<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964</id><updated>2011-07-08T03:03:56.149-07:00</updated><title type='text'>Wallabies &amp; Kookaburras</title><subtitle type='html'>Honeymooners in Never Never Land</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>60</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-586684469238031123</id><published>2010-06-22T02:34:00.000-07:00</published><updated>2010-06-22T02:47:52.566-07:00</updated><title type='text'>Capitolo 58 D-Day Part two</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;margin-left: 0.75pt; text-indent: 0.75pt; "&gt;&lt;a href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/4703058707/" title="Green Sea Turtle - On the beach by Bloody Nick, on Flickr"&gt;&lt;img src="http://farm5.static.flickr.com/4055/4703058707_fbf31940af.jpg" width="500" height="334" alt="Green Sea Turtle - On the beach" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-left:.75pt;text-align:justify;text-indent: .75pt"&gt;Purtroppo non c’è verso di nascondere la nostra protetta, così anche lei viene presto notata e fatta oggetto di pellegrinaggio. Ovviamente a noi ci tocca una coppia di italiani particolarmente ottusa. C'è poco da fare, al momento di concedere il passaporto i nostri compatrioti dovrebbero essere obbligati a sostenere un esame valido ai fini dell'espatrio, al fine di evitare che i nostri peggiori cervelli vadano all'estero a renderci ridicoli. I due geni in questione sono quelli che avevamo già osservato e catalogato alla voce “&lt;i&gt;Abbronzatura o muerte!&lt;/i&gt;”. Purtroppo oggi il sole non c'è e girano per la spiaggia tenendosi per mano, evidentemente smarriti e alla ricerca di qualsiasi evento possa distrarli da ciò che vivono come una drammatica ingiustizia. Non avendo l'occhio abituato al difficile compito del “guardarsi attorno” devono arrivare quasi in bocca alla nostra scavante tartaruga prima di realizzare di che si tratta. Questo nonostante io e Barbara si sia in piedi e ci si sbracci per attirare la loro attenzione da che sono apparsi all'orizzonte! A questo punto si pone un quesito: siamo costretti a scegliere se rivelarci come italiani, compromettendo le nostre identità segrete ed esponendoci quindi al fatale riconoscimento da parte dei nostri compatrioti, oppure far finta di nulla e lasciare che i due ignorantazzi inizino a fare della Nostra tartaruga il bersaglio per qualsiasi malsana idea svolazzi nei loro pigri cervelletti. In realtà non c'è una vera scelta e Barbara, utilizzando le parole più semplici che il nostro meraviglioso idioma consente, prova a spiegare ai nostri nuovi amici il meraviglioso concetto di non rompere le scatole agli animali. Purtroppo italiano o meno, le parole con certa gente servono a poco, e se la ragazza pare capire le nostre intenzioni, l'uomo di casa non intende farsi spiegare il mondo da mia moglie, e gonfio di maschio testosterone va ad inginocchiarsi proprio di fianco alla tartaruga, ed inizia ad accarezzarne il dorso.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;A Barbara inizia a pulsare una venuzza sulle tempie. La ragazzetta ride istericamente, “&lt;i&gt;dai Giorgio, non si fa, vieni via, hihihi!&lt;/i&gt;” Io ho delle fantasie sulla tartaruga che si gira e fa volare via il cretino con due schiaffi delle sue pesanti zampine. Facendo ricorso a doti di pazienza e diplomazia che non le avevo mai visto (e che mi chiedo mi sarà mai dato di vedere!!!) Barbara prova a far notare all'idiota che il rettile non gradisce le attenzioni che gli vengono rivolte. Al che, non richiesta, esce la perla di saggezza: “&lt;i&gt;Ma mica ci sente!&lt;/i&gt;” Tono lamentoso e seccato di bimbo saccente e poco abituato a sentirsi dire di no. Io ormai sono alla pianificazione del doppio omicidio, che comprende lo strozzarli a mani nude e approfittare della buca ormai scavata per nascondere i corpi dei due imbecilli. Per fortuna nessuno ha la meglio su mia moglie nel botta e risposta, e soprattutto &lt;b&gt;NESSUNO &lt;/b&gt;può pensare di avere l'ultima parola su di lei. Mani sui fianchi, voce ferma e decisa, forse solo più alta di un'ottava a sottolineare la tensione della schermaglia: “&lt;i&gt;Credi che non abbia altri modi per accorgersi di te? credi che sia stupida? Ha&lt;/i&gt;&lt;span&gt;&lt;i&gt;  &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;smesso di scavare!”&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;La componente maschile delle teste di balsa guarda la moglie scocciato. A lei la voglia di osservare i rettili è già abbondantemente passata, l'astinenza da melanina attivata inizia a battere e questi nuovi italiani conosciuti non sono per niente simpatici. Di comune accordo si allontanano, probabilmente in cerca di qualche altra specie, umana o animale, da infastidire. Liberata dai seccatori, almeno da quelli più invasivi, la nostra protetta riprende a scavare. Evviva!&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-586684469238031123?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/586684469238031123/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2010/06/capitolo-58-d-day-part-two.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/586684469238031123'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/586684469238031123'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2010/06/capitolo-58-d-day-part-two.html' title='Capitolo 58 D-Day Part two'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm5.static.flickr.com/4055/4703058707_fbf31940af_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-5515959978986437644</id><published>2010-06-14T09:59:00.000-07:00</published><updated>2011-02-25T03:49:38.292-08:00</updated><title type='text'>Capitolo 57 D-Day Part one</title><content type='html'>&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;Non capita tutti i giorni che una tartaruga marina scelga di scavare il proprio nido a pochi metri da te, quindi assaporiamo ogni momento in estasi mistica, ammirando la tenacia e il coraggio del corpulento rettile mentre issa il suo pesante carapace sulle dune e usa le sue zampe pinnate per strappare al terreno un rifugio sicuro per le uova. Volano palate di sabbia in ogni direzione mentre sbuffi &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;di fatica si levano dal musetto determinato. Purtroppo il buonsenso e le leggi dell'isola impongono di lasci&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;arle tranquille durante i loro sforzi, altrimenti l'avremmo aiutata volentieri, la fatica che richiede l'intero processo è qualcosa di palpabile e che non può asciare indifferente chi assiste. Alziamo lo sguardo: per l'intera lunghezza della costa che riusciamo a vedere si susseguono sbarchi di tartarughe. Il D. Day è cominciato, e noi siamo giusto in mezzo! &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;a href="http://farm4.static.flickr.com/3460/3208890840_77a0b04719_o.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 500px; DISPLAY: block; HEIGHT: 389px; CURSOR: hand" border="0" alt="" src="http://farm4.static.flickr.com/3460/3208890840_77a0b04719_o.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;  &lt;p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 0.75pt; MARGIN-LEFT: 0.75pt" class="MsoNormal"&gt;&lt;/p&gt;&lt;i&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: normal" class="Apple-style-span"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: normal" class="Apple-style-span"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;La portata dell'evento non è tale da passare totalmente inosservato, e attorno ai rettili iniziano a formarsi sempre più capannelli di bipedi curiosi e invadenti. Se c'è un appunto da muovere agli australiani è che tendono a considerare il resto del mondo loro pari, e questo, purtroppo per il resto del mondo, è totalmente sbagliato. Se un australiano fissa una linea di comportamento si può essere sicuri che un altro australiano si farà asportare la virilità piuttosto che contraddirla. Ma gli europei? La regola dell'isola riguardo le tartarughe è chiara, ed è fondamentalmente l'unica regola: lasciare in pace gli animali. Più che una regola ovviamente è un'indicazione, visto che non c'è nessun addetto che gira per lo stabilimento attento a che venga rispettata, ma esiste, e questo per gli Aussies basta e avanza. Certo non per gli stranieri. Così, con nostro sommo disgusto, dobbiamo assistere a scene di ordinaria stupidità umana rapportata agli indifesi animali. Una magnifica foto nel centro di accoglienza mostra, più edificante di cento parole, l'esatto comportamento da non tenere nei confronti dei rettili. Bianco e nero, una signora di mezza età con un costume anni 50, sorridente in posa sopra una maestosa testuggine tesa nello sforzo di riguadagnare le onde. Si può essere più stupidi di così? A giudicare dal comportamento dell'ignobile concentrato di razza umana attorno a noi purtroppo la risposta è positiva. Chi si affanna a mettersi in posa a fianco all'animale in modo che la moglie possa fotografarlo. Chi deve assolutamente toccarle mentre scavano, osservarle da quanto più vicino possibile. Chiaramente la tartaruga, come una consumata star, gradisce poco le attenzioni dei paparazzi, soprattutto perché è costretta ad interrompere più volte le già laboriose procedure.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-5515959978986437644?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/5515959978986437644/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2010/06/non-capita-tutti-i-giorni-che-una.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/5515959978986437644'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/5515959978986437644'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2010/06/non-capita-tutti-i-giorni-che-una.html' title='Capitolo 57 D-Day Part one'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-1368468165341659157</id><published>2010-06-03T09:36:00.000-07:00</published><updated>2010-06-03T09:41:52.249-07:00</updated><title type='text'>Capitolo 56 La tartaruga un tempo fu..</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="margin-left:.75pt;text-align:justify;text-indent: .75pt"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Un'altra coppia di vacanzieri italiani la individuiamo in virtù di un altro topos della nostra gente, cioè la smania per l'abbronzatura. Stazionano sul bagnasciuga, spiaggiati in pochi cm d’acqua e si godono i raggi UVA con la costanza degna di animali a sangue freddo. Ci sono frotte di gente che parte dai nostri aeroporti per raggiungere mete esotiche ed affascinanti di cui non ricorderanno assolutamente nulla se non quanto sole hanno preso. Questi bipedi si riconoscono dalle membra carboncine e dalla totale assenza di neuroni all'interno della cavità cranica, e li puoi trovare stabilmente rivolti in direzione dell'astro celeste sin dalle prime ore del mattino. Quando alla fine delle loro sudate ferie, dove per sudate non si intende tanto il fatto di aver fatto sacrifici per potersele permettere, si ritrovano con i loro pari per il consueto scambio di impressioni sui luoghi di villeggiatura, il momento di massimo godimento diviene il confronto di colore degli arti superiori. Di pallido in queste serate c'è solo il ricordo dei luoghi visitati, dato che nessuno si è dato la pena di visitarli realmente, e le poche foto prodotte (fotografare significa rubar tempo all'abbronzatura) risentono anch'esse della massiccia esposizione ai raggi solari, e quindi tendono ad assomigliarsi tutte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-left:.75pt;text-align:justify;text-indent: .75pt"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Le nostre giornate trascorrono così all'insegna della zoologia, fra specie animali che è bello conoscere e scoprire, ed altre che purtroppo non possiamo fare a meno di notare. La tempesta tropicale che abbiamo visto montare all'orizzonte fortunatamente passa al largo, ma la nostra tranquilla vita isolana ne viene comunque influenzata, nel bene e nel male. Il clima cambia leggermente, dall'oceano arriva una brezza fresca e costante che porta sì refrigerio,&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;ma anche turba il sin qui pacifico moto ondoso, rendendo la balneazione estremamente complessa. Di fronte a tali sconvolgimenti naturali l'ospite medio del resort fa di necessità virtù. Sceglie un paio di comode brande, ordina un cocktail analcolico e fruttato, e si adatta a sguazzare nella pratica e riparata piscina, in un “mal comune mezzo gaudio” a caratura internazionale. Ma a volte bisogna andare contro la Logica per ottenere risultati insperati, e a volte il detto: “la Fortuna bacia gli audaci” si rivela veritiero. Fra la prospettiva di rimanere in spiaggia, fare il bagno fra i marosi ed allestire ripari di fortuna dal vento oppure mischiarci alla schiuma della società in quel ricettacolo di vizi altresì conosciuto come piscina comune, il sottoscritto ovviamente non ha manifestato il minimo dubbio, e tronfio del suo razzismo culturale ha trascinato la sventurata consorte in spiaggia con qualsiasi clima.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left:.75pt;text-align:justify;text-indent: .75pt"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Così facendo veniamo a beneficiare dell'ennesima epifania australiana, ovvero lo sbarco delle tartarughe marine. Come già accennavo, questo è il loro periodo di deposizione delle uova, e già da qualche giorno in spiaggia era possibile notare i segni del loro passaggio notturno. La tempesta abbattutasi nelle vicinanze deve aver in qualche modo alterato la loro percezione del daytime (teoria nostra, quindi da prendere col beneficio di inventario!!), poiché iniziamo a scorgere sempre più esemplari avvicinarsi intrepidi alle spiagge anche nelle ore diurne. E così, un magico pomeriggio di dicembre, mentre siamo immersi nella quiete fra i cespugli e assaggiamo l'aria che l'oceano soffia sulla nostra solitudine, fra le onde un paio di testoline squamose si portano a quota periscopio e scrutano ansiosamente la rena. L’ora di cena ormai si approssima e gli ospiti dell’ isola sono quasi tutti già affaccendati nei preparativi per la serata. I pochi ritardatari rimasti si affrettano verso i bungalow,&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;e in capo a pochi minuti la spiagge, già poco affollate, si svuotano completamente. E’ il momento. Dalla nostra privilegiata posizione, seminascosti dalle fronde di Pisonia, vediamo avanzare lentamente una gigantesca testuggine, e raggiungere il bagnasciuga proprio davanti a noi. Un paio di passi incerti e il corpaccione è completamente fuori dall’ acqua. La osserviamo salire verso di noi con sicurezza, ancorché con una certa goffaggine. Rimaniamo fermi immobili, trattenendo quasi il respiro per non spaventarla, ora che è fuori dal suo elemento naturale. Precauzione inutile, il rettile ha deciso che deve assolutamente deporre il suo prezioso carico sotto il mio telo da spiaggia. C’è poco da fare, dobbiamo proprio toglierci dai piedi! &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-1368468165341659157?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/1368468165341659157/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2010/06/capitolo-56-la-tartaruga-un-tempo-fu.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/1368468165341659157'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/1368468165341659157'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2010/06/capitolo-56-la-tartaruga-un-tempo-fu.html' title='Capitolo 56 La tartaruga un tempo fu..'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-5698780988615332418</id><published>2010-05-25T08:31:00.000-07:00</published><updated>2010-05-26T08:20:12.723-07:00</updated><title type='text'>Capitolo 55 Razze (di pesci e altre bestie)</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Gli squali stazionano a pochi metri dalla costa. Non sono assolutamente aggressivi, e la presenza umana pare non disturbarli troppo. Li lascio e provo ad avventurarmi in mare aperto. Sotto la sabbia si intravedono capannelli di razze semimimetizzate e in pacifica attesa che qualche incauta preda passi sopra di loro. In effetti il Queensland è la patria delle razze e di &lt;/span&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Steve_Irwin"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Steve Irving&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;, commemorato qui come un eroe nazionale. Siccome ho ben in mente che &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;razza&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt; di fine abbia fatto (se mi perdonate l’orrendo gioco di parole!) giro ben alla larga anche da queste bestiole. Allora: in riva al mare ci sono gli squali. Più in là le razze velenose, più in là ancora non si può andare perché se ti piglia una corrente ballerina si finisce al polo sud senza passare dal via. E’ tutto quello che si può chiedere ad un bel bagno rilassante. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/4438042204/" title="Storm in Heaven by Bloody Nick, on Flickr"&gt;&lt;img src="http://farm5.static.flickr.com/4001/4438042204_0aaeae81f0.jpg" width="335" height="500" alt="Storm in Heaven" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Inquietata dal genere di pesci che ci troviamo ad affrontare, Barbara decide che bagnarsi a malapena i piedi è più che sufficiente per la giornata, e mi lascia solo in balia delle onde di Shark Bay. Poco male, avrà tempo di rifarsi. In fondo basta solo entrare nel semplice ordine delle idee australiano: gli squali non ti danno fastidio, se proprio non sanguini davanti a loro. Semplice. Le razze? Basta non disturbarle. Se ci cammini sopra potrebbero indispettirsi, certo, ma generalmente non sono mimetizzate così tanto da non vederle. Ok. Le correnti, le meduse, le conchiglie velenose…esistono, se lo sai ti comporti di conseguenza, la morte è un’eventualità certo spiacevole ma naturale come il resto delle cose. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Il resto della giornata procede senza scossoni e situazioni degne di nota, a parte una montante tempesta dal lato nord. Il vento crescente turba la superficie delle acque e in queste condizioni lo snorkeling diventa proibitivo, ci tocca ripiegare sulla zoologia terrestre anziché anfibia o marina. In particolare l’isola permette l’osservazione dei comportamenti di una specie inutile e dannosa quanto la gramigna ed altrettanto diffusa, cioè l’ &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;“&lt;b&gt;Italicus otiosus&lt;/b&gt;”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;, ovvero l italiano in vacanza. Mentre noi si faceva una tranquilla colazione in infradito e t-shirt vintage, eufemismo per non dire antica e consumata, siamo stati attratti dalla visione di una dea bionda che scendeva a far colazione con i comuni mortali. Prendisole bianco su costume brasiliano, una cofana di capelli biondi appena usciti da phoon e arricciatore, trucco perfetto su viso totalmente inespressivo e senz’età, quel genere di pokerface che solo il botulino in abbondanti applicazioni può regalarti, e ciabattina tacco dodici ostentata con consumata nonchalance. Insomma lo stereotipo della bionda oca appena uscita dall’estetista, agghindata con mise improponibili per Miami Beach o Porto Cervo, quindi totalmente sprecate e fuori luogo per l’isola in cui siamo. E non abbiamo certo bisogno di sentirla approcciare il cameriere con un&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;“Possibile che qui nessuno parli italiano?” per capire con chi abbiamo a che fare. Il marito, improbabile anch’esso, sfoggia baffo da sparviero, pancia da benessere, e un pantalone jeans al ginocchio che costerà quanto un mese del mio stipendio, e che fa clamorosamente a pugni con il copricapo original Australian Style, acquistabile ad ogni bancarella per 15 dollari. L’&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;“&lt;b&gt;Italicus Otiosus&lt;/b&gt;”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt; non spreca il suo tempo in vacue esplorazioni del luogo in cui arriva. Una volta individuati ristorante e piscina le sue scorribande cessano, e comincia il meritato riposo. Li ritroviamo infatti a pomeriggio inoltrato sulla spiaggia appena prospiciente il bar, intenti ad un servizio fotografico. Lei, una ninfa marina di indicibile splendore gioca vezzosamente sul bagnasciuga ad esibire un repertorio di posizioni atte ad accentuare l'invidiabile abbronzatura e la sbarazzina bellezza. Il marito le ciondola intorno con l'improbabile cappellaccio, e la fotografa in tutte le pose, assecondandone gli istinti divistici con sudorazione sospetta. L'intento è chiaro: una volta rientrati dai meravigliosi luoghi di villeggiatura prescelti, coppie di amici di pari ceto ed estradizione si ritroveranno presso un divano e un proiettore.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Coppia n.1: “Dovete assolutamente vedere le nostre foto delle vacanze!”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Coppia n.2: “Sì,sì che bello, anche noi ne abbiamo un sacco da farvi vedere!”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Coppia n.3: “Ottima idea! Voi cosa avete?”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left:61.5pt;text-align:justify;text-indent: -61.5pt"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Coppia n.1: “Noi abbiamo 400 foto in alta risoluzione di mia moglie che prende il sole sul terrazzo nel nostro chalet a Cortina.”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left:61.5pt;text-align:justify;text-indent: -61.5pt"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Coppia n.2: “Noi abbiamo 8ore di video di mia moglie che fa il bagnetto nella piscina del nostro resort alle Mauritius.”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left:61.5pt;text-align:justify;text-indent: -61.5pt"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Coppia n.3: “Noi invece abbiamo solo 300 foto di mia moglie sul bagnasciuga di una spiaggia tropicale, cosa volete, il tempo non è stato bellissimo, abbiamo dovuto limitarci.”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-left:.75pt;text-align:justify;text-indent: .75pt"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;In generale la specie qui osservata non è particolarmente aggressiva. Il suo comportamento è sì chiassoso e volto a richiamare l'attenzione di ogni altra specie animale transitante nelle vicinannze, ma il loro essere stanziali in determinate aree (bar, ristoranti, piscine) fa sì che ci si possa scordare della loro presenza semplicemente allontanandosene. Una delle caratteristiche già descritte, questa sì decisamente invasiva e spiacevole, è la tendenza che questa bestia ha ad andarsene in giro a branchi, e quindi a crearsene uno nei vari luoghi dove soggiorna. In questi casi occorre sangue freddo e una notevole dose di fermezza per mettersi al riparo dalle loro attenzioni. Il nostro aspetto diafano fortunatamente ci accomuna più ai vampiri e agli anglosassoni, che ai frutti della nobile penisola italica, e questo, unito al fatto che tra di noi nelle zone comuni si parli in inglese, genera negli sciagurati conterranei un equivoco che siamo ben lieti di protrarre sino al giorno in cui ci si lascerà per non vedersi (speriamo!!) mai più!&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-bidi-;font-family:Tahoma;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-5698780988615332418?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/5698780988615332418/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2010/05/capitolo-55-razze-di-pesci-e-altre.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/5698780988615332418'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/5698780988615332418'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2010/05/capitolo-55-razze-di-pesci-e-altre.html' title='Capitolo 55 Razze (di pesci e altre bestie)'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm5.static.flickr.com/4001/4438042204_0aaeae81f0_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-3747512041868027285</id><published>2010-04-13T08:30:00.000-07:00</published><updated>2010-04-14T08:38:20.083-07:00</updated><title type='text'>Capitolo 54 Shark Bay</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Per il nostro primo assaggio di oceano e spiaggia ieri pomeriggio ci siamo affidati al caso. Man’s Style. Quindi oggi tocca alla &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;programmatrice-e-scrupolosa-ai-limiti-della-pedanteria&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt; parte femminile della coppia studiare e scegliere il posto migliore dell’isola per il nostro spiaggiamento. Gli indigeni compilano giornalmente un esauriente bacheca segnalando fasi della luna, conseguenti maree, orari delle varie escursioni sui coralli (via mare, con bombole, snorkeling assistito oppure gita a piedi con bassa marea.) e degli eventi mondani. In più vengono segnalate le specie più pericolose che può capitarci di incontrare, dai molluschi velenosi, ai coralli perniciosi, ai pesci urticanti e accorcia vita. Nessun cenno alle meduse. Sappiamo che esistono alcune specie, in questa zona, tanto piccole da passare a volte attraverso le reti che, nei periodi di migrazione, vengono messe al largo a protezione delle acque frequentate dai turisti, e che perciò risultano anche molto difficili da avvistare in tempo. E giustamente sono letali. A precisa domanda ci rispondono che ancora non è periodo, non dovremmo incontrarne, di meduse ce ne sono, ma solo quelle innocue, il cui tocco è fastidioso ma non letale, cosa che per gli standard di questa zona significa che sono"assolutamente innocue!". Rassicurante. In compenso raccomandano come angolo migliore per la balneazione &lt;b&gt;Shark bay&lt;/b&gt;. Il nome è tutto un programma, ma il fatto che si trovi sulla punta estrema dell’isola, vagamente defilata dal resort mi fa desiderare di provarla. Attraversiamo la foresta di Pisonia, suscitando le grida di indignazione dei vari pennuti che disturbiamo, e sbuchiamo presso una magnifica spiaggia semi deserta. Il paradiso. Sabbia bianca. Mare di ogni colore fino all’orizzonte, cielo terso e sole che spacca. La Baia degli Squali entra prepotentemente nella classifica dei luoghi più belli mai visitati. Mi concedo al sole il tempo necessario a smaltire la colazione, dopodiché sono pronto per la sessione mattutina di snorkeling. Sfodero il mio fisico bestiale, acchiappo la fedele maschera, le pinne e la macchina fotografica subacquea e mi lancio verso l’oceano. Due passi di ambientamento e una pinna sospetta transita ad un paio di metri da me. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoBodyText2" style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoBodyText2" style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/4519804675/" title="Shark zone by Bloody Nick, on Flickr"&gt;&lt;img src="http://farm5.static.flickr.com/4048/4519804675_3b91f6d7e2_m.jpg" width="240" height="168" alt="Shark zone" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Compio l’intera distanza che mi separa dal basciasciuga in un unico balzo, urlando al contempo frasi sconnesse e seminando la mia attrezzatura in un raggio di cinque metri. Macheccacchio, e io che pensavo che Shark Bay fosse solo un nomignolo roboante e esotico! Alla faccia! Situazione: nella successiva mezz’ora io e Barbara avvistiamo un altro paio di pescecani di circa un metro e mezzo di lunghezza, che vanno a zonzo a pochi metri dal bagnasciuga. Più un numero imprecisato di quelle che sembrano proprio essere razze, e una manta che saltella al largo. Il nostro desiderio di fare il bagno è sceso a livelli di guardia, ma tutte le altre persone che si trovano in questo tratto di spiaggia sono in acqua, e sembrano godere di ottima salute. Anzi, i più divertiti sono i bambini che fra loro giocano ad avvistare e rincorrere gli squali sotto gli occhi vigili ma divertiti dei genitori. Dannazione, se i bimbi australiani fanno il bagno con questi pesci rossi troppo cresciuti vuoi che io sia da meno?! Diamine, no! Mi tuffo. Non devo nemmeno aspettare troppo. E’ pur vero che l’acqua e la maschera tendono a restituire un’ immagine un po’ ingrandita rispetto alle reali dimensioni, però non faccio a tempo a fare un paio di bracciate che mi attraversa la corsia un esemplare di quasi due metri. Non voglio fare il pescatore delle barzellette, quello che pesca una sardina e dichiara un tonno per intenderci, quindi&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;vedrò di essere quanto più chiaro possibile. Supponendo per assurdo che il pescetto, vedendo la notevole quantità di carne che mi porto appesa ai fianchi, desiderasse farsi uno spuntino prima di pranzo, plausibilmente avrei avuto ampie possibilità di cavarmela. Certo, magari senza un braccio, o una gamba, però non ho esattamente incontrato lo squalo di Spielberg. Un fratellino piccolo di un metro e mezzo/due, pacifico e sereno com’ero io prima di entrare in acqua, questo ho trovato. E basta e cresce!