Non capita tutti i giorni che una tartaruga marina scelga di scavare il proprio nido a pochi metri da te, quindi assaporiamo ogni momento in estasi mistica, ammirando la tenacia e il coraggio del corpulento rettile mentre issa il suo pesante carapace sulle dune e usa le sue zampe pinnate per strappare al terreno un rifugio sicuro per le uova. Volano palate di sabbia in ogni direzione mentre sbuffi di fatica si levano dal musetto determinato. Purtroppo il buonsenso e le leggi dell'isola impongono di lasciarle tranquille durante i loro sforzi, altrimenti l'avremmo aiutata volentieri, la fatica che richiede l'intero processo è qualcosa di palpabile e che non può asciare indifferente chi assiste. Alziamo lo sguardo: per l'intera lunghezza della costa che riusciamo a vedere si susseguono sbarchi di tartarughe. Il D. Day è cominciato, e noi siamo giusto in mezzo!
lunedì 14 giugno 2010
Capitolo 57 D-Day Part one
giovedì 3 giugno 2010
Capitolo 56 La tartaruga un tempo fu..
Un'altra coppia di vacanzieri italiani la individuiamo in virtù di un altro topos della nostra gente, cioè la smania per l'abbronzatura. Stazionano sul bagnasciuga, spiaggiati in pochi cm d’acqua e si godono i raggi UVA con la costanza degna di animali a sangue freddo. Ci sono frotte di gente che parte dai nostri aeroporti per raggiungere mete esotiche ed affascinanti di cui non ricorderanno assolutamente nulla se non quanto sole hanno preso. Questi bipedi si riconoscono dalle membra carboncine e dalla totale assenza di neuroni all'interno della cavità cranica, e li puoi trovare stabilmente rivolti in direzione dell'astro celeste sin dalle prime ore del mattino. Quando alla fine delle loro sudate ferie, dove per sudate non si intende tanto il fatto di aver fatto sacrifici per potersele permettere, si ritrovano con i loro pari per il consueto scambio di impressioni sui luoghi di villeggiatura, il momento di massimo godimento diviene il confronto di colore degli arti superiori. Di pallido in queste serate c'è solo il ricordo dei luoghi visitati, dato che nessuno si è dato la pena di visitarli realmente, e le poche foto prodotte (fotografare significa rubar tempo all'abbronzatura) risentono anch'esse della massiccia esposizione ai raggi solari, e quindi tendono ad assomigliarsi tutte.
Le nostre giornate trascorrono così all'insegna della zoologia, fra specie animali che è bello conoscere e scoprire, ed altre che purtroppo non possiamo fare a meno di notare. La tempesta tropicale che abbiamo visto montare all'orizzonte fortunatamente passa al largo, ma la nostra tranquilla vita isolana ne viene comunque influenzata, nel bene e nel male. Il clima cambia leggermente, dall'oceano arriva una brezza fresca e costante che porta sì refrigerio, ma anche turba il sin qui pacifico moto ondoso, rendendo la balneazione estremamente complessa. Di fronte a tali sconvolgimenti naturali l'ospite medio del resort fa di necessità virtù. Sceglie un paio di comode brande, ordina un cocktail analcolico e fruttato, e si adatta a sguazzare nella pratica e riparata piscina, in un “mal comune mezzo gaudio” a caratura internazionale. Ma a volte bisogna andare contro la Logica per ottenere risultati insperati, e a volte il detto: “la Fortuna bacia gli audaci” si rivela veritiero. Fra la prospettiva di rimanere in spiaggia, fare il bagno fra i marosi ed allestire ripari di fortuna dal vento oppure mischiarci alla schiuma della società in quel ricettacolo di vizi altresì conosciuto come piscina comune, il sottoscritto ovviamente non ha manifestato il minimo dubbio, e tronfio del suo razzismo culturale ha trascinato la sventurata consorte in spiaggia con qualsiasi clima.
