E mentre documento il tutto, esorcizzandolo dietro alle lenti della mia reflex, non posso fare a meno di riflettere su quanto poco sapessi della dieta degli aironi e, di conseguenza, quanto le mie teorie sociologiche siano professionalmente valide quanto una banconota da sette euro. Si dà il caso infatti che il re dell’isola non disdegni rimpinguare il suo menù con qualche implume pargolo di Black Noddy, e che questa sua perversione alimentare basti a giustificare la paura degli uccelli più piccoli quand’esso plani nelle vicinanze dei loro scoperti appartamenti. Per essere giorno da così poche ore ho già preso un granchio non da poco. Sveglio la riluttante compagna e la convinco ad accompagnarmi al bar per mangiare qualcos’altro, oltre al mio smisurato ego frustrato.
mercoledì 7 aprile 2010
Capitolo 53 For the Birds part 2
E mentre documento il tutto, esorcizzandolo dietro alle lenti della mia reflex, non posso fare a meno di riflettere su quanto poco sapessi della dieta degli aironi e, di conseguenza, quanto le mie teorie sociologiche siano professionalmente valide quanto una banconota da sette euro. Si dà il caso infatti che il re dell’isola non disdegni rimpinguare il suo menù con qualche implume pargolo di Black Noddy, e che questa sua perversione alimentare basti a giustificare la paura degli uccelli più piccoli quand’esso plani nelle vicinanze dei loro scoperti appartamenti. Per essere giorno da così poche ore ho già preso un granchio non da poco. Sveglio la riluttante compagna e la convinco ad accompagnarmi al bar per mangiare qualcos’altro, oltre al mio smisurato ego frustrato.
lunedì 29 marzo 2010
Capitolo 52 Nel mezzo del cammin...
Dopo aver cenato ci attira l’idea di avere un incontro ravvicinato con una tartaruga in vena di deporre le uova, quindi ci rechiamo a farci catechizzare a riguardo. Sull’isola è presente un centro di ricerche marine, sotto l’egida dell’Università del Queensland, che fra i vari compiti ha anche quello di monitorare il passaggio delle balene in autunno, e, appunto, l’arrivo delle tartarughe nei mesi estivi. Il fortunato hippie che ci accoglie ci spiega che in caso di incontro con questi rettili è vietato dar loro fastidio, quindi ci provvede un paio di minuscole torce a luce calda, che l’occhio del animale non coglie. È lo stesso procedimento che abbiamo già sperimentato a Kangaroo Island, quando alla luce di queste particolari lampade abbiamo potuto ammirare non visti i pinguini nani. Armati di questi minuscoli lumini usciamo alla ricerca di avventura. Il problema è che la serata prescelta è senza luna, e una volta usciti dal cerchio di luci, peraltro abbastanza flebile, del resort l’oscurità ci avvolge pressoché interamente. La visibilità che le torce provvedono è appena sufficiente a mostrarci dove mettiamo i piedi, quindi l’angusto sentiero che passa in mezzo alla giungla e che oggi pomeriggio sembrava comodamente agibile, si rivela di assai più infida percorribilità alla luce delle stelle. Ma dinnanzi alla prospettiva di un paio di testuggini in cerca di un luogo consono dove deporre qualche centinaio di uova, la famiglia Bonazzi, qui in versione Giovani Marmotte, non può certo preoccuparsi per un po' di illuminazione fatiscente. Morale: raggiungiamo non senza difficoltà la spiaggia e decidiamo di accamparci in un punto abbastanza illuminato, pregando il Dio delle Tartarughe di mandarci qualcuna di queste ragazzotte a prendere terra proprio qui.
L'attesa si rivela infruttuosa e ci tocca far ritorno in stanza, non senza prima farci un altro viaggetto nella Selva Oscura. E mentre i Muttonbirds sottolineano la nostra frustrazione con un coro tutt'altro che angelico e la brezza marina si insinua fra le fronde di Pisonia recandoci afrori tutt'altro che romantici, ci concediamo a Morfeo nella nostra prima notte isolana.
martedì 23 marzo 2010
Capitolo 51 For the Birds
Quello che non sappiamo è che dobbiamo ancora fare la conoscenza della specie di uccelli più invasiva, i Muttonbirds. Ogni tanto ai lati dei sentieri dei cartelli indicano dei buchi nel terreno dove questi simpatici alati pescatori hanno posto la loro residenza. Quando il sole volge al tramonto questi deliziosi pendolari del mare rientrano ai loro nidi e iniziano a cantarsi la ninna nanna l'uno con l'altro. Ogni coppia di turisti riceve in dotazione due paia di tappi auricolari per il sonno notturno. Infatti il canto notturno dei Muttonbirds si rivela particolarmente fastidioso e decisamente poco conciliatorio, tenendo conto del fatto che il rumore a cui più assomiglia è una metavia fra l'ululato dei coyote in amore e il pianto notturno dei neonati. Sospetto che questo micidiale mix, soprattutto nel secondo ingrediente, influisca in qualche subdolo modo sul subconscio delle donne sull' isola, se è vero che al mattino le occhiaie da sonno agitato sono molto più visibili sulle portatrici di cromosoma doppio x che non sui partners. Anche nel mio piccolo nido familiare la situazione notturna vede il sottoscritto dotato di tappi farsi delle grasse dormite a qualsiasi orario, mentre la moglie è costretta a recuperare al mattino o al pomeriggio le ore di sonno perse durante la notte.
martedì 16 febbraio 2010
Capitolo 50 Familiarizzare con lo "Swamping"
mercoledì 10 febbraio 2010
Capitolo 49 Duello sul ponte.