&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoBodyText2" style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-3747512041868027285?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/3747512041868027285/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2010/04/capitolo-54-shark-bay.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/3747512041868027285'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/3747512041868027285'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2010/04/capitolo-54-shark-bay.html' title='Capitolo 54 Shark Bay'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm5.static.flickr.com/4048/4519804675_3b91f6d7e2_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-5639720941548126917</id><published>2010-04-07T03:57:00.001-07:00</published><updated>2010-08-09T02:04:33.796-07:00</updated><title type='text'>Capitolo 53 For the Birds part 2</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Mi sveglio insopportabilmente presto per un neo marito in vacanza. E’ sempre così. A casa un imprescindibile impegno lavorativo e due sveglie non bastano a buttarmi giù dal letto. In vacanza la mia sveglia interna inizia a suonare alle sette. “Mah, meglio così del contrario!”, mi dico mentre osservo la mia dolce metà&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;finalmente riposare dopo la lotta notturna con tappi e urla dei Muttonbirds. In fondo la prospettiva di immergermi in acque limpide, circondato da pesci di ogni tipo e tartarughe marine, ben giustifica una levataccia. Ma non ho cuore di svegliare Barbara. Esco sulla veranda e cerco di ammazzare il tempo osservando i rituali delle varie specie di uccelli che girano nei dintorni. Uno degli aspetti più rilevanti del mio &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;bird watching&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt; mattutino è che non so quanti altri appassionati di ornitologia lo pratichino in boxer e maglietta su di una sdraio. L’altro, più attinente, è che il re dell’isola, ovvero l’airone del Pacifico, è un sovrano assai poco amato dai propri sudditi. Non riesco proprio a spiegarmi l’ostilità con cui i generalmente pacifici &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="LINE-HEIGHT: 19px"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Black_Noddy"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Black Noddy&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="FONT-WEIGHT: normal; LINE-HEIGHT: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt; accolgono gli aironi quando questi si posano sui rami degli alberi di Pisonia. Da totalmente ignorante delle interazioni sociali fra le varie specie di pennuti, formulo un paio di ipotesi che non solo mi sembrano plausibili, la qual cosa alle sette del mattino mi rende fiero di me stesso come poche volte mi succede, ma che hanno anche l’indubbio pregio di non essere smentibili, almeno nel breve periodo, e senza un’esperto/wikipedia nelle vicinanze. La mia impressione è che il grosso e goffo airone si posi sui rami con ben altra invasività rispetto ad altri uccelli ben più piccoli ed agili. Da qui le loro (giustamente!) seccate rimostranze. A maggior ragione se si considera che, a quanto posso vedere, gli aironi possono pur andare a posarsi da altre parti, mentre le testine bianche sono bloccate a guardia dei loro nidi e dei loro piccini. Pensate a quanto è fragile la loro dimora, per quanto ben costruita e tenuta assieme da abbondanti e ripetute colate di cemento naturalmente prodotto. Pensate al fatto che se un uovo, o peggio, un piccolo cade dal nido non c’è nessuna forza in natura che può ridarlo alla madre. Pensate che sotto agli alberi stanno in agguato predatori di ogni genere, tra tutti il subdolo gabbiano e capirete quanto scompiglio e terrore possa portare uno sgraziato airone di un metro fra queste fronde. Sono ancora intento a farmi i complimenti per tutto il mio acume quando accade qualcosa che mi riporta, è il caso di dirlo!, con i piedi per terra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif; line-height: 19px; "&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="FONT-WEIGHT: normal; LINE-HEIGHT: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;a href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/4875202020/" title="White moves first always.. by Bloody Nick, on Flickr"&gt;&lt;img src="http://farm5.static.flickr.com/4143/4875202020_5dd63ef897.jpg" width="500" height="334" alt="White moves first always.." /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:x-small;"&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style="  line-height: 19px; font-family:Georgia, serif;font-size:16px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="FONT-WEIGHT: normal; LINE-HEIGHT: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:x-small;"&gt;..E il grande airone bianco si pappò il piccolo Black Noddy sotto gli occhi inorriditi del &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:x-small;"&gt;Vostro &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:x-small;"&gt;reporter..&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="LINE-HEIGHT: 19px"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="FONT-WEIGHT: normal; LINE-HEIGHT: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="LINE-HEIGHT: 19px"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="FONT-WEIGHT: normal; LINE-HEIGHT: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;br /&gt;E mentre documento il tutto, esorcizzandolo dietro alle lenti della mia reflex, non posso fare a meno di riflettere su quanto poco sapessi della dieta degli aironi e, di conseguenza, quanto le mie teorie sociologiche siano professionalmente valide quanto una banconota da sette euro. Si dà il caso infatti che il re dell’isola non disdegni rimpinguare il suo menù con qualche implume pargolo di Black Noddy, e che questa sua perversione alimentare basti a giustificare la paura degli uccelli più piccoli quand’esso plani nelle vicinanze dei loro scoperti appartamenti. Per essere giorno da così poche ore ho già preso un granchio non da poco. Sveglio la riluttante compagna e la convinco ad accompagnarmi al bar per mangiare qualcos’altro, oltre al mio smisurato ego frustrato.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/b&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-5639720941548126917?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/5639720941548126917/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2010/04/capitolo-53-for-birds-part-2.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/5639720941548126917'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/5639720941548126917'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2010/04/capitolo-53-for-birds-part-2.html' title='Capitolo 53 For the Birds part 2'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm5.static.flickr.com/4143/4875202020_5dd63ef897_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-8409118402828871196</id><published>2010-03-29T08:09:00.000-07:00</published><updated>2010-03-30T02:21:48.533-07:00</updated><title type='text'>Capitolo 52 Nel mezzo del cammin...</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;E’ tempo di iniziare l’esplorazione. L’ isola non è grandissima ma la piscina del bar attira la maggior parte degli ospiti, quindi sulle spiagge godiamo di assoluta tranquillità, la qual cosa proprio non ci disturba. Ormai è pomeriggio inoltrato, ci azzardiamo a prendere l’ultimo sole, protezione 40 sulle nostre diafane membra, e anche a fare il primo bagnetto&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;a title="Green Sea Turtle by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/4462221634/"&gt;&lt;img height="160" alt="Green Sea Turtle" src="http://farm5.static.flickr.com/4001/4462221634_dea320edb3_m.jpg" width="240" align="right" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;L’acqua non è proprio caldissima, ma nemmeno fredda come la Croazia, e al primo tentativo mi imbatto in una tartaruga marina che incrocia proprio sulla costa dove ci troviamo noi. Immagino che lei non possa dire lo stesso, ma per me è stato un incontro emozionante. In effetti questo è il periodo dell’anno in cui questi giganteschi rettili tornano nei luoghi d’origine per deporre le uova. Ed io e Barbara non stiamo nella pelle all’idea di assistere a questa scena. Ma ci torneremo. Intanto il sole cala lentamente sulle pacifiche acque del Pacifico. La marea lentamente discende e la riva diventa territorio di caccia degli aironi e dei gabbiani. Ci godiamo un fantastico tramonto immersi nella quiete di quest’angolo di paradiso.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style="MIN-HEIGHT: 15px; MARGIN: 0px; FONT: 12px 'Times New Roman'; TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="FONT-WEIGHT: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="FONT-STYLE: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;a title="Tramonto ad Heron Island by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/4419627730/"&gt;&lt;img height="240" alt="Tramonto ad Heron Island" src="http://farm5.static.flickr.com/4026/4419627730_6b4115eb8d_m.jpg" width="163" align="left" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Dopo aver cenato ci attira l’idea di avere un incontro ravvicinato con una tartaruga in vena di deporre le uova, quindi ci rechiamo a farci catechizzare a riguardo. Sull’isola è presente un centro di ricerche marine, sotto l’egida dell’Università del Queensland, che fra i vari compiti ha anche quello di monitorare il passaggio delle balene in autunno, e, appunto, l’arrivo delle tartarughe nei mesi estivi. Il fortunato hippie che ci accoglie ci spiega che in caso di incontro con questi rettili è vietato dar loro fastidio, quindi ci provvede un paio di minuscole torce a luce calda, che l’occhio del animale&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="FONT-WEIGHT: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="FONT-STYLE: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="FONT-WEIGHT: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="FONT-STYLE: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;non coglie. È lo stesso procedimento che abbiamo già sperimentato a Kangaroo Island, quando alla luce di queste particolari lampade abbiamo potuto ammirare non visti i pinguini nani.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="FONT-STYLE: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="FONT-WEIGHT: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Armati di questi minuscoli lumini usciamo alla ricerca di avventura. Il problema è che la serata prescelta è senza luna, e una volta usciti dal cerchio di luci, peraltro abbastanza flebile, del resort l’oscurità ci avvolge pressoché interamente. La visibilità che le torce provvedono è appena sufficiente a mostrarci dove mettiamo i piedi, quindi l’angusto sentiero che passa in mezzo alla giungla e che oggi pomeriggio sembrava comodamente agibile, si rivela di assai più infida percorribilità alla luce delle stelle. Ma dinnanzi alla prospettiva di un paio di testuggini in cerca di un luogo consono dove deporre qualche centinaio di uova, la famiglia Bonazzi, qui in versione Giovani Marmotte, non può certo preoccuparsi per un po' di illuminazione fatiscente. Morale: raggiungiamo non senza difficoltà la spiaggia e decidiamo di accamparci in un punto abbastanza illuminato, pregando il Dio delle Tartarughe di mandarci qualcuna di queste ragazzotte a prendere terra proprio qui.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="MIN-HEIGHT: 15px; MARGIN: 0px; FONT: 12px 'Times New Roman'; TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="MARGIN: 0px; FONT: 12px 'Times New Roman'; TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;L'attesa si rivela infruttuosa e ci tocca far ritorno in stanza, non senza prima farci un altro viaggetto nella Selva Oscura. E mentre i Muttonbirds sottolineano la nostra frustrazione con un coro tutt'altro che angelico e la brezza marina si insinua fra le fronde di Pisonia recandoci afrori tutt'altro che romantici, ci concediamo a Morfeo nella nostra prima notte isolana.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-8409118402828871196?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/8409118402828871196/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2010/03/capitolo-54-nel-mezzo-del-cammin.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/8409118402828871196'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/8409118402828871196'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2010/03/capitolo-54-nel-mezzo-del-cammin.html' title='Capitolo 52 Nel mezzo del cammin...'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm5.static.flickr.com/4001/4462221634_dea320edb3_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-7313332936442355044</id><published>2010-03-23T03:58:00.000-07:00</published><updated>2010-03-30T02:58:38.533-07:00</updated><title type='text'>Capitolo 51 For the Birds</title><content type='html'>&lt;div style="TEXT-ALIGN: left"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Distratti dalla marea rossiccia passiamo l’ultima mezz’ora di navigazione che ci separa dall’isola. Man mano che la spiaggia si avvicina iniziamo ad avvistare qualche esemplare della fauna tipica di questi luoghi, cioè vari stormi di uccelli pescatori e qualche guizzante abitante dei mari. A dispetto del mio fisico da giocatore di bocce, non vedo l’ora di infilarmi un costume e una maschera! Fa un bel caldo per essere dicembre, e la marea rossiccia è rimasta al largo, quindi un bella nuotata rinfrescante sarebbe proprio l’ideale. Ma prima c’è da espletare un po’ di burocrazia. Ci radunano in una capanna e ci danno alcune dritte sull’isola: non toccare nulla di vivo, il sole brucia, non disturbate gli uccelli. In effetti ci troviamo in una riserva nazionale, la presenza umana è prevista ma dev’ essere quanto meno invasiva possibile per le specie animali che qui risiedono. Non dovrebbe essere necessario ribadirlo, ma essendo il resort occupato prevalentemente da italiani e altri europei, ricordare le regole del vivere (civile!) in una riserva naturale non guasta.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: left"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: left"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: left"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;object height="385" width="480"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/yJzQiemCIuY&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1&amp;amp;"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/yJzQiemCIuY&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1&amp;amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Il bungalow assegnatoci non ha serratura, su quest'isola pare non si usi. Passi, appenderemo ovun&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;que cartelli minatori quando necessiteremo di privacy, giusto per non ripetere le poco eroiche gesta di Sydney. Ogni nostr&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;o avere finisce quindi nella capace pancia della cassaforte del resort, comprese le nostre fedi nuove fiammanti alle quali iniziavamo appena ad abituarci.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Appena entrati, i bellicosi propositi di spiaggia e mare vengono meno e la stanchezza dell'ennesimo spostamento mattutino, unita alla scomodità dello shakeramento marittimo prende il sopravvento. Di conseguenza è solo dopo una robusta pennichella pomeridiana che iniziamo la ricognizione della nuova realtà che ci circonda. Il primo rilevante aspetto è la nutrita presenza di pennuti. Se la razza umana qui ha un avamposto confortevole benchè ridotto, gli uccelli sono gli indiscussi padroni del territorio. A parte l'airone che presta il nome all'isola, i grandi alberi di Pisonia, la specie dominante in quest'isola, sono letteralmente invasi dai nidi del &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="LINE-HEIGHT: 19px"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Black_Noddy"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Black Noddy&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="FONT-WEIGHT: normal; LINE-HEIGHT: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;, una sorta di uccellaccio nerissimo a parte la testina bianca. Essendo periodo tardo primaverile il cicaleccio continuo ed assordante delle madri che rimangono al nido ad accudire i piccoli appena nati è la costante colonna sonora della giornata. Camminando occorre fare attenzione ad un'altra specie, le&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="LINE-HEIGHT: 19px"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Buff-banded_Rail"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Buff-banded Rail&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;, sorta di piccole quaglie che prediligono il cammino al volo, e girano fra le foglie cadute smuovendole alla ricerca di cibo per gli immancabili pargoli al seguito. I sentieri per gli uomini sono quindi una gigantesca trappola di guano, fra quello che piove dal cielo e quello che si accumula per terra, ma dopo il primo momento di comprensibile smarrimento, gli ospiti iniziano ad accettare le inevitabili macchie con un sorriso complice. Mal comune in fondo è sempre mezzo gaudio. Certo nelle ore più calde l'odore a volte non è proprio quello che assoceresti al paradiso, ma la brezza oceanica tende a disperderlo molto prima che inizi veramente a dare fastidio. Insomma, se per vivere cinque giorni in un eden tropicale siamo costretti a dividerlo con un esercito di pennuti, con tutto quello che questa convivenza può offrirci, beh, dal poco che abbiamo visto finora ci sembra un prezzo accettabile.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="LINE-HEIGHT: 19px"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="FONT-WEIGHT: normal; LINE-HEIGHT: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;a href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/4397770693/" title="Huey, Dewey e Louie by Bloody Nick, on Flickr"&gt;&lt;img src="http://farm3.static.flickr.com/2716/4397770693_3d027431d4_m.jpg" width="240" height="163" alt="Huey, Dewey e Louie" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Quello che non sappiamo è che dobbiamo ancora fare la conoscenza della specie di uccelli più invasiva, i &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Muttonbirds&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;. Ogni tanto ai lati dei sentieri dei cartelli indicano dei buchi nel terreno dove questi simpatici alati pescatori hanno posto la loro residenza. Quando il sole volge al tramonto questi deliziosi pendolari del mare rientrano ai loro nidi e iniziano a cantarsi la ninna nanna l'uno con l'altro. Ogni coppia di turisti riceve in dotazione due paia di tappi auricolari per il sonno notturno. Infatti il canto notturno dei Muttonbirds si rivela particolarmente fastidioso e decisamente poco conciliatorio, tenendo conto del fatto che il rumore a cui più assomiglia è una metavia fra l'ululato dei coyote in amore e il pianto notturno dei neonati. Sospetto che questo micidiale mix, soprattutto nel secondo ingrediente, influisca in qualche subdolo modo sul subconscio delle donne sull' isola, se è vero che al mattino le occhiaie da sonno agitato sono molto più visibili sulle portatrici di cromosoma doppio x che non sui partners. Anche nel mio piccolo nido familiare la situazione notturna vede il sottoscritto dotato di tappi farsi delle grasse dormite a qualsiasi orario, mentre la moglie è costretta a recuperare al mattino o al pomeriggio le ore di sonno perse durante la notte.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-7313332936442355044?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/7313332936442355044/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2010/03/for-birds.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/7313332936442355044'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/7313332936442355044'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2010/03/for-birds.html' title='Capitolo 51 For the Birds'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm3.static.flickr.com/2716/4397770693_3d027431d4_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-6983917272812390767</id><published>2010-02-16T01:10:00.000-08:00</published><updated>2010-03-11T09:15:05.079-08:00</updated><title type='text'>Capitolo 50 Familiarizzare con lo "Swamping"</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;All'orizzonte appare un isola. I naviganti si aggrappano alla speranza che la tremenda traversata volga al termine, e si riversano festanti sui ponti, attendendo il momento di rimettere i piedi sulla terraferma. La barca procede, l’isola rimane, lo scoramento impera. L’oceano non lesina i suoi colpi migliori, e dopo un’ora e mezza il numero di superstiti con ancora in corpo la colazione è drammaticamente sceso a poche unità. Tra questi militiamo ancora io, Barbara e la ninja capo delle sfitinzie, mentre le due giovani paddawan, dopo aver rivisto ogni pasto fino al latte materno, hanno ripreso quella tranquillità e scioltezza che caratterizza chi ormai non ha più nulla da perdere. Purtroppo devo fastidiosamente riconoscere che la sfida sta volgendo a favore della nostra dirimpettaia. Io e mia moglie stiamo mettendo ogni energia nel tentativo di mantenere lo stomaco entro ragionevoli limiti di rollio, e la situazione sta precipitando di minuto in minuto. Di contro, la malvagia minigonnata continua imperterrita a rovesciare nello stomaco ogni sorta di cracker/biscotto, incurante degli sguardi d’odio che ogni persona che passa le lancia, due secondi prima di ripercorrere la via verso il rinfrancante parapetto. E’ chiaro che abbiamo scelto male l’avversario per il nostro contest: se le due pulzelle ci hanno dato grosse soddisfazioni in termini di corsa all’oceano, è ovvio che la terza dev’essere stata partorita sul dorso di un cammello, imbarcato clandestinamente su un due alberi in traversata solitaria dell’Atlantico. In una notte di tempesta.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify; "&gt;La navigazione prosegue. Sul mare appaiono chiazze marroncine di natura ignota. Col pretesto di osservare più attentamente questo mistero biologico ci accaparriamo un posticino mica male sulla balaustra, vista oceano, soleggiato e ampiamente ventilato, dotato di tutti i servizi essenziali. Sembra essere il preludio alla nostra disfatta, una semplice manovra di avvicinamento alla nostra destinazione finale, il contest di spantasso in lungo con gli altri naviganti della domenica. Eppure la manovra riesce: il vento in faccia e la bizzarra colorazione delle onde ottengono l’effetto di farci dimenticare il devastante rollio a cui siamo sottoposti, e la nostra condizione ne beneficia. In compenso non c’è verso di venire a capo del mistero delle chiazze sull’oceano. Le uniche ipotesi plausibili sono:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; "&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; "&gt;a. Davanti a noi c’è una petroliera che sta scaricando in acqua il suo prezioso carico.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; "&gt;b. Davanti a noi c’è un altro traghetto, e quel che vediamo è il risultato dell’ennesimo aperitivo offerto ai passeggeri.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://reefkeeping.com/issues/2003-05/eb/images/spawn%202.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 387px; height: 258px;" src="http://reefkeeping.com/issues/2003-05/eb/images/spawn%202.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Abbiamo dovuto rientrare in patria e affidare i nostri dubbi ad Internet per scoprire l’inghippo. In pratica la misteriosa marea rossiccia è circoscritta a questa particolare zona e periodo dell’anno. Stiamo infatti parlando di coralli e della loro simpatica modalità di riproduzione. In termini tecnici questa è altresì nota come &lt;b&gt;&lt;i&gt;riproduzione sincrona di massa&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. “Fra un periodo che varia da ore a giorni, molte specie liberano i loro gameti contemporaneamente. Questo è chiamato"&lt;i&gt;&lt;b&gt;swamping&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;" (inondazione). I pacchetti uovo-sperma galleggiano e formano macchie sulla superficie d'acqua che può andare alla deriva per giorni, allontanandosi così molti chilometri dal luogo di rilascio. Galleggiando così insieme, dopo la rottura dei pacchetti d'uovo-sperma, la probabilità che la fertilizzazione avvenga è più grande e interessa un’area molto estesa”. (&lt;span class="Apple-style-span"  style=" ;font-size:x-small;"&gt;www.reefkeeping.com)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style=" ;font-size:x-small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quante cose belle abbiamo appreso in Australia!&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-6983917272812390767?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/6983917272812390767/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2010/02/allorizzonte-appare-un-isola.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/6983917272812390767'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/6983917272812390767'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2010/02/allorizzonte-appare-un-isola.html' title='Capitolo 50 Familiarizzare con lo &quot;Swamping&quot;'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-8636313194841877798</id><published>2010-02-10T06:25:00.000-08:00</published><updated>2010-02-16T01:13:09.547-08:00</updated><title type='text'>Capitolo 49 Duello sul ponte.</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Sarà che sono le sette del mattino, sarà che come realtà è assolutamente piccina, ma l'aeroporto di Gladstone mi appare come un posto deserto ed inospitale. Siamo arrivati prima noi di tutti gli impiegati dei vari negozi al suo interno. Ci accomodiamo sulle poche poltroncine, in paziente attesa del nostro trasporto verso l'imbarco. Lentamente inizia a fiorire anche la vita attorno a noi. Il bar apre i battenti, i rappresentanti delle varie agenzie di noleggio auto entrano e vanno a fare gli splendidi a turno con la barista, addirittura qualche uomo d'affari in inappuntabile giacca e cravatta si azzarda fino alla biglietteria. Ho finito le immagini per dire che &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;“non ci è passato nulla”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; fino all'arrivo del pulmino. In compenso poi le emozioni non sono affatto mancate. Già la nostra driver è un personaggio non da poco. Bionda, affabile come un calzino sudato, guida con l'eleganza di chi ha saltato la spiegazione a scuola del concetto di traffico, pedoni e altri veicoli. E siccome tutto quello che potremmo chiedere al nostro passaggio è di ponarci sulle poltroncine e di chiudere gli occhi, affidandoci ad un autista attento e discreto, ecco che ci tocca scrutare la strada sperando che non capiti nessuno a tiro della pazza. In più, conscia di renderci un servizio impagabile, l'improponibile si appropria di un microfono e inizia a deliziarci con le meraviglie della cittadina. Che sono ben poche, ma lei ce le decanta a voce talmente alta che è impossibile annoiarsi, figurarsi pisolare. Quindi tutti svegli e incazzosi fino al porto, tutti tranne Barbara. Però io adesso so per filo e per segno le principali fonti di reddito di Gladstone (fanno i cucchiaini per le coppette gelato a Gladstone, lo sapevate?), e che la nostra cara anfitriona si chiamava C. ed era una neozelandese trapiantata lì da x anni. Mia moglie invece tutto questo non lo ricorda. Ben le sta!