Così facendo veniamo a beneficiare dell'ennesima epifania australiana, ovvero lo sbarco delle tartarughe marine. Come già accennavo, questo è il loro periodo di deposizione delle uova, e già da qualche giorno in spiaggia era possibile notare i segni del loro passaggio notturno. La tempesta abbattutasi nelle vicinanze deve aver in qualche modo alterato la loro percezione del daytime (teoria nostra, quindi da prendere col beneficio di inventario!!), poiché iniziamo a scorgere sempre più esemplari avvicinarsi intrepidi alle spiagge anche nelle ore diurne. E così, un magico pomeriggio di dicembre, mentre siamo immersi nella quiete fra i cespugli e assaggiamo l'aria che l'oceano soffia sulla nostra solitudine, fra le onde un paio di testoline squamose si portano a quota periscopio e scrutano ansiosamente la rena. L’ora di cena ormai si approssima e gli ospiti dell’ isola sono quasi tutti già affaccendati nei preparativi per la serata. I pochi ritardatari rimasti si affrettano verso i bungalow, e in capo a pochi minuti la spiagge, già poco affollate, si svuotano completamente. E’ il momento. Dalla nostra privilegiata posizione, seminascosti dalle fronde di Pisonia, vediamo avanzare lentamente una gigantesca testuggine, e raggiungere il bagnasciuga proprio davanti a noi. Un paio di passi incerti e il corpaccione è completamente fuori dall’ acqua. La osserviamo salire verso di noi con sicurezza, ancorché con una certa goffaggine. Rimaniamo fermi immobili, trattenendo quasi il respiro per non spaventarla, ora che è fuori dal suo elemento naturale. Precauzione inutile, il rettile ha deciso che deve assolutamente deporre il suo prezioso carico sotto il mio telo da spiaggia. C’è poco da fare, dobbiamo proprio toglierci dai piedi!
martedì 25 maggio 2010
Capitolo 55 Razze (di pesci e altre bestie)
Gli squali stazionano a pochi metri dalla costa. Non sono assolutamente aggressivi, e la presenza umana pare non disturbarli troppo. Li lascio e provo ad avventurarmi in mare aperto. Sotto la sabbia si intravedono capannelli di razze semimimetizzate e in pacifica attesa che qualche incauta preda passi sopra di loro. In effetti il Queensland è la patria delle razze e di Steve Irving, commemorato qui come un eroe nazionale. Siccome ho ben in mente che razza di fine abbia fatto (se mi perdonate l’orrendo gioco di parole!) giro ben alla larga anche da queste bestiole. Allora: in riva al mare ci sono gli squali. Più in là le razze velenose, più in là ancora non si può andare perché se ti piglia una corrente ballerina si finisce al polo sud senza passare dal via. E’ tutto quello che si può chiedere ad un bel bagno rilassante.
Inquietata dal genere di pesci che ci troviamo ad affrontare, Barbara decide che bagnarsi a malapena i piedi è più che sufficiente per la giornata, e mi lascia solo in balia delle onde di Shark Bay. Poco male, avrà tempo di rifarsi. In fondo basta solo entrare nel semplice ordine delle idee australiano: gli squali non ti danno fastidio, se proprio non sanguini davanti a loro. Semplice. Le razze? Basta non disturbarle. Se ci cammini sopra potrebbero indispettirsi, certo, ma generalmente non sono mimetizzate così tanto da non vederle. Ok. Le correnti, le meduse, le conchiglie velenose…esistono, se lo sai ti comporti di conseguenza, la morte è un’eventualità certo spiacevole ma naturale come il resto delle cose.