Sarà che sono le sette del mattino, sarà che come realtà è assolutamente piccina, ma l'aeroporto di Gladstone mi appare come un posto deserto ed inospitale. Siamo arrivati prima noi di tutti gli impiegati dei vari negozi al suo interno. Ci accomodiamo sulle poche poltroncine, in paziente attesa del nostro trasporto verso l'imbarco. Lentamente inizia a fiorire anche la vita attorno a noi. Il bar apre i battenti, i rappresentanti delle varie agenzie di noleggio auto entrano e vanno a fare gli splendidi a turno con la barista, addirittura qualche uomo d'affari in inappuntabile giacca e cravatta si azzarda fino alla biglietteria. Ho finito le immagini per dire che “non ci è passato nulla” fino all'arrivo del pulmino. In compenso poi le emozioni non sono affatto mancate. Già la nostra driver è un personaggio non da poco. Bionda, affabile come un calzino sudato, guida con l'eleganza di chi ha saltato la spiegazione a scuola del concetto di traffico, pedoni e altri veicoli. E siccome tutto quello che potremmo chiedere al nostro passaggio è di ponarci sulle poltroncine e di chiudere gli occhi, affidandoci ad un autista attento e discreto, ecco che ci tocca scrutare la strada sperando che non capiti nessuno a tiro della pazza. In più, conscia di renderci un servizio impagabile, l'improponibile si appropria di un microfono e inizia a deliziarci con le meraviglie della cittadina. Che sono ben poche, ma lei ce le decanta a voce talmente alta che è impossibile annoiarsi, figurarsi pisolare. Quindi tutti svegli e incazzosi fino al porto, tutti tranne Barbara. Però io adesso so per filo e per segno le principali fonti di reddito di Gladstone (fanno i cucchiaini per le coppette gelato a Gladstone, lo sapevate?), e che la nostra cara anfitriona si chiamava C. ed era una neozelandese trapiantata lì da x anni. Mia moglie invece tutto questo non lo ricorda. Ben le sta!
Ma la parte più dura del nostro procedere verso i paradisi tropicali deve ancora arrivare. Dopo il logorroico ed incomprensibile tassista di Brisbane, il volo notturno e la sosta forzata in aeroporto a Gladstone, dopo la simpatia e il calore umano della driver neozelandese, ci accingiamo spavaldi ad affrontare la traversa dell' oceano fino a Heron Island. Due ore di traghetto attraverso prima una tranquilla laguna, poi il caro e vecchio Pacifico. Sebbene il sole picchi decisamente troppo, scegliamo intrepidamente di rimanere sul ponte di poppa, un po' perché sottocoperta si rifugiano tutte le famigliole con bimbi di ogni età, un po' perché l'esperienza ci ha insegnato che in mare il nostro stomaco gradisce di più l'aperto. Davanti alla nostra panchina si insinuano tre giovincelle anglosassoni nei modi e nell'aspetto. Scatta la competizione. Dopo mezz'ora di viaggio la ciurma si esibisce in un goccio di sparkling wine offerto dalla compagnia. Sarà che non è ancora mezzogiorno, sarà che sono in clima da sfida, rifiuto gentilmente ma con fermezza. Le nostre tre dirimpettaie buttano giù il bicchiere con consumata abilità. All'interno vige un atmosfera da “Ma che bell'idea, che male vuoi che faccia un goccetto, anzi ci voleva con questo caldo...” La più scafata delle tre grazie, minigonna impegnativa su polpaccio importante inforca un Ipod e gioca la carta patatine tascabili in aggiunta al vinello. Sembra giovane ma evidentemente qualche piacere della vita se l'è già concesso. Mi piacerebbe capire quali le mancano ma mia moglie non è molto dell'idea. Ok, non si familiarizza con il nemico. Dopo un'ora di traversata dal nostro punto di osservazione non possiamo non notare come l'onda dell'oceano abbia prodotto dello sconquasso nelle viscere dei passeggeri sottocoperta. La ciurma si esibisce nel famoso balletto “porta i sacchetti di carta e ritirali riempiti”. Sono sempre di più le anime candide, dai volti ancora più candidi che escono a prendere una boccata d'aria fresca. Situazione delle tre ragazzotte: il boss sgranocchia crackers con l'aria annoiata. La brigante di destra appare provata ma resiste stolida al fianco del capo, negli occhi la battaglia fra il non ricevere biasimo, e il desiderio “viscerale” di rivedere la sua posizione sul vino frizzante. La brigante di sinistra invece è spatasciata a metà via fra una scialuppa di salvataggio e la balaustra che dà sul liberatorio oceano. Situazione famiglia Bonazzi: iniziamo ad essere provati.
lunedì 1 febbraio 2010
Capitolo 48 Tassisti di notte
Con il concetto che in questi casi è l'uomo che deve vegliare su ciò che gli è caro, Barbara non ha mobilitato tutto il reparto neuroni in dotazione, e si mantiene in uno stato semivegetativo per tutto il tragitto verso l'aeroporto, lasciandomi in balia del tassista. Peccato, perchè l'inizio era stato promettente:
200 kg di tassista: “Where are you going?”