&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#551A8B;"&gt;&lt;u&gt;&lt;a href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/4343211904/" title="Goin' my way by Bloody Nick, on Flickr"&gt;&lt;img src="http://farm5.static.flickr.com/4023/4343211904_8faaab8df9.jpg" width="380" height="262" alt="Goin' my way" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/u&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Ma la parte più dura del nostro procedere verso i paradisi tropicali deve ancora arrivare. Dopo il logorroico ed incomprensibile tassista di Brisbane, il volo notturno e la sosta forzata in aeroporto a Gladstone, dopo la simpatia e il calore umano della driver neozelandese, ci accingiamo spavaldi ad affrontare la traversa dell' oceano fino a Heron Island. Due ore di traghetto attraverso prima una tranquilla laguna, poi il caro e vecchio Pacifico. Sebbene il sole picchi decisamente troppo, scegliamo intrepidamente di rimanere sul ponte di poppa, un po' perché sottocoperta si rifugiano tutte le famigliole con bimbi di ogni età, un po' perché l'esperienza ci ha insegnato che in mare il nostro stomaco gradisce di più l'aperto. Davanti alla nostra panchina si insinuano tre giovincelle anglosassoni nei modi e nell'aspetto. &lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Scatta la competizione&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;. Dopo mezz'ora di viaggio la ciurma si esibisce in un goccio di sparkling wine offerto dalla compagnia. Sarà che non è ancora mezzogiorno, sarà che sono in clima da sfida, rifiuto gentilmente ma con fermezza. Le nostre tre dirimpettaie buttano giù il bicchiere con consumata abilità. All'interno vige un atmosfera da &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;“Ma che bell'idea, che male vuoi che faccia un goccetto, anzi ci voleva con questo caldo...&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;” La più scafata delle tre grazie, minigonna impegnativa su polpaccio importante inforca un Ipod e gioca la carta patatine tascabili in aggiunta al vinello. Sembra giovane ma evidentemente qualche piacere della vita se l'è già concesso. Mi piacerebbe capire quali le mancano ma mia moglie non è molto dell'idea. Ok, non si familiarizza con il nemico. Dopo un'ora di traversata dal nostro punto di osservazione non possiamo non notare come l'onda dell'oceano abbia prodotto dello sconquasso nelle viscere dei passeggeri sottocoperta. La ciurma si esibisce nel famoso balletto &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;“porta i sacchetti di carta e ritirali riempiti”&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;. Sono sempre di più le anime candide, dai volti ancora più candidi che escono a prendere una boccata d'aria fresca. Situazione delle tre ragazzotte: il boss sgranocchia crackers con l'aria annoiata. La brigante di destra appare provata ma resiste stolida al fianco del capo, negli occhi la battaglia fra il non ricevere biasimo, e il desiderio “viscerale” di rivedere la sua posizione sul vino frizzante. La brigante di sinistra invece è spatasciata a metà via fra una scialuppa di salvataggio e la balaustra che dà sul liberatorio oceano. Situazione famiglia Bonazzi: iniziamo ad essere provati.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoBodyText2" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-8636313194841877798?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/8636313194841877798/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2010/02/capitolo-49-duello-sul-ponte-prima.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/8636313194841877798'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/8636313194841877798'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2010/02/capitolo-49-duello-sul-ponte-prima.html' title='Capitolo 49 Duello sul ponte.'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm5.static.flickr.com/4023/4343211904_8faaab8df9_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-1279840778180729013</id><published>2010-02-01T01:13:00.000-08:00</published><updated>2010-02-01T01:32:40.090-08:00</updated><title type='text'>Capitolo 48 Tassisti di notte</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.uptiki.com/images/w98m46nbj0bwbl0de.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 350px; height: 500px;" src="http://www.uptiki.com/images/w98m46nbj0bwbl0de.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Per fortuna che esiste il servizio di sveglia in camera, altrimenti, se fosse dipeso da me, il ca..o di aereo per la ca..o di isola dove dobbiamo andare poteva decollare tremila ca..o volte! Ho sonno, sono le 3.00 del mattino, non ho nemmeno fatto a tempo a capire che razza di letto ci avessero dato che già l'ho dovuto abbandonare. Meno male che in un attimo di lucidità avevamo già saldato il conto della stanza, perchè se dovessi fare di conto adesso sarei in grado di rimetterci il patrimonio senza troppi problemi. In realtà sarebbe da erigere una statua alla cara ragazza che ci ha accolto in serata, che oltre a farci il conto e fissarci il taxi, si è anche assicurata che il genio del suo collega del turno di notte riuscisse a chiamarci all'ora prefissata. Impresa che ritengo non di poco conto, dacchè seduto sul medesimo divanetto alla reception riesco ad intravedere un ragazzetto di non più di vent'anni totalmente rapito da quello che ritengo essere il canale erotico via cavo. Circondato dai miei troppi bagagli, mentre attendo il taxi e accarezzo la moglie che si è riassopita istantaneamente, penso a quanto sforzo dev'essergli costato abbandonare la poltrona e il confortevole porno per venire a tirarci giù dalla branda. La vita è un ca..o di inferno ragazzo mio, è giusto che tu lo sappia da subito!&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Con il concetto che in questi casi è l'uomo che deve vegliare su ciò che gli è caro, Barbara non ha mobilitato tutto il reparto neuroni in dotazione, e si mantiene in uno stato semivegetativo per tutto il tragitto verso l'aeroporto, lasciandomi  in balia del tassista. Peccato, perchè l'inizio era stato promettente:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span lang="EN-GB"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;200 kg di tassista&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style=" ;font-family:'Adobe Garamond Pro Italic';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;: “&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style=" ;font-family:'Adobe Garamond Pro Italic';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;i&gt;Where are you going?”&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;La bella addormentata sul posto: &lt;/span&gt;&lt;span style=" ;font-family:'Adobe Garamond Pro Italic';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;i&gt;“Yes!”&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=" ;font-family:'Adobe Garamond Pro Italic';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;A quel punto ho dovuto prendere in mano le redini della conversazione, e mentre Barbara tornava con tutta la mia invidia fra le accoglienti braccia di Morfeo, mi sono sorbito mezz'ora di sproloqui del panzone buontempone.&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=" ;font-family:'Adobe Garamond Pro Italic';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Non ho assolutamente memoria del colloquio intercorso, spero non si trattasse di nulla di così fondamentale, ricordo solo una terrificante pronuncia e una parlantina a mitraglietta che mal si conciliavano allo stato semi-catatonico in cui versavo. Alla fine in aeroporto ci siamo arrivati, e pure in perfetto orario, quindi immagino di essere stato sufficientemente chiaro, almeno al momento di indicargli la direzione. Tutto il resto, come si suol dire, è storia. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-1279840778180729013?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/1279840778180729013/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2010/02/capitolo-48-tassisti-di-notte.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/1279840778180729013'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/1279840778180729013'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2010/02/capitolo-48-tassisti-di-notte.html' title='Capitolo 48 Tassisti di notte'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-2959581846167680500</id><published>2010-01-25T03:40:00.000-08:00</published><updated>2010-01-25T03:44:29.165-08:00</updated><title type='text'>Capitolo 47 Benvenuti ai tropici!</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;La prima cosa che ci colpisce di Brisbane è il cambio di clima. Siamo partiti in un ventilato pomeriggio primaverile da Sydney, e ci si era vestiti di conseguenza. In più abbiamo preso un aereo, che significa un importante bonus di felpa e giacchetta per sfuggire ai rigori dell'aria condizionata. Scendiamo dalla scaletta dell'aviomobile e subito mi rendo conto che ci sarà da soffrire. Ma rientro immediatamente in zona recupero bagagli e il microclima aeroportuale mi ricongela immendiatamente i foschi pensieri. Da lì si prende subito un comodo treno per il centro, quindi l'impatto brusco con il clima tropicale della città lo avvertiamo solo quando ormai siamo alla stazione. Faccio solo a tempo a togliere la giacca, siamo carichi di borse e zaini e aprirne uno in mezzo alla strada per cavarne maglietta e infradito sarebbe gradito ma ahimè, assai poco agevole. E siccome disagio chiama disagio, sono solo le 20 di sera e già ogni negozio, bar e catena di fast food della stazione sono ben chiusi e sprangati. Siamo nei guai. &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;A Brisbane abbiamo stabilito di fermarci solo poche ore, abbiamo l' aereo per Gladstone alle 5.30 del mattino, in pratica cenare, dormire un paio d'ore e prendere un taxi per l'aeroporto sarà la nostra massima concessione alle bellezze di questa città. E siccome assieme al pernottamento non è inclusa la cena, il trovare già i locali chiusi alle otto di sera rischia di farci saltare inopinatamente la prima parte del nostro piano. Quindi ci tocca correre all'hotel, a “soli” tre isolati dalla stazione, trascinandoci dietro i nostri bagagli, dal peso lievitato esponenzialmente man mano che le nostre vacanze procedono, in una nuvola di umidità che mi è familiare per i luoghi da cui provengo, ma che ero impreparato a gestire a questa latitudine.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Arriviamo all'hotel e alla receptionist si presenta una Barbara scarmigliata e in totale agitazione all'idea di saltare un pasto, al punto da dimenticare quasi interamente l'idioma locale. Il marito invece giace su uno dei divanetti all'ingresso, ansimando rumorosamente e con vistose pezzature da sudore laddove le cinghie dello zaino incontravano i troppi vestiti. Per fortuna la ragazzotta in questione è un vero angelo, un sorriso a 32 denti che spunta a malapena dal bancone, e che distoglie dal simpatico strabismo di Venere che in altri visi si sarebbe notato maggiormente. Ci piange il cuore doverle confessare che approfitteremo dei suoi servigi per pochissime ore, ci assicuriamo che ci fissi un taxi all'orario richiesto e saliamo in camera ad indossare abiti più adatti all'umido inferno che ci separa dalla cena.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;E se il primo locale ci chiude le serrande in faccia, almeno il gestore ci indica un luogo dove potremmo trovare qualche punto di ristoro aperto dopo le 21.00. Corriamo all'incrocio indicato e ci troviamo in piena night life brisbanese. Una promenade di negozi e locali ad uso e consumo dei turisti. Una sorta di Via Bafile trasportata agli antipodi, frequentata da gente di ogni età e razza, mescolati fra loro in un crogiuolo di costumi dai colori accecanti e di infradito d'ordinanza. Il primo ristorante aperto che incontriamo sulla nostra rotta, guarda caso!, batte bandiera e insegne italiane. E sono ben le 21.15! Non c'è che dire, ovunque andiamo ci facciamo riconoscere come i gaudenti viveurs della notte che altro non siamo. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-2959581846167680500?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/2959581846167680500/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2010/01/benvenuti-ai-tropici.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/2959581846167680500'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/2959581846167680500'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2010/01/benvenuti-ai-tropici.html' title='Capitolo 47 Benvenuti ai tropici!'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-6267425018198925788</id><published>2010-01-21T06:34:00.000-08:00</published><updated>2010-01-21T06:47:41.988-08:00</updated><title type='text'>Capitolo 46 Il passo dell'oca</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Il nostro ultimo giorno nella metropoli ce lo spendiamo in shopping natalizio, girando i grandi centri commerciali di King George Street. In realtà le nostre spese sono assai modeste, poiché girare per una città che offre di tutto senza idee chiare in testa è controproducente. Finisce che passiamo più tempo ad ammirare le splendide decorazioni natalizie dei vari negozi che non a cercare con costrutto qualcosa di carino da portare ai nostri familiari. In questo delirio di disorganizzazione mi imbatto nel negozio di abbigliamento sportivo di David Campese. A chi come me è cresciuto in una cittadina veneta, a pane e soppressa, nebbia e palla ovale, spiegare il personaggio che porta tanto nome sarebbe offensivo. Ma avendo questo resoconto di viaggio l'assurda pretesa di un po' di internazionalità, almeno oltre il corso del Brenta, mi vedo costretto a scrivere giusto due righe di presentazione. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/S1hojjSxZgI/AAAAAAAAAHo/RG7RcKK2ANI/s320/CAMPESE_D_19911027_GH_L.jpg" style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 236px; height: 320px;" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5429204310773818882" /&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Potrei dire che Campese è stato uno dei giocatori più talentuosi che mai abbia calcato un prato verde. Un artista del rugby, recordman di segnature con la maglia della nazionale autraliana, che un bel giorno, stanco forse di spiegare gioco ai suoi conterranei decise di mettersi alla prova oltreoceano, sbarcando, fra lo stupore dei molti addetti ai lavori, nella città del Santo. E qui, come una stella del firmamento che, ottenuta la preziosa luce dal sole, inizia pur essa a sfavillare, così i giocatori in maglia nera del Petrarca, illuminati da cotanto cristallino talento, portarono alla causa energie e valore inaspettati, contribuendo a donare a Padova lo scudetto più prezioso, quello della Stella.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Ecco, questo è più o meno David Campese. Tolta la parte dei successi internazionali ovviamente. Che furono molti, ma questo al momento è superfluo. Fatto sta che il trovarmi inaspettatamente dinnanzi il suo negozio mi azzera la salivazione istantaneamente, facendomi dimenticare due cose non da poco: a) il fatto che ho girato questa città come un cretino alla ricerca di un negozio di maglie da rugby, mentre questo era semplicemente nella stessa via del mio hotel, se non dirimpetto. E b) che io e Barbara abbiamo fatto incetta di tutti i prodotti di tal foggia nei vari altri centri sportivi che abbiamo visitato, e che quindi non abbiamo alcun motivo serio per entrare. Ma la fabulazione dell'essere in viaggio di nozze colpisce ancora. Mi fisso in testa che dentro quel negozio c'è il mio idolo e devo assolutamente vederlo ancora. Mia moglie prova pazientemente a farmi osservare che si tratta con ogni probabilità di una catena, che ce ne saranno decine in tutta Sydney, migliaia in giro per il continente, e che sicuramente Mr. Campese ha di meglio da fare che non stare al bancone del suo negozio, in attesa che qualche sciroccato entri dalla porta per rompergli le scatole su quanto la sua grama vita abbia avuto almeno un minimo sussulto assistendo ad una sua partita. Non sento ragioni, io entro. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Mi precipito dalla commessa (Diamine, David non si vede!!) (Maledetta Barbara, Ha Sempre Ragione Lei!) ripassandomi mentalmente le corrette espressioni inglesi, e le chiedo dove potrei trovare il mio eroe. “Sudafrica” risponde lei tranquillamente. E' li che Mr. Campese risiede da che ha abbandonato le competizioni. Mannaggia, manco vicino ci sono andato. Pago il tributo al mio idolo fotografando mentalmente l'arredamento della bottega, le sue foto in campo, il famoso “passo dell'oca”, le varie maglie esposte, indossate da lui in avvenimenti prestigiosi, o donate da avversari di altrettanto nobile lignaggio rugbystico. Non è stato così inutile dopotutto. Se non altro sono di eccellente umore, il che rende meno duro il distacco da Sydney. E' tempo di affrontare l'ultima parte del viaggio, la settimana nell'isola tropicale. E' difficile andarsene da qui. E' veramente una città bellissima, e ci siamo trovati molto bene.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Fra una figura di merda e l'altra. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-6267425018198925788?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/6267425018198925788/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2010/01/capitolo-46-il-passo-delloca.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/6267425018198925788'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/6267425018198925788'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2010/01/capitolo-46-il-passo-delloca.html' title='Capitolo 46 Il passo dell&apos;oca'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/S1hojjSxZgI/AAAAAAAAAHo/RG7RcKK2ANI/s72-c/CAMPESE_D_19911027_GH_L.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-1428748424654327635</id><published>2009-12-22T02:58:00.000-08:00</published><updated>2010-02-18T03:18:12.229-08:00</updated><title type='text'>Capitolo 45 Trionfo di sapori</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Vincendo la naturale diffidenza che i chirotteri ispirano alle donne di ogni età, ceto e provenienza, ci avviciniamo per studiare meglio lo strano connubio fra le piante secolari e questi notturni insettivori. In effetti il matrimonio pare non sia dei più felici: i pipistrelli hanno avuto inizialmente A questa meritoria azione ha fatto seguito uno spiacevole imprevisto, dovuto ad un'altra loro funzione, primaria e quanto mai necessaria..quella digestiva! &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; "&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;a href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/4367661378/" title="Streching my wings.. by Bloody Nick, on Flickr"&gt;&lt;img src="http://farm5.static.flickr.com/4035/4367661378_4deb1df217_m.jpg" width="167" height="240" alt="Streching my wings.." align="right" /&gt;&lt;/a&gt; Anche per occhi poco esperti è impossibile non notare che il guano, prodotto in notevoli quantità dalle volpi volanti, sta arrecando danni gravissimi alle piante che li ospitano. Gran parte delle cime degli alberi appare infatti completamente spoglia e priva di foglie, un problema che i gestori del orto botanico probabilmente non avevano preso in considerazione al momento di concedere la cittadinanza del parco ai chirotteri un impatto più che positivo, per la loro funzione di impollinatori. Come se avessero capito che siamo troppo interessati a loro, i pipistrelli iniziano a mostrare segni di insofferenza e a lasciare i loro comodi giacigli. Del resto il sole si accinge a tramontare, è tempo di lasciare libero il loro territorio, e di andare pure noi a procacciarci del cibo. Ieri avevamo girato per i docks alla ricerca di un posticino carino per la nostra prima cena a Sydney. Si era optato per un ristorante tipico di queste parti, il “&lt;i&gt;Bella Roma&lt;/i&gt;”. Di solito non ci lasciamo attrarre dalle lusinghe della cucina italiana quando siamo fuori dai nostri confini nazionali, ma il posto era oggettivamente interessante, aveva un tavolino libero sul patio esterno, particolare che nelle afose serate di Sydney non è da sottovalutare, e soprattutto la cameriera che ci ha tirato dentro per la giacchetta era il classico tipo al quale non è possibile dire di no.L' importante in questi casi è non farsi attrarre dalle lusinghe della nostalgia per i propri sapori natali, e mantenere un basso profilo, nel nostro caso ordinare qualcosa di non tipicamente italiano. Una saggia linea di comportamento che il cappellone oriundo nel tavolo di fianco al nostro decide di non seguire, e così, mentre si pavoneggia con la sua compagna di tavolo delle sue lontane origini penisolari, gli tocca sorbirsi la versione più annacquata e brodosa delle lasagne alla bolognese che abbia mai visto. Salmone per Barbara, bistecca per il sottoscritto. A posto così.&lt;/div&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://farm5.static.flickr.com/4035/4367661378_4deb1df217_m.jpg"&gt;&lt;/a&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="text-align: justify;"&gt;Oggi invece facciamo uno strappo alla regola e ci lasciamo attrarre dalla pizzeria sotto al nostro hotel. Oddio, rispetto alla simil-cartonata-surgelata che ci hanno propinato ad Adelaide, il prodotto che abbiamo degustato assomigliava assai di più al nostro piatto tradizionale. Il rovescio della medaglia è rappresentato dalla location: il patio esterno è tutto esaurito, quindi ci sbattono su di un tavolino interno, a ridosso del forno, un caldo orrendo che ci toglie qualsiasi desiderio di cibo e di baldoria. Usciamo a rivedere le stelle con malcelato sollievo.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-1428748424654327635?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/1428748424654327635/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/12/capitolo-45-trionfo-di-sapori.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/1428748424654327635'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/1428748424654327635'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/12/capitolo-45-trionfo-di-sapori.html' title='Capitolo 45 Trionfo di sapori'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm5.static.flickr.com/4035/4367661378_4deb1df217_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-5095989282233496473</id><published>2009-11-25T09:46:00.000-08:00</published><updated>2010-01-27T06:37:28.806-08:00</updated><title type='text'>Capitolo 44 I fantasmi dell’ Opera House</title><content type='html'>&lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="MARGIN-LEFT: 0cm; TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Dopo questa clamorosa figuraccia sentiamo la necessità di tuffarci in mezzo alla folla per mimetizzarci. Facciamo una rilassante passeggiata sulla promenade che porta all’ Opera House, per dar modo alle nostre guance di perdere il rossore diffuso. Un salto all’interno di questo celebre teatro ci permette di ammirarne l’avveniristica architettura, che peraltro non capiamo, e di apprezzarne il programma artistico dei prossimi giorni. Ovviamente nelle due serate che passiamo in città in cartellone è previsto un’entusiasmante novena natalizia, bambini vestiti da renne ed elfi riuniti in un coro di voci bianche raccapriccianti con contorno di buoni sentimenti. Se David Byrne non avesse avuto il cattivo gusto di performare giusto pochi giorni dopo la mia partenza, avrei reagito con sportività maggiore rispetto a quanto non ho effettivamente fatto. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="MARGIN-LEFT: 0cm; TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Ma siamo in viaggio di nozze, siamo in Australia, il tempo è splendido e tutto va bene. Non ci facciamo certo indisporre da un cameriere troppo intraprendente, o dalla mancata coincidenza fra i miei impegni e quelli di un genio della musica. Alle spalle dell’ Opera House troviamo i Royal Botanic Gardens, una chiazza di verde intenso che declina verso il blu della baia senza darci l’opportunità di non visitarla. Questo immenso parco offre un perfetto connubio fra le molteplici specie animali che qui dimorano, i numerosi bipedi che qui ricercano pace &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;e tranquillità dal logorio della vita moderna e le varie specie di alberi secolari che gettano un'ombra rinfrancante a beneficio di entrambe. Nel nostro incedere fra i vari sentieri dobbiamo fare attenzione a non investire varie intere famiglie di anatre intente ad insegnare ai propri pargoli l’attraversamento di carreggiata. &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="  white-space: pre-wrap; font-family:monospace;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="  white-space: normal; font-family:Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Scegliamo una comoda panchina, è tempo di estrarre la reflex e catturare&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="MARGIN-LEFT: 0cm; TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="  white-space: pre-wrap; font-family:monospace;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="  white-space: normal; font-family:Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt; qualche momento per le lunghe serate invernali che troveremo al ritorno. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://farm5.static.flickr.com/4065/4308830508_987848fb64_m.jpg" width="240" height="177" border="0" alt="Yellow-crested Cockatoo al pascolo" align="right" style="text-align: justify;" /&gt;&lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="MARGIN-LEFT: 0cm; TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="  white-space: pre-wrap; font-family:monospace;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="  white-space: normal; font-family:Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Un albero attrae uno stormo di pappagalli variopinti e chiassosissimi. Una famiglia di gallinelle d’acqua intenta a costruirsi il nido presso una fontana. Un paio di candidi kakatua che brucano l’erba più o meno serenamente. Pazzesco. In pratica questo buffo e incazzosissimo pappagallino sceglie un filo d’erba e tenta strapparlo col becco. Non riuscendoci al primo tentativo si aiuta con una zampa, creando ridicole coreografie nel tentativo, spesso vano, di eseguire lo strappo senza perdere l’equilibrio. Ogni fiasco e conseguente caduta è accompagnato dall’equivalente aviario delle bestemmie da carrettiere, nella fattispecie dispiego della cresta gialla, sbattere di piume e poderosi schiamazzi a tutto becco.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="MARGIN-LEFT: 0cm; TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;A pochi metri da noi un gruppetto di studentesse è intento a fare capriole, incuranti del fatto che la divisa scolastica imponga loro la gonna. Attorno a loro vari gruppetti di sfaccendati, ognuno in qualche modo intento a non far capire il reale motivo della propria permanenza nelle vicinanze. Appena le ragazze cessano la loro ginnastica e se ne vanno, il prato si svuota. Procediamo all’interno del parco e visitiamo la parte dedicata al Giardino Botanico. Ci assale un odoraccio inequivocabile, praticamente in contemporanea con la consapevolezza che ciò che stiamo calpestando non è più semplice asfalto ma un orrendo miscuglio di guano, terriccio e foglie. Sui rami di alberi secolari e preziosissimi hanno trovato rifugio a centinaia gli indiscussi padroni del parco, uno stormo di “Grey Headed Flying Foxes”, in pratica enormi pipistrelli dalla testa vagamente simile a quella della volpe e dall’ imbarazzante apertura alare. Il cartello all’ingresso del parco ci avvertiva del fatto che la chiusura dei cancelli è fissata, per motivi di sicurezza, alle ore 20. Ingenuamente abbiamo pensato che tutto il mondo fosse paese, e che il parco di notte divenisse insicuro e territorio privilegiato di malfattori e malintenzionati. Non è così. Semplicemente al calar della sera queste simpatiche bestiole si levano in volo e iniziano i loro consueti giretti, per impollinare o procacciarsi il cibo, e rimanere nei paraggi in questi momenti non è troppo divertente. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-5095989282233496473?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/5095989282233496473/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/11/capitolo-44-i-fantasmi-dell-opera-house.