Il resto della giornata procede senza scossoni e situazioni degne di nota, a parte una montante tempesta dal lato nord. Il vento crescente turba la superficie delle acque e in queste condizioni lo snorkeling diventa proibitivo, ci tocca ripiegare sulla zoologia terrestre anziché anfibia o marina. In particolare l’isola permette l’osservazione dei comportamenti di una specie inutile e dannosa quanto la gramigna ed altrettanto diffusa, cioè l’ “Italicus otiosus”, ovvero l italiano in vacanza. Mentre noi si faceva una tranquilla colazione in infradito e t-shirt vintage, eufemismo per non dire antica e consumata, siamo stati attratti dalla visione di una dea bionda che scendeva a far colazione con i comuni mortali. Prendisole bianco su costume brasiliano, una cofana di capelli biondi appena usciti da phoon e arricciatore, trucco perfetto su viso totalmente inespressivo e senz’età, quel genere di pokerface che solo il botulino in abbondanti applicazioni può regalarti, e ciabattina tacco dodici ostentata con consumata nonchalance. Insomma lo stereotipo della bionda oca appena uscita dall’estetista, agghindata con mise improponibili per Miami Beach o Porto Cervo, quindi totalmente sprecate e fuori luogo per l’isola in cui siamo. E non abbiamo certo bisogno di sentirla approcciare il cameriere con un “Possibile che qui nessuno parli italiano?” per capire con chi abbiamo a che fare. Il marito, improbabile anch’esso, sfoggia baffo da sparviero, pancia da benessere, e un pantalone jeans al ginocchio che costerà quanto un mese del mio stipendio, e che fa clamorosamente a pugni con il copricapo original Australian Style, acquistabile ad ogni bancarella per 15 dollari. L’“Italicus Otiosus” non spreca il suo tempo in vacue esplorazioni del luogo in cui arriva. Una volta individuati ristorante e piscina le sue scorribande cessano, e comincia il meritato riposo. Li ritroviamo infatti a pomeriggio inoltrato sulla spiaggia appena prospiciente il bar, intenti ad un servizio fotografico. Lei, una ninfa marina di indicibile splendore gioca vezzosamente sul bagnasciuga ad esibire un repertorio di posizioni atte ad accentuare l'invidiabile abbronzatura e la sbarazzina bellezza. Il marito le ciondola intorno con l'improbabile cappellaccio, e la fotografa in tutte le pose, assecondandone gli istinti divistici con sudorazione sospetta. L'intento è chiaro: una volta rientrati dai meravigliosi luoghi di villeggiatura prescelti, coppie di amici di pari ceto ed estradizione si ritroveranno presso un divano e un proiettore.
Coppia n.1: “Dovete assolutamente vedere le nostre foto delle vacanze!”
Coppia n.2: “Sì,sì che bello, anche noi ne abbiamo un sacco da farvi vedere!”
Coppia n.3: “Ottima idea! Voi cosa avete?”
Coppia n.1: “Noi abbiamo 400 foto in alta risoluzione di mia moglie che prende il sole sul terrazzo nel nostro chalet a Cortina.”
Coppia n.2: “Noi abbiamo 8ore di video di mia moglie che fa il bagnetto nella piscina del nostro resort alle Mauritius.”
Coppia n.3: “Noi invece abbiamo solo 300 foto di mia moglie sul bagnasciuga di una spiaggia tropicale, cosa volete, il tempo non è stato bellissimo, abbiamo dovuto limitarci.”
In generale la specie qui osservata non è particolarmente aggressiva. Il suo comportamento è sì chiassoso e volto a richiamare l'attenzione di ogni altra specie animale transitante nelle vicinannze, ma il loro essere stanziali in determinate aree (bar, ristoranti, piscine) fa sì che ci si possa scordare della loro presenza semplicemente allontanandosene. Una delle caratteristiche già descritte, questa sì decisamente invasiva e spiacevole, è la tendenza che questa bestia ha ad andarsene in giro a branchi, e quindi a crearsene uno nei vari luoghi dove soggiorna. In questi casi occorre sangue freddo e una notevole dose di fermezza per mettersi al riparo dalle loro attenzioni. Il nostro aspetto diafano fortunatamente ci accomuna più ai vampiri e agli anglosassoni, che ai frutti della nobile penisola italica, e questo, unito al fatto che tra di noi nelle zone comuni si parli in inglese, genera negli sciagurati conterranei un equivoco che siamo ben lieti di protrarre sino al giorno in cui ci si lascerà per non vedersi (speriamo!!) mai più!
martedì 13 aprile 2010
Capitolo 54 Shark Bay
mercoledì 7 aprile 2010
Capitolo 53 For the Birds part 2
E mentre documento il tutto, esorcizzandolo dietro alle lenti della mia reflex, non posso fare a meno di riflettere su quanto poco sapessi della dieta degli aironi e, di conseguenza, quanto le mie teorie sociologiche siano professionalmente valide quanto una banconota da sette euro. Si dà il caso infatti che il re dell’isola non disdegni rimpinguare il suo menù con qualche implume pargolo di Black Noddy, e che questa sua perversione alimentare basti a giustificare la paura degli uccelli più piccoli quand’esso plani nelle vicinanze dei loro scoperti appartamenti. Per essere giorno da così poche ore ho già preso un granchio non da poco. Sveglio la riluttante compagna e la convinco ad accompagnarmi al bar per mangiare qualcos’altro, oltre al mio smisurato ego frustrato.
lunedì 29 marzo 2010
Capitolo 52 Nel mezzo del cammin...