La bella addormentata sul posto: “Yes!”
A quel punto ho dovuto prendere in mano le redini della conversazione, e mentre Barbara tornava con tutta la mia invidia fra le accoglienti braccia di Morfeo, mi sono sorbito mezz'ora di sproloqui del panzone buontempone. Non ho assolutamente memoria del colloquio intercorso, spero non si trattasse di nulla di così fondamentale, ricordo solo una terrificante pronuncia e una parlantina a mitraglietta che mal si conciliavano allo stato semi-catatonico in cui versavo. Alla fine in aeroporto ci siamo arrivati, e pure in perfetto orario, quindi immagino di essere stato sufficientemente chiaro, almeno al momento di indicargli la direzione. Tutto il resto, come si suol dire, è storia.
lunedì 25 gennaio 2010
Capitolo 47 Benvenuti ai tropici!
La prima cosa che ci colpisce di Brisbane è il cambio di clima. Siamo partiti in un ventilato pomeriggio primaverile da Sydney, e ci si era vestiti di conseguenza. In più abbiamo preso un aereo, che significa un importante bonus di felpa e giacchetta per sfuggire ai rigori dell'aria condizionata. Scendiamo dalla scaletta dell'aviomobile e subito mi rendo conto che ci sarà da soffrire. Ma rientro immediatamente in zona recupero bagagli e il microclima aeroportuale mi ricongela immendiatamente i foschi pensieri. Da lì si prende subito un comodo treno per il centro, quindi l'impatto brusco con il clima tropicale della città lo avvertiamo solo quando ormai siamo alla stazione. Faccio solo a tempo a togliere la giacca, siamo carichi di borse e zaini e aprirne uno in mezzo alla strada per cavarne maglietta e infradito sarebbe gradito ma ahimè, assai poco agevole. E siccome disagio chiama disagio, sono solo le 20 di sera e già ogni negozio, bar e catena di fast food della stazione sono ben chiusi e sprangati. Siamo nei guai.
A Brisbane abbiamo stabilito di fermarci solo poche ore, abbiamo l' aereo per Gladstone alle 5.30 del mattino, in pratica cenare, dormire un paio d'ore e prendere un taxi per l'aeroporto sarà la nostra massima concessione alle bellezze di questa città. E siccome assieme al pernottamento non è inclusa la cena, il trovare già i locali chiusi alle otto di sera rischia di farci saltare inopinatamente la prima parte del nostro piano. Quindi ci tocca correre all'hotel, a “soli” tre isolati dalla stazione, trascinandoci dietro i nostri bagagli, dal peso lievitato esponenzialmente man mano che le nostre vacanze procedono, in una nuvola di umidità che mi è familiare per i luoghi da cui provengo, ma che ero impreparato a gestire a questa latitudine.
Arriviamo all'hotel e alla receptionist si presenta una Barbara scarmigliata e in totale agitazione all'idea di saltare un pasto, al punto da dimenticare quasi interamente l'idioma locale. Il marito invece giace su uno dei divanetti all'ingresso, ansimando rumorosamente e con vistose pezzature da sudore laddove le cinghie dello zaino incontravano i troppi vestiti. Per fortuna la ragazzotta in questione è un vero angelo, un sorriso a 32 denti che spunta a malapena dal bancone, e che distoglie dal simpatico strabismo di Venere che in altri visi si sarebbe notato maggiormente. Ci piange il cuore doverle confessare che approfitteremo dei suoi servigi per pochissime ore, ci assicuriamo che ci fissi un taxi all'orario richiesto e saliamo in camera ad indossare abiti più adatti all'umido inferno che ci separa dalla cena.
E se il primo locale ci chiude le serrande in faccia, almeno il gestore ci indica un luogo dove potremmo trovare qualche punto di ristoro aperto dopo le 21.00. Corriamo all'incrocio indicato e ci troviamo in piena night life brisbanese. Una promenade di negozi e locali ad uso e consumo dei turisti. Una sorta di Via Bafile trasportata agli antipodi, frequentata da gente di ogni età e razza, mescolati fra loro in un crogiuolo di costumi dai colori accecanti e di infradito d'ordinanza. Il primo ristorante aperto che incontriamo sulla nostra rotta, guarda caso!, batte bandiera e insegne italiane. E sono ben le 21.15! Non c'è che dire, ovunque andiamo ci facciamo riconoscere come i gaudenti viveurs della notte che altro non siamo.