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/5095989282233496473'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/5095989282233496473'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/11/capitolo-44-i-fantasmi-dell-opera-house.html' title='Capitolo 44 I fantasmi dell’ Opera House'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm5.static.flickr.com/4065/4308830508_987848fb64_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-6670022150354592761</id><published>2009-11-25T09:41:00.000-08:00</published><updated>2009-12-17T03:57:45.252-08:00</updated><title type='text'>Capitolo 43 XXX</title><content type='html'>&lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="margin-left:0cm;text-align:justify"&gt;Questa è una parte imbarazzante. A luci rosse, o quasi. D’altronde è il resoconto di un viaggio di nozze, una parte piccante dovevate pure aspettarvela. Ok, mettete a nanna i bimbi che andiamo ad incominciare.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="margin-left:0cm;text-align:justify"&gt;Succede tutto nel pomeriggio. Dopo l’assalto al mercatino rionale e la meravigliosa crociera sulla baia. Ci siamo trovati sul molo con negli occhi ancora pieni delle meravigliose immagini della città che si affaccia sul mare, nonchè le mani piene di pacchi e pacchettini per lo shopping natalizio mattutino. A quel punto decidiamo di riportare la mercanzia in albergo, dato che la distanza che ci separa da quest’ultimo è molto breve, in modo da riottenere la libertà degli arti per il pomeriggio che segue. Entriamo in camera per quella che nelle intenzioni doveva essere una sosta breve e veniamo colti da una “stanchezza subitanea e imprevedibile” , che ci spinge verso la branda senza ammettere discussione alcuna. In effetti il nostro ritmo sino a quel momento era stato assolutamente da primato per quanto riguarda spostamenti e concessioni al riposo, e la mia natura di bradipo urlava già da qualche giorno, soprattutto dopo la levataccia per assistere all’alba nel deserto. Insomma, una veloce pennichella pomeridiana cullati dai rumori del mare, che si insinuano piacevolmente fra le imposte sulle ali di una fresca brezza….priceless!&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="margin-left:0cm;text-align:justify"&gt;E fin qui tutto bene, niente di scandaloso, direi. Il problema è che avremmo fatto decisamente a meno di quanto è successo poi. Con la scusa che eravamo entrati in camera solo per appoggiare i pacchetti abbiamo colpevolmente omesso di apporre alla porta d’ingresso il pratico cartellino che invita a non disturbare. Decisamente un errore. Neanche a farlo apposta io e la mia signora ci svegliamo di buon umore dopo la rinfrancante siesta, e decidiamo di rubare un altro po’ di tempo alla visita della città. Ma nel bel mezzo del nostro intrattenerci ci piomba nella stanza un solerte cameriere deciso ad ispezionare la regolarità del nostro frigobar. Bussa in maniera non troppo convinta ed entra col passepartout, immaginando di non trovare nessuno. Per nostra fortuna fra camera e porta d’ingresso c’è un corridoio cieco entro quale le nostre urla di sdegno lo bloccano, mentre voliamo discinti nel piccolo ma pratico bagno. Non pago di averci inflitto già un umiliante interruzione, il ragazzotto proprio non accenna ad andarsene senza prima aver svolto il compito per il quale è entrato, e a nulla sembrano servire le nostre vibranti proteste da dietro la provvidenziale porta dei servizi. Per uscire dalla situazione di stallo Barbara mi incoraggia ad essere uomo, e ad uscire ad affrontare lo sbarbatello con le nudità nascoste da un asciugamano. Le faccio rispettosamente notare che, nelle mie condizioni, un asciugamano tenderebbe più ad accentuare il problema che non risolverlo.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="margin-left:0cm;text-align:justify"&gt;La necessità, e il crescente disagio, rendono il mio inglese molto più convincente, o forse lo diventa solo il tono con cui le parole mi escono, fatto è che l’importuno cameriere accetta a malincuore di attendere fuori dalla stanza che noi ci si rimetta in ordine. Indosso dei vestiti a casaccio e lo faccio entrare a controllare il suo dannatissimo frigo, fra sorrisini imbarazzati da ambo le parti, e la ridicola presenza di mia moglie barricata nel bagno. Inutile dire che il cameriere è stato lo stesso che per tutta la durata del nostro soggiorno ci ha servito la colazione al mattino. Quindi la quinta cosa da fare assolutamente a Sydney non può che essere&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="margin-left:0cm;text-align:justify"&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="margin-left:36.0pt;text-align:justify; text-indent:-18.0pt;mso-list:l5 level1 lfo6;tab-stops:list 36.0pt"&gt;&lt;i&gt;5.&lt;span style="font:7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;"&gt;      &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;Ricordarsi di appendere il &lt;b&gt;Do not disturb&lt;/b&gt; alla porta!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-6670022150354592761?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/6670022150354592761/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/11/capitolo-43.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/6670022150354592761'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/6670022150354592761'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/11/capitolo-43.html' title='Capitolo 43 XXX'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-3106457393927239455</id><published>2009-09-15T09:38:00.000-07:00</published><updated>2010-01-21T06:39:47.958-08:00</updated><title type='text'>Capitolo 42 E cinque cose da fare ASSOLUTAMENTE a Sydney part 3</title><content type='html'>&lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="margin-left:36.0pt;text-align:justify; text-indent:-18.0pt;mso-list:l5 level1 lfo6;tab-stops:list 36.0pt"&gt;&lt;i&gt;4.&lt;span style="font:7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;"&gt;      &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;Fare dello shopping mirato&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="margin-left:0cm;text-align:justify"&gt;Dopo tanti giorni spensierati giunge alfine&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt;  &lt;/span&gt;il momento di iniziare a pensare a quel che ti attende quando farai ritorno. E’ blasfemia dover pensare a tutto ciò mentre sei ancora immerso nell’atmosfera gioiosa della metropoli, ma quando a casa ti attendono orde di parenti e amici famelici di souvenirs e regalini vari, organizzare una giornata di shopping mirato è assolutamente necessario. Per mia fortuna la donna che ho sposato è cintura nera di organizzazione, sia che si tratti di gestire un viaggio di nozze dall’altra parte del mondo, sia che la missione sia far coincidere l’esplorazione della città con una puntata nei negozi che sembrano interessanti. E’ per questo che di Sydney porterò sempre con me le immagini della baia, della splendida Opera House, del Harbour Bridge, dell’acquario e dei superbi centri commerciali!&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="margin-left:0cm;text-align:justify"&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:13px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style=" white-space: pre-wrap; font-family:monospace;"&gt;&lt;a href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/4224332555/" title="Sydney by Bloody Nick, on Flickr"&gt;&lt;img src="http://farm5.static.flickr.com/4006/4224332555_916f5c8bac.jpg" width="500" height="165" alt="Sydney" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="margin-left:0cm;text-align:justify"&gt;Fra i regali che devo assolutamente recuperare spicca la curiosa richiesta di un amico. “Sei in una terra ricca di tradizione rugbystica. Vedi se riesci a procurarti la maglietta &lt;i&gt;n.7 dei Cruzeiros&lt;/i&gt;, ci terrei molto!” E io, da bravo bambino giro per la città fermandomi ad ogni negozio sportivo. In uno di questi trasmettono in differita una partita della Roma. Sono lontano dalle vicende sportive del mio paese da due settimane, e qui addirittura mi fanno vedere la Magica! Tergiverso con maglie, felpe e cappellini per una mezz’ora buona, facendo la disperazione di commessi e moglie, solo per riuscire a vedermi la fine del match, rischiando di scoprire il mio gioco esultando smodatamente quando, al novantesimo passato, i giallorossi segnano il gol della vittoria. Ma se con il calcio ho fortuna, con il rugby sembra non esserci trippa per gatti. E sì che in esposizione ci sono maglie di club di ogni genere, misura e disciplina sportiva. Ma quando chiedo la maglietta dei &lt;i&gt;cruzeiros &lt;/i&gt;i commessi scrollano le spalle e se ne vanno seccati. Ingenuamente credo sia orgoglio, cioè probabilmente a loro non sta bene che nei loro bellissimi e fornitissimi negozi sportivi arrivi un italiano e chieda giusto l’unica maglia che non hanno, quindi se ne vanno perché sono troppo educati per mandarmi a remare in modo inequivocabile. Poi finalmente, arrivato al decimo negozio, un commesso si fa coraggio e mi spiega che non tengono le maglie delle squadre straniere. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="margin-left:0cm;text-align:justify"&gt;Cioè…io ho girato per la capitale (di fatto!) australiana chiedendo la maglietta di una squadra neozelandese. Anzi peggio. Io chiedevo a gran voce la maglietta del &lt;b&gt;capitano &lt;/b&gt;della nazionale neozelandese nei negozi del centro di Sydney. Un po’ come recarsi a Milanello e chiedere l’autografo di Materazzi. Ci credo che tutti mi guardassero male!&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-3106457393927239455?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/3106457393927239455/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/09/capitolo-40-e-cinque-cose-da-fare_15.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/3106457393927239455'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/3106457393927239455'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/09/capitolo-40-e-cinque-cose-da-fare_15.html' title='Capitolo 42 E cinque cose da fare ASSOLUTAMENTE a Sydney part 3'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm5.static.flickr.com/4006/4224332555_916f5c8bac_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-1633737316770479191</id><published>2009-09-09T03:39:00.000-07:00</published><updated>2010-01-20T07:06:16.871-08:00</updated><title type='text'>Capitolo 41 E cinque cose da fare ASSOLUTAMENTE a Sydney...part 2.</title><content type='html'>&lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="text-align: left; text-indent: 0px;margin-left: 36pt; "&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal; "&gt;&lt;i&gt;3.&lt;span style="font: normal normal normal 7pt/normal 'Times New Roman'; "&gt; &lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;Fare i turisti della domenica&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="margin-left:0cm;text-align:justify"&gt;&lt;img src="http://4.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SqevZhP8PeI/AAAAAAAAAG8/3Mw3dOA5zfo/s200/Mercatino.JPG" style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 134px;" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5379461132874169826" align="right" /&gt;La totale assenza di schiamazzi notturni, e una piacevole e fresca brezza oceanica ci spingono a tenere le finestre spalancate durante il riposo notturno. In tal modo, allo spuntare dell’alba,abbiamo modo di apprezzare i preparativi, l’allestimento e il successivo svolgersi del simpaticissimo e chiassosissimo mercatino del quartiere, che, manco a dirlo!, ha il suo naturale epicentro giusto nella via sotto il nostro hotel. A quel punto il demone dello shopping, tenuto faticosamente a bada (tranne qualche sparuto caso) durante le nostre scorribande, si impadronisce della dolce metà, la quale, non paga dell’ avermi buttato fuori dal lettone ad orari improponibili, si getta fra gli stand sventolando valuta di ogni nazionalità.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="margin-left:0cm;text-align:justify"&gt;Parecchio tempo e denaro dopo, il demone viene placato e, carichi di sporte di ogni peso e misura, ci rechiamo a quello che è supposto essere il &lt;i&gt;main event&lt;/i&gt; della giornata, ovvero la crociera sulla baia. Devo ammettere che quando ce l hanno proposto avevo storto parecchio il naso prima di accettare l’idea. &lt;img src="http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/Sqew3uTStqI/AAAAAAAAAHM/ae4e17kRuPs/s200/IMG_3429.JPG" style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 134px;" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5379462751285589666" align="left" /&gt;La crociera, complice il lavoro che faccio, mi sembra un modo di viaggiare vecchio e noioso, in poche parole poco adatto a noi. Mi sbagliavo. Il tour in nave per tutta la baia è il modo migliore per farsi l’idea della città, e per goderne appieno la bellezza. Poi ci sono modi e modi di vivere la medesima esperienza, e il poterli studiare farebbe la gioia di qualsiasi antropologo. Il costo del biglietto copre un giro di un paio d’ore lungo le insenature di Sydney e un sostanzioso buffet sottocoperta. Dopo pochi minuti inizio a sospettare che quest’ultima sia l’attrazione principale per la maggior parte dei partecipanti. I tavoli del cibo sono presi d’assalto a più e più riprese, gli sguardi sono rapiti più dal crostaceo che non dalle vetrate fuori dalle quali scorrono le meraviglie della città, il numero dei camerieri impegnati è tre volte maggiore quello dei marinai, la qual cosa, non so perché, mi agita.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="margin-left:0cm;text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Dopo essermi anch’io abbondantemente rifocillato, non intendo negarlo, salgo sul ponte esterno per una sessione estrema di fotografia. &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="  white-space: pre-wrap; font-family:monospace;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="  white-space: normal; font-family:Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Del centinaio di partecipanti alla gita a raggiungerci all’esterno sono poco più di una ventina, la maggior parte famiglie con figli troppo piccoli per costringerli a stare seduti a tavola due ore. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://farm3.static.flickr.com/2500/4184713254_dd21e9b9f5_m.jpg" width="240" height="151" alt="Sydney Bay" align="right" /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Frustrati per non aver potuto cremare ogni singola lisca rimasta, si sfogano fotografandosi l’un con l’altro sino alla quarta generazione. Poco male, l’ampio giro per la baia e la bellezza della giornata ci pongono nelle condizioni ideali per guardare con accondiscenza tutto il genere umano, non solo lebestie digiune da mesi che sotto di noi stanno leccando anchele pentole, e sbarchiamo sazi spiritualmente ancorché nel fisico.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:monospace;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style=" white-space: pre-wrap; font-size:-webkit-xxx-large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="margin-left:0cm;text-align:justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-1633737316770479191?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/1633737316770479191/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/09/capitolo-41-e-cinque-cose-da-fare.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/1633737316770479191'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/1633737316770479191'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/09/capitolo-41-e-cinque-cose-da-fare.html' title='Capitolo 41 E cinque cose da fare ASSOLUTAMENTE a Sydney...part 2.'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SqevZhP8PeI/AAAAAAAAAG8/3Mw3dOA5zfo/s72-c/Mercatino.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-3622275559536808985</id><published>2009-09-07T07:46:00.000-07:00</published><updated>2009-12-28T04:02:34.303-08:00</updated><title type='text'>Capitolo 40 E cinque cose da fare ASSOLUTAMENTE a Sydney</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify; "&gt;Non sarà l’ Hilton ma di certo anche l Holiday Inn è un gran bel posticino per passare la notte. Entriamo in una hall spaziosa e accogliente, dominata da un enorme albero di Natale. Alla reception ci accoglie una ragazza carinissima, in possesso di un italiano migliore del nostro, che finge di non notare il nostro aspetto da profughi e ci dà un benvenuto caloroso. Doccia rigenerante, vestizione adeguata al nuovo clima, sorrisetto ebete e via, usciamo a prendere possesso di Sydney.&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="margin-left: 36pt; text-align: justify; text-indent: -18pt; "&gt;&lt;i&gt;1.&lt;span style="font: normal normal normal 7pt/normal 'Times New Roman'; "&gt; &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;Trovare le migliori condizioni climatiche possibili.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="margin-left: 0cm; text-align: justify; "&gt;Rimanendo nelle vicinanze dell’albergo abbiamo modo di visitare il porto vecchio. “&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/The_Rocks"&gt;The Rocks&lt;/a&gt;” era divenuto con gli anni il quartiere più malfamato della città. Negli anni settanta/ottanta si è assistito ad un’opera di risanamento energica e mirata, che ha portato alla scomparsa degli edifici fatiscenti e della malavita, e alla nascita del polo turistico che è oggi. Ceniamo in uno dei tanti ristoranti che si affacciano su questi stretti vicoli e ci lasciamo contagiare dal clima del saturday night del popolo del Nuovo Galles del Sud. Per tentare di digerire l’ennesima grigliata e i bicchieri di rosso locale, generoso ma traditore, passeggiamo senza una meta precisa nel dedalo di viuzze fino a sbucare nella splendida promenade che circonda la baia. Questo è lo spettacolo che ci si è presentato.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="text-indent: 0px;margin-left: 36pt; text-align: justify; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style="  white-space: pre-wrap; font-family:monospace;font-size:13px;"&gt;&lt;a href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/4191768565/" title="Sydney Opera House by Bloody Nick, on Flickr"&gt;&lt;img src="http://farm3.static.flickr.com/2758/4191768565_090dcd0b67_m.jpg" width="240" height="160" alt="Sydney Opera House" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div&gt;&lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="margin-left: 36pt; text-align: justify; text-indent: -18pt; "&gt;&lt;i&gt;2.&lt;span style="font: normal normal normal 7pt/normal 'Times New Roman'; "&gt; &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;Tuffarsi nella Dolce vita.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="margin-left: 0cm; text-align: justify; "&gt;Dopo lo spettacolo della luna piena sulla baia non c’è molto altro che potrei chiedere alla vita, almeno non nella stessa serata. E’ quindi con estrema soddisfazione che riportiamo le nostre stanche membra in hotel. Peccato che siamo gli unici a pensarla così, nel vicolo su cui le nostre finestre si affacciano è in pieno svolgimento la movida del sabato. Quindi nel tempo che impieghiamo a lavarci i denti e metterci in branda tutti i rumori e gli schiamazzi cessano. Ore 23.30. La serata è già finita. Ricapitolando:&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="margin-left: 72pt; text-align: justify; text-indent: -18pt; "&gt;&lt;span style="font-family:Symbol;"&gt;·&lt;span style="font: normal normal normal 7pt/normal 'Times New Roman'; "&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Ore 16.00 Fine lavoro.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="margin-left: 72pt; text-align: justify; text-indent: -18pt; "&gt;&lt;span lang="EN-US"  style="font-family:Symbol;"&gt;·&lt;span style="font: normal normal normal 7pt/normal 'Times New Roman'; "&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;Ore 17.00 Fine Happy Hour.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="margin-left: 72pt; text-align: justify; text-indent: -18pt; "&gt;&lt;span style="font-family:Symbol;"&gt;·&lt;span style="font: normal normal normal 7pt/normal 'Times New Roman'; "&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Ore 19.00 Fine cena.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="margin-left: 72pt; text-align: justify; text-indent: -18pt; "&gt;&lt;span style="font-family:Symbol;"&gt;·&lt;span style="font: normal normal normal 7pt/normal 'Times New Roman'; "&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Ore 23.30 Fine Sabato sera&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="margin-left: 72pt; text-align: justify; text-indent: -18pt; "&gt;&lt;span style="font-family:Symbol;"&gt;·&lt;span style="font: normal normal normal 7pt/normal 'Times New Roman'; "&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Ore 24.00 Nanna.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="margin-left: 0cm; text-align: justify; "&gt;Modesti? Forse. Il punto è che si divertono così, bevono fiumi di birra, ballano e si devastano come i loro coetanei di tutto il mondo. Con la differenza che al mattino dopo non devono necessariamente dormire fino al pomeriggio per recuperare il sonno perduto, e possono correre a far surf appena il sole si leva.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-3622275559536808985?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/3622275559536808985/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/09/capitolo-40-e-cinque-cose-da-fare.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/3622275559536808985'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/3622275559536808985'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/09/capitolo-40-e-cinque-cose-da-fare.html' title='Capitolo 40 E cinque cose da fare ASSOLUTAMENTE a Sydney'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm3.static.flickr.com/2758/4191768565_090dcd0b67_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-1397761565194083463</id><published>2009-08-27T10:08:00.000-07:00</published><updated>2009-08-28T00:52:51.449-07:00</updated><title type='text'>Capitolo 39 Cinque cose da NON fare a Sydney</title><content type='html'>&lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="margin-left:0cm;text-align:justify"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight:normal"&gt;     &lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: normal; "&gt;1.&lt;span style="font:7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;"&gt;      &lt;/span&gt;&lt;i&gt;Non dare troppe informazioni alle guide.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="text-align:justify"&gt;Appena scesi dall’aeroplano abbiamo chiesto informazioni per dirigerci al nostro albergo. In Australia anche l’impiegato più meschino e umile si sente in dovere di intrattenerti mentre sbriga le tue pratiche, quindi il motivo del nostro viaggio salta fuori due o tre volte al giorno. Solo che la sagoma in questione non si accontenta di farci un sacco di complimenti e di augurarci ogni bene. No, lui molla lo sgabbiotto delle informazioni e ci mena di persona al terminal del nostro pulmino, infastidendo gli altri passeggeri con i dettagli della nostra vacanza. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="margin-left:36.0pt;text-align:justify; text-indent:-18.0pt;mso-list:l3 level1 lfo5;tab-stops:list 36.0pt"&gt;&lt;i&gt;2.&lt;span style="font:7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;"&gt;      &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt; &lt;/span&gt;&lt;i&gt;Non prendere il bus navetta di quel tizio.&lt;/i&gt; &lt;i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="text-align:justify"&gt;Mi piacerebbe ricordare il nome dell’autista e della sua compagnia, perché è stato veramente l’unico vero stronzo autoctono incontrato. Questo dato di fatto oggettivo, unito al fatto che dopo dieci minuti di sproloquio sul nostro conto io stesso ne avrei avute le scatole piene di me medesimo,&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt;  &lt;/span&gt;fa sì che, dopo aver gettato di malagrazia i nostri bagagli nel container, si rifiuti di ascoltare la nostra destinazione finale e parta verso la città a tutta birra. La situazione all’interno del pulmino è dunque questa: nessuno ha mai incontrato uno stronzo in Australia e nessuno ha mai viaggiato verso Sydney a 100 all’ ora, smadonnando verso ogni altro autoveicolo. Ad ogni fermata scende una coppia che ringrazia Dio di essere viva e se ne va senza salutare l’idiota alla guida e gli italiani in viaggio di nozze, rei, loro malgrado, di averlo inacidito a tal punto.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style="  white-space: pre-wrap; font-family:arial;font-size:13px;"&gt;&lt;iframe width="500" height="500" frameborder="0" scrolling="no" marginheight="0" marginwidth="0" src="http://maps.google.com/maps?f=d&amp;amp;source=s_d&amp;amp;saddr=aeroporto+sidney&amp;amp;daddr=488+George+Street,+Sydney+NSW+2000,+Australia+(Hilton+Sydney)&amp;amp;geocode=FeZD-v0dLaQCCSEKl0CTpPtATg%3BFSAo-_0dLzwDCSF_3t0YAaKnlQ&amp;amp;hl=it&amp;amp;mra=pe&amp;amp;mrcr=0&amp;amp;sll=-33.866995,151.074371&amp;amp;sspn=0.423618,0.452499&amp;amp;ie=UTF8&amp;amp;ll=-33.900627,151.205006&amp;amp;spn=0.07124,0.085831&amp;amp;z=13&amp;amp;output=embed"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;small&gt;&lt;a href="http://maps.google.com/maps?f=d&amp;amp;source=embed&amp;amp;saddr=aeroporto+sidney&amp;amp;daddr=488+George+Street,+Sydney+NSW+2000,+Australia+(Hilton+Sydney)&amp;amp;geocode=FeZD-v0dLaQCCSEKl0CTpPtATg%3BFSAo-_0dLzwDCSF_3t0YAaKnlQ&amp;amp;hl=it&amp;amp;mra=pe&amp;amp;mrcr=0&amp;amp;sll=-33.866995,151.074371&amp;amp;sspn=0.423618,0.452499&amp;amp;ie=UTF8&amp;amp;ll=-33.900627,151.205006&amp;amp;spn=0.07124,0.085831&amp;amp;z=13" style="color:#0000FF;text-align:left"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/small&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="margin-left:36.0pt;text-align:justify; text-indent:-18.0pt;mso-list:l3 level1 lfo5;tab-stops:list 36.0pt"&gt;&lt;i&gt;3.&lt;span style="font:7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;"&gt;      &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;Non farsi prendere dal panico.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="text-align:justify"&gt;Ricapitolando: sono sveglio dall’alba. Ho preso un volo di tre ore, di cui gli ultimi quindici minuti sono stati fra i più brutti della mia esistenza. Sono vivo per miracolo ma l’autista sembra intenzionato a rimediare a questo errore cosmico. Se non m’ammazza la sua guida lo faranno gli altri passeggeri, nel comprensibile tentativo di guadagnarsi la sua simpatia. In questo clima d’odio che si respira in cabina non v’è da stupirsi se decido di scendere alla prima occasione propizia. Il pulmino ferma nei pressi di un hotel. Guardo il nome della via, e Diamine!, è proprio quella del mio Hotel! Chiaro come il sole, lo stronzo manco ci avvisa che siamo arrivati, e già si sollazza all’idea di portarci in giro per tutta la città, fino a trovare un angolino riparato dove, con la complicità del buio ormai calato, fare orrendo scempio delle nostre membra. Hai fatto male i tuoi conti, scampaforche!&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt;  &lt;/span&gt;Mia moglie riposa tranquilla sul sedile posteriore, dopo avermi implicitamente affidato la sua sicurezza e la nostra destinazione finale. Non ti deluderò tesoro!! Trascino Barbara giù dalla trappola infernale, recupero i miei bagagli e zittisco le proteste dell’autista assassino. Se ne va scrollando le spalle. E’ finita maledetto sociopatico, non ci avrai, rassegnati con dignità.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="margin-left:36.0pt;text-align:justify; text-indent:-18.0pt;mso-list:l3 level1 lfo5;tab-stops:list 36.0pt"&gt;&lt;i&gt;4.&lt;span style="font:7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;"&gt;      &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt; &lt;/span&gt;&lt;i&gt;Non… (non voglio rovinarvi la sorpresa!)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="text-align:justify"&gt;Barbara dormicchiava. Ha una certa stanchezza accumulata, un po’ di tensione per l’atterraggio mista allo sgomento per la guida del nostro mancato carnefice. La strappo al suo riposo e questo non le giova. La abbandono momentaneamente di fianco ai bagagli, sperando se ne curi. Un giovinastro in divisa approfitta del suo evidente stato confusionale e le ghermisce le valige. E’ troppo. Una vena blu inizia a pulsarle sotto la pelle trasparente della tempia. Inizia a sbuffare e a battere il selciato con lo zoccolo, come un toro che si prepara a caricare. Per fortuna la lucidità torna a farsi strada nel provato cervellino e il massacro non avviene. