò il piccolo Black Noddy sotto gli occhi inorriditi del Vostro reporter..


E mentre documento il tutto, esorcizzandolo dietro alle lenti della mia reflex, non posso fare a meno di riflettere su quanto poco sapessi della dieta degli aironi e, di conseguenza, quanto le mie teorie sociologiche siano professionalmente valide quanto una banconota da sette euro. Si dà il caso infatti che il re dell’isola non disdegni rimpinguare il suo menù con qualche implume pargolo di Black Noddy, e che questa sua perversione alimentare basti a giustificare la paura degli uccelli più piccoli quand’esso plani nelle vicinanze dei loro scoperti appartamenti. Per essere giorno da così poche ore ho già preso un granchio non da poco. Sveglio la riluttante compagna e la convinco ad accompagnarmi al bar per mangiare qualcos’altro, oltre al mio smisurato ego frustrato.

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