Dopo aver cenato ci attira l’idea di avere un incontro ravvicinato con una tartaruga in vena di deporre le uova, quindi ci rechiamo a farci catechizzare a riguardo. Sull’isola è presente un centro di ricerche marine, sotto l’egida dell’Università del Queensland, che fra i vari compiti ha anche quello di monitorare il passaggio delle balene in autunno, e, appunto, l’arrivo delle tartarughe nei mesi estivi. Il fortunato hippie che ci accoglie ci spiega che in caso di incontro con questi rettili è vietato dar loro fastidio, quindi ci provvede un paio di minuscole torce a luce calda, che l’occhio del animale non coglie. È lo stesso procedimento che abbiamo già sperimentato a Kangaroo Island, quando alla luce di queste particolari lampade abbiamo potuto ammirare non visti i pinguini nani. Armati di questi minuscoli lumini usciamo alla ricerca di avventura. Il problema è che la serata prescelta è senza luna, e una volta usciti dal cerchio di luci, peraltro abbastanza flebile, del resort l’oscurità ci avvolge pressoché interamente. La visibilità che le torce provvedono è appena sufficiente a mostrarci dove mettiamo i piedi, quindi l’angusto sentiero che passa in mezzo alla giungla e che oggi pomeriggio sembrava comodamente agibile, si rivela di assai più infida percorribilità alla luce delle stelle. Ma dinnanzi alla prospettiva di un paio di testuggini in cerca di un luogo consono dove deporre qualche centinaio di uova, la famiglia Bonazzi, qui in versione Giovani Marmotte, non può certo preoccuparsi per un po' di illuminazione fatiscente. Morale: raggiungiamo non senza difficoltà la spiaggia e decidiamo di accamparci in un punto abbastanza illuminato, pregando il Dio delle Tartarughe di mandarci qualcuna di queste ragazzotte a prendere terra proprio qui.
L'attesa si rivela infruttuosa e ci tocca far ritorno in stanza, non senza prima farci un altro viaggetto nella Selva Oscura. E mentre i Muttonbirds sottolineano la nostra frustrazione con un coro tutt'altro che angelico e la brezza marina si insinua fra le fronde di Pisonia recandoci afrori tutt'altro che romantici, ci concediamo a Morfeo nella nostra prima notte isolana.
martedì 23 marzo 2010
Capitolo 51 For the Birds
Quello che non sappiamo è che dobbiamo ancora fare la conoscenza della specie di uccelli più invasiva, i Muttonbirds. Ogni tanto ai lati dei sentieri dei cartelli indicano dei buchi nel terreno dove questi simpatici alati pescatori hanno posto la loro residenza. Quando il sole volge al tramonto questi deliziosi pendolari del mare rientrano ai loro nidi e iniziano a cantarsi la ninna nanna l'uno con l'altro. Ogni coppia di turisti riceve in dotazione due paia di tappi auricolari per il sonno notturno. Infatti il canto notturno dei Muttonbirds si rivela particolarmente fastidioso e decisamente poco conciliatorio, tenendo conto del fatto che il rumore a cui più assomiglia è una metavia fra l'ululato dei coyote in amore e il pianto notturno dei neonati. Sospetto che questo micidiale mix, soprattutto nel secondo ingrediente, influisca in qualche subdolo modo sul subconscio delle donne sull' isola, se è vero che al mattino le occhiaie da sonno agitato sono molto più visibili sulle portatrici di cromosoma doppio x che non sui partners. Anche nel mio piccolo nido familiare la situazione notturna vede il sottoscritto dotato di tappi farsi delle grasse dormite a qualsiasi orario, mentre la moglie è costretta a recuperare al mattino o al pomeriggio le ore di sonno perse durante la notte.