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="text-align:justify"&gt;A parziale scusante di quanto sin qui avvenuto, e di quanto andrò a narrare di seguito, devo qui elencare un paio di quelle che in tribunale verrebbero chiamate circostanze attenuanti. Sydney è la penultima tappa del viaggio. Se avete seguito le nostre avventure sin qui saprete che non ci siamo concessi granché in fatto di lussi e comodità, soprattutto in fatto di hotel e ristoranti. Ecco perché quando si è trattato di scegliere l’ ultimo alloggio (l’ultima tappa è sull’isola, c’è un solo resort, tutto da descrivere, quindi&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt;  &lt;/span&gt;l’ultimo albergo da scegliere è stato a Sydney.) ci siamo concessi la prenotazione presso una catena importante. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="text-align:justify"&gt;Un inserviente che ci raccoglie il bagaglio non l’abbiamo mai trovato. Ecco perché Barbara si prepara alla pugna, salvo poi desistere quando ricorda l’equazione Sydney = albergo figo. Facciamo così il nostro trionfale ingresso all’ &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal"&gt;Hilton&lt;/b&gt;. Il lusso delle rifiniture si unisce allo sfarzo degli ospiti vestiti in pompa magna. In fondo è sabato sera, siamo sotto Natale, la cena aziendale di fine anno negli hotel più rinomati è un classico. E noi siamo arrivati qui dritti dal deserto, bermuda e scarpe da ginnastica, sporchi e pieni di polvere rossa fin sui capelli. Corriamo alla reception intimoriti e fuori luogo come raramente ci è accaduto in vita. Troviamo un ragazzino compito e gentile di non più di vent’anni, quindi a sfoggiare il sorrisone e il blando inglese tocca alla signora. Tira fuori il book dei vaucher, estrae quello relativo a Sydney e glielo rifila, sperando di ottenere una stanza nel minor tempo possibile, in modo da poterci levare quanto prima dall’imbarazzante situazione. E ovviamente il giovanotto sparisce. Dopo cinque minuti, in cui tutti quelli che transitano per la hall, compresi sindaco e assessore alla cultura, sentono il desiderio di umiliarci per la nostra orrenda condizione, torna con una piantina della città in mano. &lt;i&gt;“Ecco, noi siamo qui, voi dovete andare qui, vedete la strada è quella giusta ma è parecchi isolati da qui, vi conviene chiamare un taxi…”.&lt;/i&gt; Mi sa che l’inglese di Barbara peggiora quando ha sonno. Intervengo: &lt;i&gt;“No vede, noi abbiamo la prenotazione, qui dice hotel &lt;/i&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight:normal"&gt;&lt;i&gt;Holiday Inn&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;i&gt;, George Street, Bonazzi, honeymoon ecc. ecc.” “Appunto!”&lt;/i&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="text-align:justify"&gt;Ah, ok, forse ci sono…la strada è giusta, ma c’è un altro albergo più avanti, Hilton è una super catena, ce ne saranno due o tre qui a Sydney, siamo scesi a quello sbagliato, sfortunella!&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="text-align:justify"&gt;&lt;span lang="EN-US" style="mso-ansi-language:EN-US"&gt;“No mister, the name of the street is correct, but..” “But???” “The reservation is for &lt;/span&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight:normal"&gt;&lt;span lang="EN-US" style="mso-ansi-language:EN-US"&gt;Holiday Inn&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span lang="EN-US" style="mso-ansi-language:EN-US"&gt;. This is &lt;/span&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight:normal"&gt;&lt;span lang="EN-US" style="mso-ansi-language: EN-US"&gt;HILTON&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span lang="EN-US" style="mso-ansi-language:EN-US"&gt;!”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="text-align:justify"&gt;La&lt;i&gt; &lt;/i&gt;quarta cosa da non fare a Sydney è quindi: &lt;i&gt;Non confondere un hotel per un altro, cribbio!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="margin-left:36.0pt;text-align:justify; text-indent:-18.0pt;mso-list:l3 level1 lfo5;tab-stops:list 36.0pt"&gt;5.&lt;span style="font:7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;"&gt;      &lt;/span&gt;&lt;i&gt;Non lasciare che l’ orgoglio prenda il sopravvento&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="text-align:justify"&gt;Dopo qualche secondo di imbarazzante silenzio il consierge prende in mano la situazione e ci mostra dove dobbiamo andare. Perfetto, tutto chiaro, ora dobbiamo solo recuperare i nostri bagagli dalle mani dei fattorini. Non contenti della grassa figura rimediata dobbiamo pure spiegarla alla bassa manovalanza per riavere ciò che è nostro. Come ampiamente comprensibile ci scherzano per un quarto d’ora, supplicandoci di rimanere lì nonostante tutto, dal momento che &lt;i&gt;”Holiday inn sucks!”&lt;/i&gt; Alla fine hanno pietà di noi e ci rendono le borse, offrendosi di chiamarci un taxi. E lì, non pago della mia già pietosa condizione, ho un sussulto d’orgoglio e rifiuto. Non saranno un paio di isolati a piedi a spaventarci, non dopo questa orrenda giornata. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style="  white-space: pre-wrap; font-family:arial;font-size:13px;"&gt;&lt;iframe width="400" height="300" frameborder="0" scrolling="no" marginheight="0" marginwidth="0" src="http://maps.google.com/maps?f=d&amp;amp;source=s_d&amp;amp;saddr=488+George+Street,+Sydney+NSW+2000,+Australia+(Hilton+Sydney)&amp;amp;daddr=68+Harbour+Street,+Sydney+NSW+2000,+Australia+(Holiday+Inn+Hotel+Darling+Harbour+Sydney)&amp;amp;geocode=FSAo-_0dLzwDCSF_3t0YAaKnlQ%3BCQRa6L1ojL87Fc8O-_0d6i4DCSE8NFjrsCmK1Q&amp;amp;hl=it&amp;amp;mra=pe&amp;amp;mrcr=0&amp;amp;sll=-33.892504,151.206628&amp;amp;sspn=0.105873,0.113125&amp;amp;ie=UTF8&amp;amp;ll=-33.875208,151.205478&amp;amp;spn=0.010689,0.017166&amp;amp;z=15&amp;amp;output=embed"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="text-align:justify"&gt;Lascio alla cartina il compito di spiegare cosa ha comportato questa sciagurata decisione. Google maps mi dà una distanza da un hotel all'altro di 1,2 km, pari a trenta minuti di cammino in parziale salita, un afoso pomeriggio estivo, vestiti di tutto punto, zaino in spalla e trascinando due borsoni da venti chili. Una volta arrivato all Holiday Inn non avevo più il coraggio di entrare!&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-1397761565194083463?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/1397761565194083463/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/08/capitolo-39-cinque-cose-da-non-fare.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/1397761565194083463'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/1397761565194083463'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/08/capitolo-39-cinque-cose-da-non-fare.html' title='Capitolo 39 Cinque cose da NON fare a Sydney'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-7259896135230332161</id><published>2009-08-25T01:58:00.000-07:00</published><updated>2009-08-25T02:26:30.113-07:00</updated><title type='text'>Comunicazione di servizio</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial; "&gt;Sabato 22 Agosto:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;object width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-3b729bc9574d551c" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/get_player"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;param name="flashvars" value="flvurl=http://v19.nonxt6.googlevideo.com/videoplayback?id%3D3b729bc9574d551c%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1329862354%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D39EF509E694E10E27BF33F00E36BC4C328E11338.1C41B6C0E27B3A1AA712F913991893BA794103C8%26key%3Dck1&amp;amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D3b729bc9574d551c%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3DJKoC2UCaf_Cfgja00Qo_CTgQg6Q&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;ps=blogger"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/get_player" type="application/x-shockwave-flash"width="320" height="266" bgcolor="#FFFFFF"flashvars="flvurl=http://v19.nonxt6.googlevideo.com/videoplayback?id%3D3b729bc9574d551c%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1329862354%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D39EF509E694E10E27BF33F00E36BC4C328E11338.1C41B6C0E27B3A1AA712F913991893BA794103C8%26key%3Dck1&amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D3b729bc9574d551c%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3DJKoC2UCaf_Cfgja00Qo_CTgQg6Q&amp;autoplay=0&amp;ps=blogger"allowFullScreen="true" /&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial; "&gt;Grazie alle mie amicizie altolocate ho rubato un passaggio televisivo dentro il Tg regionale di 7 Gold.&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Che dire: troppe faccette. Troppe zeta. Decisamente troppo rugby, alla domanda sulla Celtic League volevo sprofondare. Un paio di passaggi rivedibili, dovuti sicuramente all'emozione, ma che andavano gestiti meglio, tipo la nebulosa descrizione iniziale e il pessimo &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;"Non è un libro per vecchi!" &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial; font-size: 13px; "&gt;&lt;div style="text-align: justify; "&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;In compenso ho beccato la telecamera quasi sempre, e se le luci dello studio sottolineano la mascella sporgente e il pallore cadaverico, forse, ma dico forse, un pochino mi smagriscono pure.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; "&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Prossimi obbiettivi: la diretta nazionale dentro il programma di liscio del mezzogiorno e della sera. Conquistiamo il pubblico dei più giovani!!!&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-7259896135230332161?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='enclosure' type='video/mp4' href='http://www.blogger.com/video-play.mp4?contentId=3b729bc9574d551c&amp;type=video%2Fmp4' length='0'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/7259896135230332161/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/08/comunicazione-di-servizio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/7259896135230332161'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/7259896135230332161'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/08/comunicazione-di-servizio.html' title='Comunicazione di servizio'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-4636422753624483570</id><published>2009-08-19T06:27:00.000-07:00</published><updated>2009-08-27T08:47:05.029-07:00</updated><title type='text'>Capitolo 38 Terrore a bassa quota</title><content type='html'>&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Sono in debito di un riepilogo della nostra esperienza nel Never Never. A conti fatti le due escursioni all’interno dei monti sacri ci sono piaciute parecchio: lo scenario con gli indescrivibili giochi di luce e colori, l’incredibile fortuna di visitare luoghi inospitali nel momento più favorevole possibile, la fascinazione e la sacralità che il paesaggio ispira. Per questi motivi valeva assolutamente la pena venire a darci un’ occhiata. Quello che proprio non c’è piaciuto è stata la dimensione del resort. Fermo restando che le ragioni che portano alla sua nascita sono le migliori, cioè il voler raggruppare in strutture sorvegliate tutto il turismo che transita nella zona, per noi che venivamo da dieci giorni di vita eremitica lungo la Great Ocean Road, trovarci nel deserto con centinaia di altre persone ci ha pesantemente condizionato. Per ritrovare la quiete e serenità perdute quale destinazione poteva essere più appropriata di una metropoli mondiale qual è Sydney?&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;L’attesa un po’ troppo lunga nel minuscolo aeroporto di Ayers Rock ci dà modo di spedire un po’ di mail di aggiornamento sulle nostre condizioni. Siamo in viaggio di nozze, siamo nei luoghi che abbiamo sempre desiderato vedere, siamo in clima “nuvoletta rosa”, insomma possiamo tranquillamente sollevare una certa qual invidia nei destinatari dei nostri rapporti. Poi montiamo in aereo. Poi decolliamo. Poi arriviamo a Sydney e ci prepariamo a scendere. Poi scatta il terrore. &lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: center"&gt;&lt;iframe height="350" marginheight="0" src="http://maps.google.com/maps?hl=it&amp;amp;q=aeroporto+di+sydney&amp;amp;ie=UTF8&amp;amp;ll=-33.930266,151.168045&amp;amp;spn=0.138879,0.085952&amp;amp;output=embed" frameborder="0" width="425" marginwidth="0" scrolling="no"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:13;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Come si evince dalla mappa, le piste per gli atterraggi e decolli sono site su una striscia di terra esile quanto una promessa, e circondata dalle acque della baia. Nell'imboccarla il pilota sorvola questo tratto di mare abbassandosi sempre di più ed esponendosi ai venti che dall’oceano soffiano incontrastati fino alla città. La soggettiva da un sedile di un aeroplano in planata è quindi la seguente: oblò a destra, acqua. Oblò a sinistra, acqua. I colpi di vento, le conseguenti sbandate e i vuoti d’aria permettono di apprezzare che anche sotto l’aereo altro non vi è che acqua. Il sospetto che il pilota abbia perso il controllo del veicolo e stia tentando un improbabile ammaraggio inizia a diffondersi fra i passeggeri. Le hostess sono sedute ai loro posti, le cinture allacciate, le mani in grembo. Il trucco è capire se sono abituate a queste condizioni quando atterrano in questa zona, oppure se i loro sorrisi sono più tirati e falsi del dovuto. Niente da fare, evidentemente la Quantas arruola le sue crew fra i giocatori di poker professionisti. E tu continui a scendere assieme al maledetto apparecchio verso quello specchio d’acqua cupo e agitato dai marosi, ballando al vento come una piuma e trattenendo la colazione con i denti finchè, quando ogni speranza è ormai perduta, e già un rauco grido inizia a farsi largo nella tua gola, le ruote del carrello toccano terra.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-4636422753624483570?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/4636422753624483570/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/08/capitolo-38-terrore-bassa-quota.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/4636422753624483570'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/4636422753624483570'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/08/capitolo-38-terrore-bassa-quota.html' title='Capitolo 38 Terrore a bassa quota'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-1785180278962430535</id><published>2009-08-18T08:05:00.000-07:00</published><updated>2010-01-20T06:55:44.743-08:00</updated><title type='text'>Capitolo 37 Picnic ad Ayers Rock.</title><content type='html'>&lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="margin-left:0cm;text-align:justify"&gt;L’ immediato autocostituentesi comitato degli italiani all’estero organizza  tosto  una meravigliosa grigliata per la serata, per dar modo a quella minima parte di turisti, che ancora non s’è accorta che qui ci sono degli italiani in vacanza, di ascoltarli nella celebre versione della serale caciara di gruppo. A malincuore, ma molto a malincuore siamo costretti a rinunziarvi. E’ un dolore che porterò sempre con me. Chiudiamo nuovamente le nostre valige e scendiamo a cena protetti dal crepuscolo per non farci vedere. Prima di ritornare in camera propongo un giro notturno attorno al resort per godere della luna nuova, ma un paio di urlacci di mia moglie, uniti a quelli in lontananza di chissà quale fiera mi convincono a saltare anche quell’esperienza. Per fortuna non mi perdo un’eccitante sveglia alle 3.30 del mattino, uno di quei sottili piaceri che mi spinge ad ululare come un dingo per la felicità&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent2" style="margin-left:0cm;text-align:justify"&gt;Il ritrovo è fissato alle 4 del mattino di fronte al resort. Uno stupendo cielo stellato e un freddo apocalittico fanno da cornice ad un gruppo di zombie che scambiano a malapena quattro parole e attendono i caldi e confortevoli sedili del &lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt; &lt;/span&gt;pulmino come un bambino attende il gelato. Ci scarrozzano fino ad Uluru e ci mollano ai piedi della roccia sacra, appena in tempo per godere dei primi raggi del sole nascente. Un paio di puffi, leggi soliti cretinetti in gonnellina-infradito-canottierina, cianotici per il clima rigido, rientrano nel bus e non li rivedremo fino al solstizio. &lt;i&gt;Priceless&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;  &lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style="  white-space: pre-wrap; font-family:monospace;font-size:-webkit-xxx-large;"&gt;&lt;a href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/4134963027/" title="Ayers Rock by Bloody Nick, on Flickr"&gt;&lt;img src="http://farm3.static.flickr.com/2742/4134963027_c1898ac393.jpg" width="500" height="178" alt="Ayers Rock" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:monospace;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style=" white-space: pre-wrap;font-size:-webkit-xxx-large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I cambi di colorazione di Uluru all’alba ripagano abbondantemente della levataccia. Facciamo un ampio giro della roccia e ci &lt;span&gt;&lt;/span&gt;ritroviamo immersi in una natura verdeggiante e rigogliosa, sempre per merito delle piogge dei giorni scorsi. Nonostante la temperatura in rapida ascesa, conservo un ricordo del famigerato deserto australiano come un posticino accogliente rispetto alla pianura padana in agosto. Un veloce giro al centro visitatori e poi ripartiamo verso il resort. Qui recuperiamo i nostri bagagli e ci dirigiamo al minuscolo aeroporto di Ayers Rock. Prossima destinazione: Sydney!&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-1785180278962430535?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/1785180278962430535/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/08/capitolo-37-picnic-ad-ayers-rock.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/1785180278962430535'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/1785180278962430535'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/08/capitolo-37-picnic-ad-ayers-rock.html' title='Capitolo 37 Picnic ad Ayers Rock.'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm3.static.flickr.com/2742/4134963027_c1898ac393_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-8219051837542348261</id><published>2009-08-10T07:28:00.000-07:00</published><updated>2010-01-20T03:57:44.696-08:00</updated><title type='text'>Capitolo 36 Passeggiata e tramonto ad Indastria.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SoAw4qIEzGI/AAAAAAAAAFM/MB0W-DBFizQ/s1600-h/iNDASTRIA.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5368344505764596834" style="WIDTH: 234px; CURSOR: hand; HEIGHT: 218px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SoAw4qIEzGI/AAAAAAAAAFM/MB0W-DBFizQ/s320/iNDASTRIA.jpg" align="left" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Per chi, come me, è cresciuto a pane e avventure di &lt;a href="http://www.imdb.com/title/tt0077013/"&gt;Conan&lt;/a&gt;, il ragazzo del futuro uscito dalle matite di quel genio assoluto che è &lt;a href="http://www.imdb.com/name/nm0594503/"&gt;Hayao Miyazaki&lt;/a&gt;, la passeggiata fra i monti Kata Tjuta offre un ulteriore spunto, tanto imprevisto quanto piacevole. La bizzarra conformazione delle rocce, i colori accesi, i solchi scavati nei secoli dalle rare piogge &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/4077673788/" title="Indastria by Bloody Nick, on Flickr"&gt;&lt;img src="http://farm4.static.flickr.com/3524/4077673788_9ce775822e_m.jpg" width="162" height="240" alt="Indastria" align="right" /&gt;&lt;/a&gt;mi fanno tornare in mente l’architettura malata della città di Indastria, la cittadella fortificata al centro delle avventure del simpatico e risoluto eroe di cui sopra. Fatta questa immane scoperta, decido di cercare conferme fra i da me bistrattati italiani di poc’anzi, giacchè mia moglie all’epoca seguiva cartoni animati di altro genere. Purtroppo non ottengo solidarietà di alcun tipo nemmeno dai miei compagni di avventura. Chi troppo giovane, chi troppo vecchio, chi semplicemente troppo fesso per ricordarsene, nessuno è in grado di condividere con me questa clamorosa rivelazione. Fastidio.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Continuando il nostro percorso abbiamo modo di osservare le pitture rupestri degli aborigeni e passare vicino ai loro luoghi di culto. E’ semplice capire perché i primi abitanti di questo sterminato territorio abbiano da subito considerato sacre queste rocce, sia Uluru che i Kata Tjuta. Attorno non c’è nulla per chilometri, solo una sterminata piana desertica. Le uniche alture che spezzano un paesaggio altrimenti piatto e monotono sono visibili anche da molto distante. Le rocce sono rosso fuoco e cambiano tonalità a seconda di come la luce del sole le colpisce. Nel silenzio assordante dell’ Outback questo scenario scatenerebbe dubbi cosmici e quesiti teologi anche al più incallito degli atei.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Chiudiamo la meravigliosa gita con un aperitivo ad Ayers Rock. In attesa di poterla visitare all’alba di domani, ci gustiamo le sue variazioni cromatiche sotto i raggi del sole morente. Mentre il &lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SoA3XqBlkbI/AAAAAAAAAFs/rdQZbTxuHtg/s1600-h/IMG_3283.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5368351635383095730" style="WIDTH: 217px; CURSOR: hand; HEIGHT: 146px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SoA3XqBlkbI/AAAAAAAAAFs/rdQZbTxuHtg/s200/IMG_3283.JPG" align="left" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;personale del Resort allestisce tavolini e sedie ed apparecchia degli invitanti stuzzichini, la gente si riversa nelle adeguate piazzole per fotografare e filmare gli ultimi istanti di luce sulla pietra. E per quanto sia assolutamente d’accordo nel constatare che la serialità ammazza l’arte, e che l’essere originali è tutto un’altro paio di maniche, pago anch’io il mio tributo alla fabulazione del loco e mi getto a piè pari nello stereotipo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-8219051837542348261?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/8219051837542348261/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/08/capitolo-36-passeggiata-e-tramonto-ad.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/8219051837542348261'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/8219051837542348261'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/08/capitolo-36-passeggiata-e-tramonto-ad.html' title='Capitolo 36 Passeggiata e tramonto ad Indastria.'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SoAw4qIEzGI/AAAAAAAAAFM/MB0W-DBFizQ/s72-c/iNDASTRIA.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-4205745032945408170</id><published>2009-08-04T03:42:00.000-07:00</published><updated>2010-01-20T03:55:15.861-08:00</updated><title type='text'>Capitolo 35 …però è fiorito e vitale!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Approfittiamo della mattinata libera per fare un po’ di provviste, e un po’ di shopping mirato. Poiché mia moglie ha già dato un contributo pesante all'arredo del nostro microappartamento con l’enorme faro di Kangaroo Island, mi sento in dovere di andare alla ricerca di un boomerang aborigeno. Quindi, dopo aver depositato in camera la cassa d’acqua minerale pro deserto, batto a tappeto la zona alla ricerca del cimelio. Partendo dalla necessaria premessa che l’intera struttura del resort altro non è che una legalizzata macchina spenna turista, mi sembra di raggiungere un equo compromesso disertando il classico negozio di souvenir in favore di una galleria d’arte simil/finto/autoctono/artigianale. Opto quindi per un attrezzo grezzo decorato a mano da un artista locale (almeno non è il solito &lt;em&gt;Made in China&lt;/em&gt;!) , che costa il doppio rispetto a quelli seriali, ma che oggi, come diceva un saggio, dà proprio un tono al mio salotto.&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Dopo aver finito i nostri giri ci ritroviamo a bordo piscina con i bagagli più pesanti e i portafogli più leggeri. Diamo la stura alla crema protezione 50, alla pratica cazzuola necessaria a spalmarla, e assaggiamo il sole del deserto. Si tratta di un vero e proprio battesimo del fuoco, poiché nel pomeriggio si parte per il tour delle &lt;strong&gt;Olgas&lt;/strong&gt;. Il pulmino ci scarica ai piedi di questo sistema di monti che fanno parte della medesima formazione rocciosa della celebre &lt;strong&gt;Uluru&lt;/strong&gt; o &lt;strong&gt;Ayers Rock&lt;/strong&gt;. Il loro nome aborigeno, &lt;strong&gt;Kata Tjuta&lt;/strong&gt; letteralmente significa &lt;em&gt;“molte teste”,&lt;/em&gt; ed è infinitamente più poetico che non il banale nome della regina che governava il paese di origine del primo esploratore bianco che li raggiunse. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/4045637997/" title="Kata Tjuta o The Olgas by Bloody Nick, on Flickr"&gt;&lt;img src="http://farm3.static.flickr.com/2477/4045637997_174f060398.jpg" width="500" height="83" alt="Kata Tjuta o The Olgas" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L’incredibile fortuna che ci ha accompagnato durante tutta la luna di miele fa sì che le piogge dei giorni scorsi se ne siano andate lasciando il deserto fiorito e la temperatura più gradevole. Se la media del periodo è abbondantemente attorno ai 50°, la colonnina oggi si ferma attorno ai 30°. Un bel sollievo, una circostanza che ci permette di inoltrarci fra i monti senza pagare un prezzo troppo elevato in termini di fatica e sudore. La guida ci spiega che qui il sudore non appare proprio. Evapora appena raggiunge l’epidermide. L’incauto esploratore tende quindi a disidratarsi senza rendersene nemmeno conto. E qui torna utile la scorta d’acqua che avevamo previdentemente comprato. Ad altri compagni di viaggio non va così bene. Appena scesi dall’aereo sono montati sul bus per l’escursione, di conseguenza hanno con sé solo una bottiglietta da 30 ml. La loro gita si svolge in un perimetro di 20 metri attorno al pulmino, e alla scorta d’acqua al suo interno. Un’altra coppia di balordi affronta il deserto in infradito, gonnellina jeans minimalista e cappellino in paglia. Dopo dieci minuti dieci di passeggio sotto il sole decidono prudentemente di rientrare all’ombra e battono in ritirata. &lt;em&gt;Better luck next time&lt;/em&gt;, tanto in fondo l’Australia è dietro l’angolo, ci saranno altre occasioni…&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Scremate le mele marce, il gruppo procede nell’esplorazione delle “&lt;em&gt;Molte Teste&lt;/em&gt;”. Attorno a noi non si scorge nulla per chilometri e chilometri. A parte i rilievi delle Olgas e Ayers Rock il deserto procede piatto come una pista di bowling, con l’eccezione di qualche sparuta acacia a frammezzare lo sguardo verso l’orizzonte. In compenso attorno a noi tutto pullula di vita. Rinvigoriti dalle piogge copiose delle ultime settimane fioriscono gli alberi e i cespugli. Nelle pozze dove si raccoglie l’acqua piovana sguazzano allegramente migliaia di girini. Fra le pareti a picco attorno a noi rimbalzano echi di vari versi di uccelli. La nostra solerte guida passa fra le varie coppie proponendo soggetti da fotografare e offrendosi per scattare foto ricordo. Nelle sue parole lo stesso compiacimento nostro nel vedere il deserto così vitale e così fiorente. Un inaspettato colpo di fortuna. &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-4205745032945408170?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/4205745032945408170/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/08/capitolo-35-pero-e-fiorito-e-vitale.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/4205745032945408170'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/4205745032945408170'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/08/capitolo-35-pero-e-fiorito-e-vitale.html' title='Capitolo 35 …però è fiorito e vitale!'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm3.static.flickr.com/2477/4045637997_174f060398_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-6883084714018644826</id><published>2009-07-08T03:50:00.000-07:00</published><updated>2010-01-20T06:59:17.522-08:00</updated><title type='text'>Capitolo 34 Il deserto non è abbastanza deserto...</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Non è semplice parlare di questa parte di viaggio, i sentimenti sono contrastanti e non sono ancora riuscito a trarne un bilancio conclusivo. Ma andiamo con ordine. Il pulmino di raccordo ci trasporta dal minuscolo aeroporto all'area resort, questo mega complesso nei pressi del &lt;strong&gt;Parco Nazionale Uluru-Kata Tjuta&lt;/strong&gt; dove hanno concentrato, in una specie di residence sotto stretto controllo degli impatti ambientali, tutte le possibili forme di servizio per i turisti, alberghi più o meno di lusso, campeggi, ristoranti, negozi. Al di fuori di quello, solo gli ululati dei dingo, la luna e il deserto. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Veniamo smistati alla nostra camera, dove approfittiamo dei tre giorni di sosta nello stesso luogo( mai successo!) per fare un po’ di bucato e una doccia rinfrancante. Ovviamente nel momento di maggior insaponamento inizia a suonare l’allarme antincendio, e mi tocca correre fuori vestito di solo asciugamano, suscitando il ribrezzo di una coppia di giapponesi. Il problema è che dopo giorni di viaggio in località deserte, trovarsi nel deserto ma circondati da turisti di ogni nazionalità ci spiazza.&lt;a href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/4031632208/" title="Desert sunset by Bloody Nick, on Flickr"&gt;&lt;img src="http://farm4.static.flickr.com/3513/4031632208_b860e0b2de_m.jpg" width="240" height="160" alt="Desert sunset" hspace="10" align="left" /&gt;&lt;/a&gt;Non sono più abituato a tanta gente nei bar, nei negozi,ovunque. E dopo solo poche ore già ho un forte impulso a tornare alla mia auto a nolo e alle mie strade sgombre del sudest australiano. A distrarci da questa condizione di autoflagellamento misantropo giunge inaspettato un magnifico tramonto, che squarcia le nubi temporalesche e ci invoglia ad una passeggiata fino al punto panoramico subito fuori dal resort. Qui abbiamo il primo contatto visivo con la montagna sacra, incendiata dagli ultimi sprazzi di sole e con il sottofondo degli uccelli che si riaffacciano dai nidi dopo l’acquazzone. Che dire? Semplicemente un’ esperienza mistica. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un’altra esperienza mistica la facciamo al ristorante. Circondato da uno stuolo di cameriere poco più che ventenni rischio una punizione biblica da parte della mia neosposa nel caso il mio approcciare non si limiti al puro ordinare. Sono vietati di conseguenza l’ammiccare, il sorridere idiota e soprattutto il lasciare un feedback positivo alla più carina nei vari questionari sparsi un po’ ovunque. E’ in questa fase che odo una delle domande più orrende e fastidiose all’orecchio che possa capitare di sentire all’estero: &lt;em&gt;“Ah, ma voi siete italiani?”&lt;/em&gt; . Capita infatti che al tavolo di fianco si radunino un po’ di compatrioti, e ci tengano a sottolinearlo al resto del mondo. Facciamo un altro po’ di qualunquismo becero e razzista: sono poche le popolazioni immediatamente riconoscibili al di fuori dei loro confini. Giapponesi e cinesi è semplice individuarli. Il tedesco si intuisce spesso dall’abbigliamento, tipo il sandalo col calzino. Italiani e spagnoli gridano.&lt;/div&gt;&lt;img src="http://farm3.static.flickr.com/2716/4088498269_211be7d697_m.jpg" width="160" height="240" alt="Silhouette" hspace="10" align="right" /&gt;&lt;div align="justify"&gt; E si riuniscono. Differenze regionali insormontabili all’interno dei patri confini si dissolvono in salde amicizie non appena si rende necessario l’uso del passaporto. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Così microtavoli di coppiette in viaggio di nozze evolvono in macrotavolate interregionali, dove il tono dei discorsi verte su amenità del tipo:&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;1. “Ah, è un mese che parliamo solo inglese, quant’è bello poter riparlare italiano!”&lt;br /&gt;2. “Il deserto? Bello, ma pensavo facesse più caldo!”&lt;br /&gt;3. “Tra poco è Natale, ma come fai a sentirlo qui che è primavera?” &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Brrr…per fortuna io e mia moglie siamo di carnagione cadaverico/vampiresco anche dopo settimane di sole australe, quindi nessuno si sogna di identificarci per dei compatrioti, e di invitarci all’italica riunione. A testa bassa guadagniamo l’uscita e scivoliamo nell’oscurità. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:monospace;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: -webkit-xxx-large; white-space: pre-wrap; "&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-6883084714018644826?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/6883084714018644826/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/07/capitolo-34-il-deserto-non-e-abbastanza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/6883084714018644826'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/6883084714018644826'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/07/capitolo-34-il-deserto-non-e-abbastanza.html' title='Capitolo 34 Il deserto non è abbastanza deserto...'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm4.static.flickr.com/3513/4031632208_b860e0b2de_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-7704394527859751223</id><published>2009-06-29T10:06:00.000-07:00</published><updated>2009-06-30T06:09:04.208-07:00</updated><title type='text'>Capitolo 33 Piove sul centrale.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Per fortuna il giorno dopo dobbiamo solo svegliarci all’alba. La lotta notturna fra la pizza e le nostre viscere alla fine ha visto spuntare queste ultime, ma la pugna è stata lunga e faticosa, e quando il sole sorge e la sveglia chiama, sui nostri volti è facile leggere un profondo scoramento. Non c’è nulla da fare, anche a migliaia di chilometri da casa non c’è nulla che mi rompa le scatole quanto svegliarmi presto alla mattina. Che si tratti di recarmi al lavoro, o in aeroporto a continuare il viaggio più bello mai intrapreso, io odio sentire la sveglia. E’ più forte di me. A maggior ragione dopo una nottata di lotte intestine, termine non utilizzato a caso. Conscia di questo mio lieve difetto di personalità mia moglie mi spedisce alla reception, in modo che possa sfogare il mio malumore sul portiere, mentre lei dà inizio ad un’ampia operazione di restauro facciale. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Recuperiamo l’auto e ci dirigiamo alla volta dell’aeroporto. Da che siamo atterrati in questo paese ci siamo abituati a dimensioni esagerate in ogni contesto, quindi non mi preoccupo troppo quando il mio navigatore satellitare biondo non mi indica tempestivamente la prima entrata utile per gli imbarchi. Bene, ci saranno altre occasioni immagino. E invece no. Dai finestrini vediamo sfilare l’intero complesso aeroportuale senza potervi accedere in alcun modo. Sono le ultime baruffe con il sistema di guida all’inglese, una volta superato lo scoglio dell’inversione di marcia e dell’ unica entrata disponibile ci tocca riconsegnare la fida autovettura al signor Hertz. E sono lacrime e stridore di denti, non solo perché ci separiamo da qualche centinaio di dollari australiani, ma anche perché ormai ci si era affezionati al veicolo. Ovviamente non si è fatto a tempo a darle una frettolosa pulita, quindi da sotto i sedili recuperiamo in velocità le mille bottigliette d’acqua sparse e le altre carabattole e raggiungiamo il check in. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Il nostro aereo ci porta all’ interno del continente, precisamente ad Alice Springs. Siccome siamo in pieno deserto è abbastanza inconsueto che appena il carrello si posa al suolo si scateni un furioso temporale, costringendo uno stuolo di hostess Quantas a venire a prenderci con gli ombrelli. Due ore di attesa fra un volo e l’altro, due ore di tuoni e lampi. Giriamo per il microscopico aeroporto fino a stufarci di vedere i più clamorosi esempi di arte aborigena falsa sparsi ovunque nelle poche boutiques. Molto più coinvolgente è incontrare per la prima volta dei veri aborigeni, intere famiglie che attendono il nostro stesso volo per tornare a casa. Il temporale non ci dà tregua nemmeno all’imbarco e ci segue fino ad Ayers Rock. Mezz’ora di tragitto col naso incollato al finestrino, a vedere l’acqua raccogliersi in tanti ruscelli istantanei e percorrere una terra rossa come fuoco, rossa come i campi da tennis che calpestavo con disarmante agilità da ragazzo, o che meno prosaicamente osservavo in tv. E’ proprio questo il paragone più immediato che mi affiora vedendo lo spettacolo che si delinea sotto la fusoliera del velivolo. I campi da tennis del Roland Garros. La voce di Rino Tommasi che descrive la pioggia sul centrale parigino. Solo che nella capitale francese le gocce d’acqua non cambiano il paesaggio radicalmente come avviene qui. Sotto di noi il deserto prende vita. L’ acqua risveglia le piante nascoste sotto la dura scorza del deserto, e laddove corrono i torrenti è tutto un fiorire e un germogliare di verde, di ogni forma e dimensione, acceso e violento come il rosso della terra con cui contrasta. E’ uno spettacolo magnifico, e sono quasi dispiaciuto di dover atterrare.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-7704394527859751223?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/7704394527859751223/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/06/capitolo-33-piove-sul-centrale.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/7704394527859751223'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/7704394527859751223'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/06/capitolo-33-piove-sul-centrale.html' title='Capitolo 33 Piove sul centrale.'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-4726776219456342391</id><published>2009-06-25T02:00:00.000-07:00</published><updated>2009-06-28T08:36:16.742-07:00</updated><title type='text'>Capitolo 32 LA PIZZA</title><content type='html'>&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;Considerando che da che mi sono svegliato stamane: &lt;/div&gt;&lt;ol&gt;&lt;li style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ho visitato la parte nord di Kangaroo Island&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ho affrontato quella che a tutti gli effetti può essere considerata una traversata oceanica&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ho visto i canguri&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ho guidato per Adelaide&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;div align="justify"&gt;E, &lt;span class="Apple-style-span" style="FONT-STYLE: italic"&gt;last but not leas&lt;/span&gt;t, mi sono concesso un bagno caldo e rilassante nella supermegaipefashiondesigndiblindaperdue toilette dell'albergo&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;non trovo scandaloso essere veramente &lt;strong&gt;TROPPO&lt;/strong&gt; stanco per aggiungerci una passeggiata di qualche isolato per visitare Adelaide. Me la tengo per la prossima volta. Alla luce di quanto precedentemente esposto, il primo ristorante decente che incontro va benissimo.&lt;/div&gt;&lt;ol&gt;&lt;/ol&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;Dopo dieci giorni di pranzi a base di &lt;em&gt;pies&lt;/em&gt; , e di cene in cui la grigliata, in ogni sua espressione, è stata l'unica costante, il nostro fisico richiede a gran voce del carboidrato spiccio. Ora, fuori dal belpaese un bel piatto di pasta è tanto facile da trovare quanto difficile da gustare. E' un assioma. La pizza invece concede due variabili. Può fare veramente schifo, e questo a prescindere dal fatto che il pizzaiolo vanti antenati più italiani di me medesimo, oppure può essere commestibile, il che spesso, per quelli nella nostra situazione, cioè in astinenza dura da cibo familiare, è già un risultato di tutto rispetto. Ok, tentiamo la sorte. Il ristorante italiano all'angolo sembra promettente. L' interno è accogliente, non c'è troppa gente, i poster alle pareti sono tutti in tema cinematografico/patriottico/stereotipato. C'è il buon Tony Montana di &lt;a href="http://www.imdb.com/title/tt0086250/"&gt;Scarface&lt;/a&gt;, l' Italian Stallion di &lt;a href="http://www.imdb.com/title/tt0075148/"&gt;Rocky&lt;/a&gt;, la Sofia nazionale nella &lt;a href="http://www.imdb.com/title/tt0054749/"&gt;Ciociara&lt;/a&gt;. Spaghetti, mafia, mandolino...fatta per la pizza!&lt;/div&gt;&lt;ol&gt;&lt;/ol&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;Ordiniamo. Mentre attendiamo diamo una sbirciata ai tavoli a fianco. Le pizze sembrano buone, nessun avventore stramazza sotto il tavolo dopo un paio di bocconi, il che è un bene. L'unica differenza che rileviamo è che le compagnie ordinano una pizza sola, la mettono in centro e ne sbocconcellano qualche fetta, più come aperitivo che come portata. E c'è un motivo. Noi affrontiamo il piatto nazionale spavaldi, uno a testa, come ci siamo abituati a fare da che abbiamo smesso il biberon. Alla terza fetta la pasta tagliata con il gesso a presa rapida si espande nello stomaco e ne prende il possesso per parecchie ore, impedendo l'entrata di qualsiasi altra particella elementare. &lt;/div&gt;&lt;ol&gt;&lt;/ol&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;E qui mi sfogo: &lt;strong&gt;Ma Porca Mastea!&lt;/strong&gt; , come dice mia sorella Alberta. Possibile che di tutto il mondo siamo lo zimbello, che tutti i pueblos unidos sentano il bisogno di farsi i cavolacci nostri, che tutti comunque e ipocritamente spaccino i nostri piatti nei loro ristoranti poichè il made in Italy sulla tavola spacca e nessuno, dico nessuno è mai riuscito a imparare a fare una pizza decente? Ma che ci vorrà? Acqua, farina e sale...li abbiamo solo noi? Uno guarda, impara, si fa dare due o tre dritte...poi un po' di pratica a casa sua e via...non dico gli spaghetti allo scoglio o il risotto champagne e provola, ma una pizza! Mozzarella e pummarola in coppa? Difficile? &lt;strong&gt;Ma cribbio! &lt;/strong&gt;&lt;ol&gt;&lt;/ol&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;Fatto sta che passiamo dal momento di esaltazione mistica per &lt;em&gt;Footprints in the Sand&lt;/em&gt;, &lt;a href="http://wisdom4u.files.wordpress.com/2008/03/footprints-in-the-sand.jpg"&gt;poster &lt;/a&gt;letto mentre attendevamo l'attentato alle nostre viscere e che, onta e ludibrio!, misconoscevo, ai vari momenti sempre mistici, ma di tutt'altro genere trascorsi insonni nonchè in overconfidence da digestivi. &lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-4726776219456342391?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/4726776219456342391/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/06/capitolo-32-la-pizza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/4726776219456342391'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/4726776219456342391'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/06/capitolo-32-la-pizza.html' title='Capitolo 32 LA PIZZA'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-5492036232586069592</id><published>2009-06-04T08:02:00.000-07:00</published><updated>2009-06-11T08:05:34.528-07:00</updated><title type='text'>Capitolo 31 Adelaide vista di striscio.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Gli australiani hanno una considerazione limitata per il loro animale totem. In effetti l’aggettivo che più utilizzano per indicare il canguro è &lt;em&gt;stupid&lt;/em&gt;, che certo non necessita di traduzioni. In effetti passiamo una piacevole mezz’ora in loro compagnia prima che si accorgano di essere stati paparazzati in ogni modo, e si allontanino balzellon balzelloni dagli invadenti umanoidi. &lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SiziDnLfhbI/AAAAAAAAAEM/LE9lu_kgEdw/s1600-h/IMG_3193.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5344895409466607026" style="WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 134px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SiziDnLfhbI/AAAAAAAAAEM/LE9lu_kgEdw/s200/IMG_3193.JPG" align="right" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Saliamo in macchina, ora il traffico in senso di marcia contrario di Adelaide ci fa molta meno paura. La tangenziale che ci mena in città è enorme, le macchine sono tutte ordinatamente in fila, i cambi di corsia avvengono tranquillamente e senza le minacce di morte a cui sono avvezzo in patria. Di fianco alla strada per le auto ne scorre un’altra solo per le biciclette, completamente separata e autonoma, una tangenziale esclusivamente per ciclisti, con tanto di svincoli, uscite programmate, incroci. Non ne avevo mai vista una, così ci fermiamo un po’ troppo ad ammirarne l’utilità e la praticità, tanto da costringere un pazientissimo autoctono ad azionare, suo malgrado, quell’aggeggio infernale posto in centro al volante.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Raggiungiamo, non senza qualche patema di troppo, il nostro albergo. Si affaccia su una delle vie principali, in pieno centro cittadino, sarà un tribolo non indifferente trovare un parcheggio. Optiamo per l’opzione &lt;em&gt;“scarica la moglie e i pacchi e arrangiati a posteggiare”&lt;/em&gt; , quindi mi dirigo sereno verso il marciapiede e accosto. Subito, in un turbinio di &lt;em&gt;Good Afternoon&lt;/em&gt; e aggettivi ridondanti, si palesano un paio di pinguini di altro genere e specie rispetto a quelli visti a K. Island. Mi strappano di mano le valigie, si impossessano dell’auto e ci scaraventano nella hall, dove veniamo presi in consegna dal capo pinguino e da lì trascinati alla nostra stanza. Nel cambio ci guadagnamo direi ampiamente, giacchè dopo dieci giorni di vagabondaggio zingaro e peone il nostro mezzo di trasporto appariva, anche all’osservatore più superficiale, un curioso agglomerato di fango, sabbia e rifiuti su ruote. Invece il nostro alloggio è quanto di più moderno e confortevole abbiamo finora trovato, con un bel lettone alto e soffice, bagno in marmo nero, vasca e doccia, mega televisore al plasma. E ovviamente noi qui ci fermiamo giusto una notte, e nemmeno intera. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il tempo di darci una ripulita, di usufruire di tutti i comfort della marmorea toilette ed è già ora di andare a cena. Uscendo facciamo una capatina sul tetto/terrazza dell'hotel, giusto per dare un occhiatina alla skyline di Adelaide al tramonto. Non ci facciamo mancare nulla! Tavolini, angolo bar, vista su i quattro punti cardinali della città, un posticino tranquillo e romantico, ideale per un aperitivo e una cicca in tranquillità e scioltezza. Maledico per l’ennesima volta la mia idea gagliarda di smettere di fumare in luna di miele, e mi dirigo al ristorante.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-5492036232586069592?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/5492036232586069592/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/06/capitolo-31-adelaide-vista-di-striscio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/5492036232586069592'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/5492036232586069592'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/06/capitolo-31-adelaide-vista-di-striscio.html' title='Capitolo 31 Adelaide vista di striscio.'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SiziDnLfhbI/AAAAAAAAAEM/LE9lu_kgEdw/s72-c/IMG_3193.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-161564761351647784</id><published>2009-05-26T07:37:00.000-07:00</published><updated>2009-10-13T09:02:17.554-07:00</updated><title type='text'>Capitolo 30 Come passare dall’Isola dei Canguri ai canguri veri e propri.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Nel delirio di foche, pinguini, pellicani e quant’altro abbiamo clamorosamente mancato l’appuntamento con il vero re di quest’isola, colui che le dà il nome, l’animale che più di ogni altro incarna lo spirito di questo selvaggio continente. A parte un wallabee con cucciolo e uno  spezzatino (senza polenta), non abbiamo visto l’ombra di un canguro in tutta Kangaroo Island. Da non poter tornare a casa per la vergogna! Lasciata Emu bay ci dirigiamo non troppo convinti verso Penneshaw, l’attracco del nostro traghetto. Lungo il cammino esploriamo qualsiasi deviazione che la strada ci presenti. Una di queste è uno sterrato stretto e angusto che conduce ad una spiaggia libera. Su ogni albero, ai lati della carreggiata, campeggiano cartelli fatti a mano dai bambini del luogo, in cui si avvertono gli automobilisti della possibilità dell’attraversamento marsupiali. Ma per quanto possiamo sforzare gli occhi non ne vediamo manco l’ombra, e ci tocca recarci all’imbarco con questo cruccio. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Forti dell’esperienza dell’ andata scegliamo saggiamente di non pranzare prima di salire sul traghetto. Cappellaccio saldamente calcato in testa, travelgum come fossero mentine, ci inerpichiamo sulla poppa del transatlantico (In realtà sarebbe più un transIndiano…boh, vabbè..) e affrontiamo spavaldi la nuova pugna con la corrente oceanica. Drammatico. Il vento dell’est si incunea nello stretto fra la madre terra e l’isolotto ribelle, creando ondate alte, cupe e poco rassicuranti. Iniziamo a ballare da subito, le mani strette alle balaustre, macchine fotografiche e telecamere riposte in fretta negli zaini, le gambe arcuate il più possibile per garantirci un minimo di equilibrio. Dopo nemmeno metà traversata siamo già assai provati. Il resto dei passeggeri soffre sottocoperta, riempiendo pratici sacchettini d’ordinanza sui loro comodi sedili imbottiti. Grazie, preferisco di no. Preferisco stare all’aperto, con le onde che ti sferzano il viso, il vento che ti porta odore di mare, di iodio, di libertà. Non potrei mai fare il marinaio, sono evidentemente troppo a mio agio sulla terraferma che non su qualsiasi altro elemento, aria o acqua che sia. Però è fantastico poter sperimentare queste sensazioni, le stesse (in versione molto ridotta!) di chi esplorava i sette mari su fragili gusci di noce e combatteva ogni giorno per strappare alle onde la propria pellaccia, indurita dal vento di mille tempeste e dal sole di mille tramonti. &lt;em&gt;Corpo di mille balene!&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Finalmente attracchiamo a Cape Jarvis, e lentamente iniziamo le procedure per l’uscita delle macchine. Una solitaria foca viene a porgerci i suoi saluti sguazzando pigramente lungo le murate, come a ricordarci quale angolo di paradiso stiamo abbandonando. Plausibilmente a causa dell’infame traversata, e nonostante il sole abbi già passato lo zenit da un bel pezzo, i morsi della fame ancora non ci angustiano (forse perchè prima lo stomaco deve tornare al suo posto!), e decidiamo di imboccare la strada per Adelaide. Dopo un po’ troviamo uno spiazzo panoramico sull’ oceano, all’ombra di tre imponenti araucarie, e ci concediamo un pranzetto veloce. Fin troppo veloce, poiché le carezze del sole non consentono di mangiare chiusi in macchina, e un nugolo di mosche invadenti e affamate non ci permette di gustare il pasto in pace. &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/4007203343/" title="Kangaroos by Bloody Nick, on Flickr"&gt;&lt;img src="http://farm3.static.flickr.com/2441/4007203343_8b2dae3196_m.jpg" width="240" height="153" alt="Kangaroos" align="left" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ripartiamo, io un po’ troppo alterato per quanto la situazione effettivamente meriti. Poi finalmente succede. Arriviamo alle porte di Adelaide, in uno di quei paesi satellite subito a ridosso delle grandi città. Accanto alla strada c’è un prato recintato e degli enormi eucalipti che assicurano gradite zone d’ombra per gli animali. Questo è appunto il motivo che ha spinto un bel branco di canguri a trovarvi rifugio in questo torrido pomeriggio estivo. Li abbiamo cercati nelle zone più assurde, perdendoci in sentieri improbabili e lontani il più possibile da qualsiasi vestigia di civiltà, per trovarli in gran numero, con cuccioli al seguito a due passi dalla metropoli. E’ la terra dei contrari, e l’animale simbolo non poteva costituire un’ eccezione.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-161564761351647784?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/161564761351647784/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/05/capitolo-30-come-passare-dallisola-dei.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/161564761351647784'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/161564761351647784'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/05/capitolo-30-come-passare-dallisola-dei.html' title='Capitolo 30 Come passare dall’Isola dei Canguri ai canguri veri e propri.'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm3.static.flickr.com/2441/4007203343_8b2dae3196_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-7653337129901972920</id><published>2009-05-20T09:44:00.000-07:00</published><updated>2009-05-21T08:13:38.369-07:00</updated><title type='text'>Capitolo 29 Chi di fari ferisce..</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ci sveglia il solito vento che sibila fra le imposte. Ieri l’ho trovato molto naturalistico e romantico, oggi un po’ meno. Nonostante sia presto per partire, la cena saltata richiede adeguata contromisura e corriamo dal fornaio appena questi apre i battenti. Dopo esserci abbondantemente rifocillati facciamo una passeggiata per le vie della ridente cittadina. Ad attirare la nostra attenzione è uno di quei classici negozietti che si possono trovare ovunque nelle località di mare, una di quelle trappole per turisti autorizzate, con le su&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/ShVtuOKdLUI/AAAAAAAAAD0/afFcILnpFnE/s1600-h/IMG_3141.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5338293574160952642" style="WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 134px" alt="" hspace="10" src="http://1.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/ShVtuOKdLUI/AAAAAAAAAD0/afFcILnpFnE/s200/IMG_3141.JPG" align="right" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;e vetrine decorate e souvenir di ogni tipo in bella mostra. Ad accoglierci al suo interno c’è una simpatica hippie sulla settantina, con lunghi capelli color cenere che le scendono disordinatamente sulle spalle, un curioso vestito a fiori, imperdonabile cliché, e una passione vera per il &lt;em&gt;book sharing&lt;/em&gt;. Mentre cerco un adeguato tomo che mi possa far compagnia per tutta la seconda parte del viaggio, commetto l’errore di lasciare Barbara in sua compagnia, e quando lo realizzo è ormai troppo tardi. Mi presento alla cassa con un tascabile di &lt;em&gt;Robert Ludlum&lt;/em&gt; che sembra aver passato più mani di una moneta, e che probabilmente vale ancora meno dei quattro dollari che spendo. Mia moglie arriva con un faro portachiavi di mezzo metro dal costo approssimativo ed esagerato di 17 dollari. Ricapitolando &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Lui&lt;/strong&gt;: Tascabile. Quattro dollari. Usa e getta.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lei&lt;/strong&gt;: Diciassette dollari di faro fragilissimo, da incastrare in qualche modo in valigia e riportare in patria. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un vero affare.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La giusta punizione per l’incauta compagna arriva qualche ora più tardi, e nell’insospettabile forma di una scolaresca. C’è un sole splendido, il traghetto parte nel primo pomeriggio, abbiamo tutto il tempo per fare una breve deviazione verso Emu bay e andarci a rilassare in spiaggia. Arrivati al parcheggio non possiamo non notare i due pulmini pieni di bambini che ci affiancano. In un attimo, dalle portiere aperte si riversa una fiumana ridente e colorata che si appropria di ogni spazio attorno a noi. Mentre osserviamo i tentativi di maestri e genitori di ristabilire ordine e disciplina, una madre ritardataria sbaglia in pieno le misure del suo &lt;em&gt;pick up&lt;/em&gt;, e abbatte la staccionata che delimita il parcheggio. La classe raggiunge il momento più alto di anarchia e ilarità. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/ShVtBgPdhcI/AAAAAAAAADs/K-8a0D5jRWw/s1600-h/IMG_3139.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5338292805919671746" style="WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 134px" alt="" hspace="10" src="http://3.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/ShVtBgPdhcI/AAAAAAAAADs/K-8a0D5jRWw/s200/IMG_3139.JPG" align="left" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Scappiamo verso la spiaggia, che fortunatamente è abbastanza ampia da permetterci di mettere una certa distanza fra noi e la truppa. Finalmente posso togliermi la soddisfazione di mettere i piedi nell’oceano e, di conseguenza, ghiacciarmi le ossa fino al midollo. Nel frattempo i bimbi apprendono sul campo quelle che riteniamo potrebbero essere rudimenti di vita acquatica, nella fattispecie gabbiani, alghe e conchiglie. Sarà il venticello, il rumore di sottofondo delle onde che si rompono placide, le grida dei bimbi e dei pennuti o semplicemente la somma delle mie maledizioni verso l’inutile faro, di fatto Barbara inizia ad accusare un lieve urgenza nelle zone basse. Nel tragitto che ci porta agli unici bagni della baia, i medesimi fattori scatenanti fanno evidentemente presa anche sulla scolaresca. Il problema è che loro hanno il vantaggio territoriale, essendosi accampati proprio presso le ambite toilettes. Morale? Per potersi liberare mia moglie deve attendere che lo facciano tutti i bimbi, e intendo tutti tutti, più le maestre, gli accompagnatori e gli autisti dei pulmini. Poi dicono che non c’è giustizia.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-7653337129901972920?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/7653337129901972920/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/05/capitolo-29-chi-di-fari-ferisce.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/7653337129901972920'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/7653337129901972920'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/05/capitolo-29-chi-di-fari-ferisce.html' title='Capitolo 29 Chi di fari ferisce..'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/ShVtuOKdLUI/AAAAAAAAAD0/afFcILnpFnE/s72-c/IMG_3141.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-3440880377174132866</id><published>2009-05-13T09:39:00.000-07:00</published><updated>2009-05-14T06:30:03.878-07:00</updated><title type='text'>Capitolo 28 Parata notturna di pinguini.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Arriviamo in albergo giusto in tempo per afferrare un biscotto al volo e per scegliere dalla valigia la felpa più pesante, dopodiché corriamo al molo dei pellicani, luogo ove sorge l'edificio della Marina, da cui partono i tour guidati per addentrarsi nella colonia di pinguini. E’ una frizzante seratina primaverile, spazzata dal consueto venticello da sud, latore di profumi marini, nubi minacciose, balsamico iodio e freddo polare. Al momento di registrarci scopriamo con orrore che la ragazzetta in prova come receptionist nel nostro hotel non ha passato la prenotazione per la gita di stasera ai gestori del parco. Brivido, terrore e raccapriccio, poi grazie ad una ragionevole guida autoctona e al fatto che Barbara porta tutti i vaucher relativi al nostro viaggio sempre con sé, quasi tatuati addosso come in &lt;a href="http://www.imdb.com/title/tt0209144/"&gt;Memento&lt;/a&gt;, la situazione si sblocca a nostro favore e veniamo ammessi allo show.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre attendiamo di uscire veniamo parcheggiati all’interno del piccolo museo, dove è possibile apprendere alcune nozioni base mediante appositi percorsi visivi e soprattutto ammirare la vita di questo tratto di mare grazie a rudimentali ma affascinanti acquari. Finalmente arriva il momento di uscire e affrontare la fredda serata. A condurci è uno sbarbatello ventenne, volontario come tutto il resto dello staff, che ci diffida dal fare foto col flash e dallo spaventare in alcun modo gli animali. Le nozioni di biologia pinguina conosciute da Barbara sono, con ogni probabilità, maggiori rispetto a quelle del nostro imberbe Cicerone, ma evidentemente il suo spirito di contraddizione è in modalità on perenne solo con lo sventurato e novello marito, mentre si beve affascinata qualsiasi stupidaggine proveniente da un facsimile di guida indigena. Le nuvole coprono interamente la luna, e gli schivi animaletti se ne stanno belli chiusi nei loro nidi riparati dal vento, alla faccia di coloro che hanno affrontato viaggi intercontinentali pur di vederli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per fortuna il tempo gioca a nostro favore. Infatti questo è l’orario in cui gli adulti rientrano dalla giornata di pesca e chiamano i cuccioli sul bagnasciuga per dividere con loro il frutto delle loro fatiche. Dal mare iniziano a sentirsi i primi richiami e i piccoli lasciano finalmente i loro accoglienti ripari attratti dall’ ancestrale prospettiva della pappa. Tramite uno speciale raggio di luce rossa, invisibile ai pinguini e pertanto non invasiva, la guida li segue mentre, goffi e irresistibilmente buffi, corrono su e giù per la spiaggia alla ricerca dei genitori. Questa particolare specie di pinguini raggiunge, in forma adulta, la non eccelsa altezza di trenta centimetri. Da cuccioli sono dei batuffoli lanuginosi alti poco più di due spanne, con un equilibrio instabile che ne contrasta la eccezionale voracità. Vedendoli mi sovviene che ieri, mentre mi approcciavo all’isola, dalla murata del nostro traghetto avevo intravisto una scheggia di color nero, e lunga pressappoco una trentina di centimetri, nuotare a velocità warp fra le onde dell’oceano. La differenza fra l’ agilità nel contesto marino rispetto alla goffaggine che li caratterizza mentre sono sulla terraferma me li rende ancora più simpatici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’escursione finisce e torniamo silenziosamente in città. Sono le 21.55 e il fornaio/pizzeria al trancio che avevamo puntato stamattina chiude fra 5 minuti. Se vogliamo cenare ci dobbiamo muovere spediti e senza esitare. Il paese è deserto, il vento fischia e tutti i negozi sono chiusi. Da bravi pescatori sono tutti già a nanna da un pezzo. Il fornaio ha le serrande già chiuse, sta spazzando il pavimento e i nostri sguardi imploranti non lo muovono a compassione. Torniamo rassegnati al nostro albergo. Il ristorante è già chiuso da ore, come sapevamo, e i tavoli sono già apparecchiati per il breakfast del mattino dopo. Rubiamo un paio di biscotti e ceniamo in camera con una bustina di camomilla saggiamente portata da Padova.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-3440880377174132866?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/3440880377174132866/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/05/capitolo-28-parata-notturna-di-pinguini.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/3440880377174132866'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/3440880377174132866'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/05/capitolo-28-parata-notturna-di-pinguini.html' title='Capitolo 28 Parata notturna di pinguini.'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-9175483032076404670</id><published>2009-05-06T09:38:00.000-07:00</published><updated>2009-07-09T01:49:55.979-07:00</updated><title type='text'>Capitolo 27 I nostri nella Laguna Nera</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;La nostra prima giornata sull’ Isola dei Canguri volge al termine. Come bilancio siamo decisamente in attivo per quel che riguarda le foche, meno per le altre specie animali. Purtroppo &lt;a title="A baby for a baby.. by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3509356109/" hspace="10"&gt;&lt;img height="166" alt="A baby for a baby.." src="http://farm4.static.flickr.com/3578/3509356109_547975a67f_m.jpg" width="240" align="left" /&gt;&lt;/a&gt;il mancato avvistamento dell’ornitorinco ha un elevato peso specifico, e tende a farmi dimenticare il valore intrinseco della giornata che sta finendo. In fondo, se fossi a Padova, nelle stesse ore mi sarei svegliato controvoglia nel mio talamo già abbandonato dalla consorte; avrei fatto una troppo abbondante colazione fissando la finestra chiusa di fronte a me e mi sarei recato MOLTO controvoglia al lavoro a svolgere mansioni umili e assolutamente inutili per otto ore. Il tutto ritenendomi oltremodo soddisfatto se durante il tragitto mi fosse accaduto di avvistare un paio di passeri o una solitaria garzetta lungo il canale. Qui invece: &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;· Mi sono svegliato col vento che fischiava fra le imposte, e mia moglie era accanto a me. (Ok, suona molto mieloso, ma si va in viaggio di nozze una volta sola!)&lt;br /&gt;· Ho fatto colazione nella miglior bakery della città, nonché unica, mentre i pellicani prendevano il sole a pochi metri da noi.&lt;br /&gt;· Ho avvistato un paio di falchi, una deliziosa wallabee con cucciolo, una lucertola australiana di mezzo metro, tutti prima ancora di passeggiare a cinque metri da una colonia di foche.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ci si può accontentare. In più ancora non abbiamo toccato quello che sarà il piatto forte della giornata, ovvero l’escursione notturna in una colonia di pinguini! Ripercorriamo la strada di questa mattina con passo sostenuto, in direzione di una doccia, di una cena veloce e dell’ appuntamento &lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SlWulvkUhYI/AAAAAAAAAEo/buJA1MCd2G0/s1600-h/Road.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5356379295274272130" style="WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 130px" alt="" hspace="10" src="http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SlWulvkUhYI/AAAAAAAAAEo/buJA1MCd2G0/s200/Road.jpg" align="left" /&gt;&lt;/a&gt;con i simpatici pennuti. Prima di arrivare a Kingscote commettiamo quello che, a posteriori, si rivelerà un clamoroso errore. Decidiamo di seguire i consigli di un vecchio cartello in legno, che porta inciso &lt;em&gt;“… lagoon”&lt;/em&gt; e andiamo ad esplorare questo posticino, senza prima esserci procacciati la cena. In realtà ho letto benissimo &lt;strong&gt;“DUCK lagoon”,&lt;/strong&gt; ma voglio credere si tratti invece di una &lt;strong&gt;“BLACK lagoon”,&lt;/strong&gt; possibilmente con tanto di omonimo mostro, e mi precipito a vederla. Dopo un tratto di sterrato rosso acceso che passa dentro un bosco di eucalipti sbuchiamo in fronte alla pozza. Per una volta ho ragione io: saranno le ombre della sera, i tronchi di alberi morti che affiorano dalle acque scure, l’assenza delle papere che dovrebbero darle il nome, ma la laguna appare molto più black che non duck. Inizio quasi a preoccuparmi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;In realtà il posto è assolutamente suggestivo e meritava una capatina. Uno stormo di pappagalli rosa staziona sopra un maestoso albero spoglio, e l’aere si riempie del loro simpatico chiasso. Peccato siano soggetti assolutamente refrattari alla fotografia, data la loro naturale tendenza a non riuscire a rimanere fermi nemmeno per il tempo che occorre a fare un click.&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SgMJ_SMvADI/AAAAAAAAADk/g43_3bQCbWU/s1600-h/IMG_3129.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5333117366558457906" style="WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 134px" alt="" hspace="10" src="http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SgMJ_SMvADI/AAAAAAAAADk/g43_3bQCbWU/s200/IMG_3129.JPG" align="right" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Fiori di colori e forme sconosciute strappano alla biologa vistosi e rumorosi cenni di approvazione. Questi almeno si possono ritrarre. Un paio di pellicani viene a posarsi fra le radici di un eucalipto posto sulla riva opposta a dove ci troviamo noi. Qui danno vita ad una serie di rituali di seduzione che ci ricordano come da questo lato del mondo sia inoltrata primavera. Tornati alla macchina troviamo ad attenderci un paio di turisti che, come noi, ha coraggiosamente intrapreso l’impervio sentiero sterrato, e ora scruta speranzosa le cime degli eucalipti. Ci chiedono se abbiamo visto koala in zona. Dolenti indichiamo i pappagalli e i pellicani, ma non sembrano apprezzare l’alternativa che offriamo. Li salutiamo e corriamo a vedere i pinguini.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-9175483032076404670?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/9175483032076404670/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/05/capitolo-27-i-nostri-nella-laguna-nera.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/9175483032076404670'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/9175483032076404670'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/05/capitolo-27-i-nostri-nella-laguna-nera.html' title='Capitolo 27 I nostri nella Laguna Nera'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm4.static.flickr.com/3578/3509356109_547975a67f_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-234497121402462966</id><published>2009-04-28T10:01:00.000-07:00</published><updated>2009-07-06T03:48:42.982-07:00</updated><title type='text'>Capitolo 26 L'ammirevole Admiral’s Arch</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Smaltita la delusione per il mancato appuntamento con l’ornitorinco, pianifichiamo sulla cartina il nostro percorso. In realtà c’è ben poco da scegliere. Tra sentieri chiusi per vari accoppiamenti o per ragioni di restauro, e la tempesta perfetta che è pronta per scatenarsi, scegliamo l’unica alternativa possibile e scendiamo in visita all’ &lt;em&gt;Admiral’s Arch&lt;/em&gt;. Tendenzialmente sono refrattario a perdermi nelle dettagliate spiegazioni di una guida o di un pieghevole all’ingresso. Preferisco di gran lunga la sorpresa. Quindi percorro baldanzoso la passerella, che dal parcheggio in cima alla rupe conduce in basso verso l’oceano, finchè alle mie narici arriva un puzzo che mi è già familiare. Non ditemi che l’unico sentiero percorribile mi porta ad un'altra colonia di foche! L’unico animale che avevo già visto! &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;E’ tutta questione di prospettive. Se ieri, o anche un mese fa, un anno fa, mi avessero detto: “Visiterai due colonie di foche.” sarei stato entusiasta. Adesso mi sento un po’ beffato dal destino. Scendiamo dalla macchina e ci infiliamo le giacche a vento immediatamente. Che sfortuna, piove! &lt;a title="It's a hard life! by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3482132453/"&gt;&lt;img height="164" alt="It's a hard life!" hspace="10" src="http://farm4.static.flickr.com/3582/3482132453_45bbce069a_m.jpg" width="240" align="left" /&gt;&lt;/a&gt;Realizziamo che tecnicamente non è che stia proprio piovendo. La lingua di terra su cui camminiamo declina dolcemente verso il mare, formando un sottile promontorio scoglioso. La furia degli elementi ha scavato le rocce, creando un anfiteatro naturale dove riposano i pinnipedi. Le onde si infrangono sugli scogli, il vento forza 7 cattura gli schizzi e ce li sbatte in faccia parecchi metri più in alto. Il bello è che mentre le foche dormono pacifiche e rilassate, come se l’infuriare della natura non le riguardasse, gli sventurati umani devono ricorrere a impermeabili e cappelli per non inzupparsi, una battaglia comunque perduta.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nonostante il clima avverso siamo fra i temerari che tengono duro &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3693939342/" title="Clima mite e temperato by Bloody Nick, on Flickr"&gt;&lt;img hspace="10" src="http://farm3.static.flickr.com/2469/3693939342_08444d42b7_m.jpg" width="240" height="160" alt="Clima mite e temperato" align="right" /&gt;&lt;/a&gt;e scendono fino all’ Arco dell’ Ammiraglio. Bello, niente da dire. L’oceano ha scavato tutto sotto il promontorio, fino a sbucare dall’altra parte, formando un arco di rocce che dà il nome alla località. Praticamente abbiamo camminato su una striscia di terra sottile come una sfoglia, sopra uno strapiombo erto di rocce aguzze, in balia di vento e pioggia per vedere le foche da molto più distante rispetto a stamattina. Facciamo due foto ricordo e scappiamo via. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="The storm is coming.. by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3674024383/"&gt;&lt;img height="161" alt="The storm is coming.." hspace="10" src="http://farm3.static.flickr.com/2513/3674024383_2e3238e38e_m.jpg" width="240" align="left" /&gt;&lt;/a&gt;Ci tuffiamo in auto, finalmente al riparo dagli elementi. Prima di uscire dal parco prendiamo un altro sentiero, un po’ troppo scosceso per la trazione del nostro mezzo, ma almeno ci permette di godere la visuale del promontorio da posizione più elevata. L’immagine di &lt;em&gt;Cape du Couedic&lt;/em&gt;, con il suo maestoso faro che si erge in mezzo al nulla, circondato solo da nuvole minacciose rimarrà scolpita nella mia memoria a lungo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-234497121402462966?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/234497121402462966/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/04/capitolo-26-lammirevole-admirals-arch.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/234497121402462966'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/234497121402462966'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/04/capitolo-26-lammirevole-admirals-arch.html' title='Capitolo 26 L&apos;ammirevole Admiral’s Arch'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm4.static.flickr.com/3582/3482132453_45bbce069a_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-8740227253433780353</id><published>2009-04-15T08:57:00.000-07:00</published><updated>2009-06-24T02:35:38.500-07:00</updated><title type='text'>Capitolo 25 L’accoppiamento del Platypus</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Dal parco delle foche ci muoviamo verso sud, in direzione di Flinders Chase. Il paesaggio è spettrale. Gli incendi hanno devastato la parte meridionale dell’isola, qualche solitario albero carbonizzato è quanto rimane di quello che poteva essere una rigogliosa boscaglia. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Drammatico? In realtà, come mi spiega la Dott. Zecchin, "&lt;em&gt;molti (purtroppo non tutti, visto che i recenti eventi hanno dimostrato che i piromani ci sono anche in Australia!) di questi incendi sono programmati e appositamente causati da quello che è l'equivalente del nostro Corpo Forestale. Ora, se si ha anche solo una minima idea del vento che spira costante in quelle zone, questa pratica può sconcertare parecchio. A quanto pare però anni e anni di esperienza hanno permesso ai rangers di capire quando, dove e come appiccare gli incendi, se vogliono che questi abbiano una funzione benefica per la natura, e non devastante. E benefica molto più che in altri ambienti, perchè qui il fuoco non solo fertilizza i terreni, ma soprattutto è elemento fondamentale per lo sviluppo di certe piante, che proprio dal fuoco &lt;strong&gt;dipendono per alcuni passaggi importanti dei loro cicli&lt;/strong&gt;. Per es. la Yacca, buffissima pianta nota per il suo enorme ciuffo di foglie che ce l'ha fatta soprannominare "cugino It", con gli incendi sprigiona un gas che ne stimola la fioritura...madre natura è proprio incredibile!&lt;/em&gt; " &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il parcheggio del parco è posto sotto a degli enormi eucalipti. Nonostante nuvole minacciose siano in arrivo dall’oceano, l’ombra delle fronde e la quiete del luogo formano il rifugio ideale per chi, come noi, è alla ricerca di un posticino tranquillo in cui consumare un modesto pranzo. Mentre Barbara si documenta sulle guide io vengo rapito dalla pace del luogo e, inclinato il sedile quel che basta, infrango il sacro silenzio che ci circonda con un russare misurato e armonico.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Cape du Couedic by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3653643094/"&gt;&lt;img height="240" alt="Cape du Couedic" hspace="10" src="http://farm4.static.flickr.com/3342/3653643094_ae3559eea5_m.jpg" width="162" align="left" /&gt;&lt;/a&gt;Purtroppo tutti i momenti più belli sono destinati a finire, e Barbara, dopo aver mandato a memoria ogni singola riga sul parco, decide di porre fine alla mia pennica e di trascinarmi in mezzo alla natura selvaggia. All’ingresso perdo subito mia moglie, che mi lascia in coda a versare il giusto obolo e a larghe falcate si dirige verso il centro informazioni per riempire quelle poche lacune che lo studio compulsivo di otto guide le hanno lasciato. La ritrovo con un libro di piante locali, con cui certo non è entrata, mentre smanetta su di un touch screen di nozioni botaniche. Ora, l’intero concept del giro informativo è studiato per i bambini: i seggiolini sono ad altezza bimbo, le manopole e i pulsanti dei vari schermi sono colorate e accattivanti, le gigantografie dei dinosauri e delle piante sono sistemati all’interno di un piacevole percorso didattico immediatamente comprensibile ai più piccoli. Ed infatti, alle spalle della mia invasata consorte si è formata una coda di 10 – 15 scolaretti, ordinatamente in attesa che la bambina più grande ceda loro il posto. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;La strada principale del parco è anche l’unica che porti all’estremo sud dell’ isola. Da lì partono diversi percorsi tematici, ognuno dei quali ti permette di incontrare una particolare specie animale. Purtroppo la stagione degli amori e della deposizione di uova degli ornitorinchi è già iniziata, e, per motivi di privacy, il loro sentiero è chiuso. Ecco, lo sapevo. Se c’è un animale che ero veramente curioso di vedere, questo era l’ornitorinco. Già in natura è tutt’altro che facile osservarli, addirittura impossibile se non in questo continente. Arrivare in capo al mondo e trovarsi i percorsi a loro dedicati chiusi per accoppiamento è veramente una beffa.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-8740227253433780353?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/8740227253433780353/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/04/capitolo-25-laccoppiamento-del-platypus.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/8740227253433780353'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/8740227253433780353'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/04/capitolo-25-laccoppiamento-del-platypus.html' title='Capitolo 25 L’accoppiamento del Platypus'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm4.static.flickr.com/3342/3653643094_ae3559eea5_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-8570537072286291324</id><published>2009-04-07T07:34:00.000-07:00</published><updated>2009-08-04T07:45:47.380-07:00</updated><title type='text'>Capitolo 24  W la foca! (Non poteva che essere questo..)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Incalzato dalle domande talvolta pertinenti della mia signora, il ranger ci confida che la manovra per avvicinare i turisti alle foche è iniziata negli anni ’70. Sono quasi quarant’anni da che hanno iniziato ad abituare queste simpatiche bestiole alla presenza dell’ uomo. Grazie a questo decennale percorso, noi, fortunati mortali, possiamo penetrare nel loro habitat senza infastidirle in alcun modo. &lt;a title="Seal Bay Conservatory Park by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3444306058/"&gt;&lt;img height="163" alt="Seal Bay Conservatory Park" hspace="10" src="http://farm4.static.flickr.com/3384/3444306058_86baef2e1d_m.jpg" width="240" align="left" /&gt;&lt;/a&gt;Con la voce rotta dall’emozione Barbara prova a spiegarmi quanto un progetto di questo spessore scientifico sia assolutamente all’avanguardia (ma dai??) non solo per il nostro arretrato paese, ma probabilmente anche per altre realtà più, naturalisticamente parlando, avanzate. La bellezza struggente del paesaggio selvaggio e la magnifica esperienza che sto vivendo, mi portano a formulare quello che potrebbe essere un pensiero intelligente. L’osservazione e lo studio delle foche, delle balene, dei pinguini e i vari progetti di salvaguardia dei loro ambienti qui in Australia è partita prima rispetto ad ogni altro paese. Quando visiteremo l’isola delle tartarughe marine verremo informati che i primi approcci scientifici verso questi rettili risalgono addirittura ai primi anni ’50. Ma perché noi no? Perché noi non abbiamo mai messo in piedi opere di questo rilievo? Perché noi non abbiamo le foche! Semplice. Ma questa spiegazione non regge. La realtà è che negli anni ’50 avevamo ben altro a cui pensare. Non solo l’Italia, tutta l’Europa era da ricostruire. Non avere avuto la guerra sul proprio suolo ha permesso ad americani ed australiani di partire prima di tutti gli altri con i progetti di salvaguardia ambientale. E i risultati sono lì da vedere. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Le foche giocherellano a non più di 5-10 metri da noi. I cuccioli dormono beati. Qualcuna, più audace, si getta nell’oceano alla ricerca di uno spuntino. Se proprio devo trovare una nota negativa, devo rilevare che l’odore di grasso di foca, unito a quello di pesce che il vento ci getta addosso non è proprio il massimo della vita.&lt;a title="Family portrait with seagull by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3446844581/"&gt;&lt;img height="170" alt="Family portrait with seagull" hspace="10" src="http://farm4.static.flickr.com/3664/3446844581_f977d75d6a_m.jpg" width="240" align="right" /&gt;&lt;/a&gt; Ma è un disagio veramente minimo rispetto allo spettacolo che stiamo vivendo. I maschi adulti litigano fra loro per la conquista di qualche femmina. Sono talmente presi dal ferormone che di sicuro non fanno caso a noi. Comunque preferisco allontanarmi, non sia mai che un maschio alfa dominante mi veda come una minaccia per il suo pinnato harem. Alle nostre spalle una mamma col suo cucciolo scende verso il mare per una rinfrescante nuotata. Siamo in mezzo alla sua traiettoria, quindi le cediamo il passo. Goffamente i pinnipedi passano tra di noi, mentre ne osserviamo il mantello, nuovo e lucente quello del cucciolo, screziato e segnato dalle mille battaglie in mare quello della madre. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Lasciamo la spiaggia e riprendiamo il sentiero verso l’entrata del parco. D’un tratto le persone innanzi a noi tornano ad abbracciare le macchine fotografiche e si affollano verso un cespuglio. Immagino si tratti di un wallabee come quello che ho visto in precedenza, e mi sporgo curioso. Una specie di iguana, con un bel mezzo metro di coda lunga e dritta dietro di sé sfreccia in mezzo al sentiero e scompare dietro un masso. La guida, scocciata, ci invita a proseguire, in fondo &lt;em&gt;“It’s just a lizard!”&lt;/em&gt; . Povero ranger, lavorare quarant’anni per portarci ad accarezzare le foche e poi vedere i tuoi turisti fotografare, con la stessa passione, una “semplice lucertola”. Rispetto il tuo punto di vista, e ammetto che un tale atteggiamento possa dare fastidio. E’ solo che una “semplice lucertola” di un metro io non l’avevo mai vista!&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-8570537072286291324?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/8570537072286291324/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/04/w-la-foca.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/8570537072286291324'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/8570537072286291324'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/04/w-la-foca.html' title='Capitolo 24  W la foca! (Non poteva che essere questo..)'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm4.static.flickr.com/3384/3444306058_86baef2e1d_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-1832801832760964431</id><published>2009-04-02T00:46:00.000-07:00</published><updated>2009-04-15T08:31:40.800-07:00</updated><title type='text'>Capitolo 23 Kangaroo Island for Dummies...</title><content type='html'>&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;Non era nei miei piani buttarmi selvaggiamente su di un povero canguro e divorarmelo, ma qui si usa regolamentare la specie, altrimenti troppo numerosa ed invasiva. Un po' come fanno sui nostri monti con i caprioli. E le analogie con gli ungulati nostrani non si fermano a questa. La forma del muso e delle orecchie è molto simile, come simile è il rischio di cecchinarli con l'auto di notte lungo le strade. In più, fatti in umido o trasformati in spezzatino e accompagnati da una fumante polentina, entrambe le specie mantengono quel &lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SdTqaAUnX0I/AAAAAAAAADU/ccuf7qvg8xI/s1600-h/IMG_3019.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5320134792315363138" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 134px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SdTqaAUnX0I/AAAAAAAAADU/ccuf7qvg8xI/s200/IMG_3019.JPG" align="right" border="5" /&gt;&lt;/a&gt;retrogusto selvatico che non va via nemmeno con mezzo litro di rosso generoso e onesto. Dal momento che anche mia moglie ha avuto il suo bel daffare nell' estinguere quelle che sul menù venivano indicate come costine di maiale, mentre nella realtà erano non meno di un intera cassa toracica di porcello adulto, salire in camera e annegarci di camomilla ci sembra il minimo che possiamo fare per i nostri sconvolti apparati digerenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;Il giorno seguente ci mettiamo in pista di buon ora. La prima tappa ovviamente la facciamo...dal panettiere! Mentre facciamo colazione non possiamo fare a meno di notare che la bakery in questione divide i locali con un'edicola, e che il nostro tavolino è posto giusto nel reparto riviste da sposa. Nonostante ormai si sia già dato, impiego parecchio tempo per trascinare Barbara fuori di lì. Mi butto alla ricerca del pellicano che ho visto ieri sera, e che ho visto ammarare poco lontano dal nostro albergo. Arriviamo al vecchio molo del paese, sotto il quale hanno trovato rifugio numerosi gabbiani e cormorani, intenti ad asciugarsi le ali al pallido sole. Pellicani nemmeno l'ombra, eppure sono sicuro di averlo viso volare in questa direzione. Magari sono usciti in cerca di cibo, mica tutti gli animali possono fermarsi ore in panetteria a guardare abiti da sposa! Procedo testardo verso un'insenatura poco più innanzi. &lt;a title="Australian Pelicans by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3384856900/"&gt;&lt;img height="169" alt="Australian Pelicans" hspace="10" src="http://farm4.static.flickr.com/3565/3384856900_b008a5115f_m.jpg" width="240" align="left" /&gt;&lt;/a&gt;Il vento gelido e la scarsa fiducia nelle mie capacità spinge Barbara a barricarsi in macchina. Stavolta però ho ragione io. Ecco il pennuto! Anzi i pennuti. Ci sono quattro pellicani intenti al cazzeggio sugli scogli. Appena mi vedono iniziano mettersi in posa, anzi protestano finché non convinco anche la mia riluttante signora a venire ad osservarli da vicino. Ci avevano detto che è facile vedere ogni tipo di animale, ma qui si esagera! &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;Lasciamo i vanesi pennuti e ci avventuriamo verso il sud dell'isola. La nostra meta è il Seal Bay Conservatory Park, e ci sentiamo vagamente eccitati all' idea. Su quest'isola è infatti possibile visitare un'intera colonia di foche tenendosi a non più di dieci metri di distanza. Il parco comprende due tipi di percorso. Il primo, più agevole e aperto al pubblico non ti permette di scendere alla spiaggia, ma solo di vedere dall'alto i luoghi dove riposano questi pinnipedi. Il secondo, in compagnia di un ranger e dietro adeguato compenso, ti mena fino al cuore della colonia. Non sono venuto sin qui solo per scattare foto panoramiche, quindi mi separo volentieri dei dollars richiestimi e mi prenoto per la gita col ranger.&lt;a title="Wallaby by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3444306190/"&gt;&lt;img height="160" alt="Wallaby" hspace="10" src="http://farm4.static.flickr.com/3408/3444306190_57cc3fc945_m.jpg" width="240" align="right" /&gt;&lt;/a&gt; Mentre attendiamo la partenza del nostro tour guidato, proviamo a mascherare l'impazienza facendo il giro panoramico. Non si vede poi molto, ma già constatare che sotto di noi nuotano le foche ci mette di ottimo umore, e ci affrettiamo al randez vous. Già pregusto una serie di sketches gagliardi a base di cestini da picnic e di me che chiamo Bubu la mia dolce metà, quando la mia attenzione viene attratta da qualcosa che si muove sotto un cespuglio. Una clamorosa botta di fortuna. Una femmina di wallaby con tanto di cucciolo! Fantastico! Sono talmente emozionato che quasi mi perdo la partenza del tour verso la spiaggia. Poi realizzo che mia moglie ha già iniziato a tempestare il ranger di domande prima ancora di aver visto una sola foca e, a malincuore, abbandono i microscopici marsupiali.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-1832801832760964431?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/1832801832760964431/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/04/capitolo-23-kangaroo-island-for-dummies.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/1832801832760964431'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/1832801832760964431'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/04/capitolo-23-kangaroo-island-for-dummies.html' title='Capitolo 23 Kangaroo Island for Dummies...'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SdTqaAUnX0I/AAAAAAAAADU/ccuf7qvg8xI/s72-c/IMG_3019.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-7332996915346372834</id><published>2009-03-30T09:48:00.000-07:00</published><updated>2009-03-30T09:49:09.287-07:00</updated><title type='text'>Capitolo 22 Facciamo alla romana? Anche no.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;L’unico albergo dell’isola si affaccia sulla splendida baia di Kingscote. Da un punto di vista meramente scenico non c’è nulla da eccepire. Peccato che l’estate australiana sia ancora all’inizio, e che il vento spazzi via ogni tentativo di goderci il tramonto sull’oceano. Che strana giornata, cotti di giorno, ghiacciati alla sera! E l’estrema razionalizzazione dell’acqua potabile sull’isola non ci consente neppure il conforto di una doccia bollente. Il clima avverso ci consiglia inoltre di approfittare del ristorante del hotel, senza avventurarci troppo in città. Vorrà dire che dedicheremo la giornata di domani alla sua esplorazione. Fra il viaggio impegnativo, e la divergenza culturale che vuole la cena servita ben prima delle 20, arriviamo in sala che la metà dei tavoli è già stata allestita per la colazione, e le cucine sono in via di chiusura. Un cartello ci avvisa che l’orario entro il quale saranno disponibili  le cibarie non va oltre le 21. Per stasera ce la facciamo a pelo, domani sarà il caso di essere più attenti.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;La nostra cameriera ci piazza giusto davanti alla fantastica vetrata fronte oceano. Ad un occhio inesperto potrebbe sembrare un tavolo fantastico, rispetto a quelli più interni e con viste ben più scarse. In realtà presto capiamo che ciò che l ha spinta ad agire in siffatta guisa non è la più elementare cortesia, bensì un istinto molto più bieco e perverso. Il tavolo alle nostre spalle è occupato, ORRORE!, da due coppie di italiani. Anzi, peggio. Romani. E’ in assoluto la nota più dolente del viaggio. I romani, da bravi abitanti della capitale, raggiungono l’apogeo in tutti i nostri difetti, mescolandoli con una clamorosa spocchia da padroni del mondo. Questo atteggiamento non era carino già negli anni precedenti la nascita di Cristo, ma almeno era in parte giustificato. Ora non ha proprio alcun motivo di essere. In più la vetrata dei primi del ‘900 sente tutto il peso dei suoi anni, e gli spifferi gelidi che lascia passare concorrono nel rendere impegnativa la nostra digestione. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Evidentemente il nostro bieco inglese ci ha rivelato per ciò che siamo, cioè degli italiani rompicoglioni. La cameriera, già avezza a questa orrenda tipologia di ospite, ci ha affiancato agli altri avventori accomunati dalla medesima origine e ci ha relegati nella zona più lontana e disagevole, ancorché più bella dal punto di vista panoramico. Dopo 10 minuti di schiamazzi in romanesco stretto che feriscono le mie orecchie, la mia nostalgia verso le deserte coste della Great Ocean Road si fa oltremodo viva e tangibile. Per superarla non vedo altro rimedio che gettarmi sul cibo con voracità, e ordinare del canguro, sotto forma di bistecca.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-7332996915346372834?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/7332996915346372834/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/03/capitolo-22-facciamo-alla-romana-anche.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/7332996915346372834'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/7332996915346372834'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/03/capitolo-22-facciamo-alla-romana-anche.html' title='Capitolo 22 Facciamo alla romana? Anche no.'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-7754510478003015365</id><published>2009-03-25T04:51:00.001-07:00</published><updated>2009-04-02T09:39:04.257-07:00</updated><title type='text'>Capitolo 21 James Cook mi fa un baffo! Part 2</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Quando descrivono il South Australia come una regione desertica non esagerano. Il sole picchia duro da queste parti, e le nostre scorte d’acqua vengono attaccate con più veemenza del solito. Tutto suggerisce un’ insopportabile idea di arsura: lagune prosciugate e biancheggianti di sale, pascoli di erba gialla e accecante, il silenzio degli animali nascosti durante le ore più calde, le spoglie di alberi secchi e bruciati abbandonati nella pianura. Grande quindi è lo sbalordimento quando incontriamo un solitario viandante alle prese con il suo personale walkabout. &lt;a title="South Australia by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3398327044/"&gt;&lt;img height="165" alt="South Australia" hspace="10" src="http://farm4.static.flickr.com/3433/3398327044_acdc35c793_m.jpg" width="240" align="right" /&gt;&lt;/a&gt;Il termine &lt;strong&gt;walkabout&lt;/strong&gt; ("cammina in giro") si riferisce al lungo viaggio rituale che gli aborigeni saltuariamente intraprendono attraversando a piedi le distese del bush australiano. In tempi recenti il termine si associa al viaggio alla ricerca di sé stessi, che chiunque può compiere in qualsiasi momento della propria esistenza. Ecco, probabilmente io non cercherei me stesso camminando sotto il sole cocente del deserto, però ho troppo rispetto per questa cultura per mettermi a discutere. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Arriviamo a Cape Jervis dopo un pranzo leggero all’ombra degli eucalipti. Siamo in anticipo rispetto al traghetto per Kangaroo Island, abbiamo tutto il tempo di farci un bel giretto al faro e di dare un’occhiata ai depliants dell’isola, per farci l’idea di cosa ci aspetta nei prossimi giorni. Poi, finalmente, arriva il momento di salpare. Essendo la prima volta che ci cimentiamo con l’oceano decidiamo di non farci mancare nulla, soprattutto in termini di vento e di onde. Affrontiamo la traversata rigorosamente in coperta, come i comandanti dei secoli scorsi. La tramontana mi azzanna la faccia, cosa darei per avere un timone, anche finto, meglio finto!, e affrontare la pugna stretto al suo duro legno, non ad una fredda e impersonale balaustra. L’oceano Indiano è scuro come pece, le sue onde spazzano senza sosta la chiglia dell’incauto traghetto, dal ponte osserviamo con trepidazione la terraferma che ci aspetta e sembra non avvicinarsi mai. Ma come tutte le più belle cose, anche questa tranquilla gita in barca finisce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Recuperiamo la nostra fidata vettura e ci dirigiamo verso Kingscote, la cittadina più grande dell’isola, nonché l’unica dotata di struttura alberghiera atta ad ospitarci. Dobbiamo affettarci perché il sole sta per tramontare e l’unica strada dell’isola corre in mezzo a prati selvaggi e boschi inospitali. Il telefono cellulare su quest’isola non è ancora giunto, cosa che mal si concilia con l’eventualità di avere incidenti o contrattempi di qualsiasi tipo lontano da un centro abitato. Da un lato quindi è opportuno spingere sull’accelleratore per coprire rapidamente la distanza che ci separa da un meritato riposo. Dall’altro è consigliabile fare attenzione a quel curioso animaletto che da il nome all’isola, e che a quest’ora scorazza in giro per sgranchirsi le zampette. &lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SdTpeONqu0I/AAAAAAAAADM/Z-YLFf1Y5go/s1600-h/IMG_3030.JPG"&gt;&lt;img id="Australian Pelican" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 134px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SdTpeONqu0I/AAAAAAAAADM/Z-YLFf1Y5go/s200/IMG_3030.JPG" align="right" border="10" /&gt;&lt;/a&gt;Alla fine tutto va per il verso giusto, e la frenetica giornata, in cui abbiamo attraversato deserto e saline, oceani tempestosi e selvagge praterie, volge al termine con un freddo ma coreografico tramonto. E’ la prima immagine che abbiamo dell’isola. Poi un ombra oscura per un attimo il sole morente. Un’ eclisse? Un jumbo 747? Meglio! Un pellicano. &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-7754510478003015365?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/7754510478003015365/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/03/capitolo-21-james-cook-mi-fa-un-baffo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/7754510478003015365'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/7754510478003015365'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/03/capitolo-21-james-cook-mi-fa-un-baffo.html' title='Capitolo 21 James Cook mi fa un baffo! Part 2'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm4.static.flickr.com/3433/3398327044_acdc35c793_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-2598794463185462344</id><published>2009-03-19T11:27:00.000-07:00</published><updated>2009-03-20T04:57:53.643-07:00</updated><title type='text'>Capitolo 20 James Cook mi fa un baffo! Part 1</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Da piccino mi esaltavo leggendo le avventure dei grandi esploratori. Del resto, a chi non è capitato? Si parte dai romanzi di fantasia, Salgari, Verne e compagnia. Poi si abbandonano i personaggi inventati e si passa a quelli reali. Colombo, l’orgoglio italiano, e la sua scoperta delle Americhe. Magellano, il mio personale preferito, e il suo tracciare nuove rotte. La commozione per l’incontro fra Stanley e un ormai anziano Livingstone. E naturalmente i viaggi di James Cook. Oggi, nel suo nome, affronteremo la traversata dell’oceano, in direzione dell’Isola dei Canguri, che sarà la nostra base operativa per un paio di giorni. L’idea mi eccita non poco. Nella mia mera esistenza si contano sulle dita di una mano le occasioni in cui mi è capitato di affidarmi ai servigi di una nave. E in tutti i casi le esperienze sono state poco esaltanti. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;La prima volta avevo sette anni, e i miei genitori mi trascinarono all’isola d’Elba. Le ingiallite diapositive che testimoniano la traversata del tranquillo mar Tirreno, immortalano me e mia sorella Silvia in condizioni pietose, bianchi come cenci e provati dai continui e irrefrenabili rovesci di stomaco patiti. Chi poi è un marinaio scafato sa bene qual è l’importanza di un Giona in un viaggio in mare. E’ stato questo il mio ruolo in una breve gita fuori porto, parecchi lustri orsono. I miei zii e cugini veleggiavano su quel due alberi da anni, e mai un imprevisto, un’ incidente, mai nemmeno un’insolazione. Con me a passeggiare garrulo sul ponte iniziarono a verificarsi sinistri episodi. Il Rolex di mio zio, passato attraverso le generazioni con epopee degne di Christopher Walken in Pulp Fiction, volò oltre il parapetto nello sciogliere la prima cima. Il motore, fresco di revisione ma, ahimè!, non di rinnovo assicurativo, ci piantò in asso senza preavviso nel bel mezzo della gita. Non esagero nell’affermare che la mia seconda esperienza su una barca stava per finire con due pesi alle caviglie e l’Adriatico sopra di me. Potrei continuare, ma penso di aver reso l’idea e non vorrei dilungarmi oltre.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Pur di non affrontare le manovre di imbarco sul traghetto, Barbara si sciroppa volentieri i 385 km che separano Robe da Cape Jervis, il nostro punto d’attracco. Non propriamente una passeggiata. Partiamo alla mattina presto, e il vento che si leva dall’oceano ci spinge a vestirci parecchio, anche in previsione della traversata. Durante la giornata però il barometro vira verso “caldo fisso”, e in macchina ci sciogliamo gradualmente. &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3369511335/" title="Sunday morning walk by Bloody Nick, on Flickr"&gt;&lt;img hspace="10" src="http://farm4.static.flickr.com/3622/3369511335_3cde1e54f0_m.jpg" width="240" height="133" alt="Sunday morning walk" align="left"/&gt;&lt;/a&gt;Il paesaggio poi non aiuta: ..&lt;em&gt;per quel tratto di strada devastante, solo saline a sinistra e campi gialli a destra, e sole sole sole e nessuna nuvola...eravamo vestiti troppo, le prima ore siamo morti dal caldo e io mi sono ustionata il braccio che stava dalla parte del finestrino mentre guidavo e facevo fatica a tenere gli occhi aperti tanto era il riflesso&lt;/em&gt;. (Barbara original!!) Risultato? Abbondante cremina idratante sul braccio offeso e secchiate di collirio sugli occhi irritati.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-2598794463185462344?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/2598794463185462344/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/03/capitolo-20-james-cook-mi-fa-un-baffo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/2598794463185462344'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/2598794463185462344'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/03/capitolo-20-james-cook-mi-fa-un-baffo.html' title='Capitolo 20 James Cook mi fa un baffo! Part 1'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm4.static.flickr.com/3622/3369511335_3cde1e54f0_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-6609920938452041844</id><published>2009-03-13T11:25:00.000-07:00</published><updated>2009-03-19T07:39:49.155-07:00</updated><title type='text'>Capitolo 19 Robe</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Robe è un piccolo e delizioso porticciolo. Abbiamo l’onore di essere ospitati per la notte nella più antica magione del villaggio, in piedi dal 1900. I discendenti dei primi proprietari hanno eseguito un mirato restauro e ne hanno ricavato un Bed&amp;amp;Breakfast molto indovinato. Nelle stanze si respira l’atmosfera di inizio secolo. I drappeggi, i mobili, le suppellettili, il letto, tutto richiama lo stile del ‘900. Se la palma di alloggio più confortevole durante la luna di miele la detiene ancora l hotel di Lorne, con la sua vasca idromassaggio affacciata sul soggiorno, questo merita sicuramente il titolo di pernottamento più stravagante e originale. Anche l’accoglienza è unica. Alla reception un biglietto avvisa le coppie in arrivo che le stanze sono pronte, le chiavi nelle toppe,il riscaldamento acceso. In pratica, fare come se fossimo a casa nostra..per tutto il resto “No worries!”.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Le stanze si affacciano su un porticato interno. Di fianco alla nostra una coppia di tedeschi ha evidentemente recepito le istruzioni alla lettera: piedi nudi, birra gelata, sigaro e sigarette. Come a casa loro, immagino. Lasciamo i bagagli e ci dedichiamo all’esplorazione del paesino. Le barche rientrano per il tramonto, i cormorani si asciugano le piume all’ultimo sole, le fronde delle araucarie stormiscono al vento. Situazione idilliaca, siamo lontani anni luce dall’atmosfera triste di Mt. Gambier. Andiamo a cena in una vecchia taverna di pescatori, ora riadattata a pub. Sarà che siamo gli unici clienti, e che tutte le attenzioni sono per noi, ma le grigliate di carne e pesce che ci servono rimarranno a lungo nei nostri cuori. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Approfittiamo della cucina in stile e delle abbondanti libagioni messeci a disposizione dai nostri anfitrioni per regalarci una tranquilla colazione a casa. E’ incredibile che un momento così semplice e così tipico della vita di tutti i giorni finisca col mancarti nel momento in cui non ce l hai. Stiamo vivendo una favola, il viaggio sin qui è stato meraviglioso e ben oltre le più rosee aspettative. Eppure, dopo giorni frenetici in cui abbiamo corso per vedere più cose possibili, ci siamo proprio goduti questo momento di relax tutto per noi. Purtroppo a simili piaceri è facile assuefarsi. Approfittando del fatto che la nostra tabella di marcia è abbastanza rilassante, mia moglie ci infila a tradimento dello shopping a fini suoveniristici. A questo punto è d’uopo una visita alla banca per cambiare un po’ del nostro ingente patrimonio. Attendiamo una buona mezz’oretta che lo sportello apra. In fondo è lunedì mattina, bisogna prendersela comoda. Affronto la cassiera armato del mio irresistibile sorriso e del mio impareggiabile inglese. Devo cambiare 100 euro e 100 dollari U.S.A. nel corrispettivo in dollari australiani. Per fronteggiare tale complessa operazione si alternano alla consolle tutti e tre gli impiegati presenti, due signore di mezza età e il direttore responsabile, tutti con sorrisi ancora più ampi e pronti dei miei e con una lista di &lt;em&gt;“we are, oh, so sorry!”&lt;/em&gt; che metterebbe in imbarazzo un assassino seriale. Da un lato ci sono io, arrivato lì con le migliori intenzioni, fra le quali non c’era assolutamente quella di complicare la giornata a degli onesti lavoratori. Dall’altro ci sono gli autoctoni, alle prese con la richiesta più inusuale dai tempi in cui la banca fu fondata. Alla fine la complessissima pratica viene sbrigata, le nostre effigi immortalate in una foto con tutta la crew, la notizia del epico cambio messa in rilievo su tutte le testate locali. In questo clima di tripudio lasciamo con rimpianto la città. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-6609920938452041844?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/6609920938452041844/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/03/capitolo-19-robe.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/6609920938452041844'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/6609920938452041844'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/03/capitolo-19-robe.html' title='Capitolo 19 Robe'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-5740315827466432413</id><published>2009-03-11T11:06:00.000-07:00</published><updated>2009-03-18T03:26:42.521-07:00</updated><title type='text'>Capitolo 18 Della flora e della fauna Sud Australiana</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;Il paesaggio varia pigramente, in tema con la giornata. Il South Australia è una regione desertica e scarsamente popolata, soprattutto verso l’interno. Verso la costa la dimensione prevalente è quella dello sparuto villaggio di pescatori, meta di un turismo perlopiù locale. La natura riprende il sopravvento appena fuori da queste cittadine. &lt;a title="Isolation by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3344045744/"&gt;&lt;img height="152" alt="Isolation" hspace="10" src="http://farm4.static.flickr.com/3583/3344045744_c9a8504da8_m.jpg" width="240" align="left" /&gt;&lt;/a&gt;L’uomo la regola come può, disegna una traccia di come la desidererebbe. Ecco allora che filari di viti si stendono da collina a collina. Passati questi, si arriva ad appezzamenti coltivati a pino, che si dispiegano nella pianura per chilometri. Dopo averli attraversati si incontrano distese di pascoli gialli, punteggiati dal nero delle vacche o dal bianco candido delle pecore. Poi si riprende il giro. Altri pini. Altre viti. Altri pascoli. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Di avvistamento in avvistamento procediamo verso Robe. Dopo i timidi canguri incontriamo un altro buffo animaletto esclusivo di questo continente: l’echidna. Lo osserviamo mentre scava nel terreno con le sue unghie lunghe e affilate, per &lt;a title="Echidna walk by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3365238394/"&gt;&lt;img height="56" alt="Echidna walk" hspace="10" src="http://farm4.static.flickr.com/3433/3365238394_d09ebcc609_m.jpg" width="240" align="left" /&gt;&lt;/a&gt;poi infilarci il musetto alla ricerca di formiche. Le tracce delle frenate sulla carreggiata indicano che il rischio incidenti con la fauna locale è sempre assai alto. E l’echidna è uno dei bersagli più gettonati, dal momento che, oltre ad essere per natura goffo e lento, tende ad acciambellarsi di fronte ad una minaccia, cosa che può senza dubbio funzionare con i carnivori, ma è di dubbia utilità di fronte alle ruote dei pick-up.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;A volte, oltre alle tradizionali vacche e pecore, ci capita di incontrare allevamenti di emù, il fratello australiano dello struzzo. Altre volte solitari mulini a vento sembrano sorvegliare i &lt;a title="Maybe he is posing for me? by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3330667862/"&gt;&lt;img style="WIDTH: 222px; HEIGHT: 177px" height="183" alt="Seagull" hspace="10" src="http://farm4.static.flickr.com/3326/3330667862_6774da2b3d_m.jpg" width="240" align="left" /&gt;&lt;/a&gt;pascoli, in attesa del ritorno degli animali. Ci fermiamo ad una spiaggia nei pressi di Beachport. Un solitario gabbiano ci osserva scontroso. Una lunga e ordinata fila di araucarie ci scorta all’interno del paese. E’ ora di pranzo, e al bar-ristorante fronteoceano ci sono addirittura due tavolate di persone. Un record. Siccome mi sto abbandonando al piacere della solitudine, decido di andarmi a mangiare il panino in spiaggia. Salvo poi biasimarmi per la mia meschinità, e concedermi alla folla almeno il tempo di un espresso.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-5740315827466432413?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/5740315827466432413/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/03/capitolo-18-della-flora-e-della-fauna.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/5740315827466432413'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/5740315827466432413'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/03/capitolo-18-della-flora-e-della-fauna.html' title='Capitolo 18 Della flora e della fauna Sud Australiana'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm4.static.flickr.com/3583/3344045744_c9a8504da8_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-1063756839914529937</id><published>2009-03-06T03:44:00.000-08:00</published><updated>2009-03-12T04:36:42.064-07:00</updated><title type='text'>Capitolo 17 Canto e discanto</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Si vive di danze. Di ballo sociale.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Si vive per quel momento in cui il tuo cantante preferito vomita sul palco a non più di dieci metri da te. Si vive per quel momento in cui, persi gli occhiali in un pogo raccapricciante, li ritrovi illesi a pochi metri di distanza. Si vive per trovarsi tutti assieme in un parcheggio per ricostruire l‘esaltante scaletta di un concerto, salvo poi partire e abbandonarla sul tettuccio della macchina.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Di una promessa di un faccia differente, di mediocri incontri, di bellezze.&lt;/em&gt; &lt;em&gt;Di profumi ardenti, di accidenti. Rotolando si gira, si balla, si vive, si fa festa. Quella, questa. Si picchia forte col piede nella danza.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Si vive per quel momento in cui il tuo vicino, quello che insiste perché tutto il caseggiato sappia quando va a nanna, dacchè chiude le imposte con grazia degna di un camionista di Vercelli, e che &lt;em&gt;any given morning&lt;/em&gt; balla il tip tap con un tacco 15, sopra la tua camera da letto, alle 7.00 a.m., dicevo, si vive per quel momento, e arriverà quel momento!!!, in cui quel tuo particolare vicino incontrerà TUTTE le tue bigiornaliere maledizioni, e pagherà alfine il fio delle sue malfatte.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Di precise parole si vive, di grande teatro, di oscure canzoni, di pronte guittezze. Si va avanti di come fare, di come dire, di come fare a capire.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Si vive per quel momento della canzone in cui irrompe la batteria. Cassa, rullante e timpano. Si vive per il climax. Si vive per il momento in cui Slash sale sul piano nel video di November rain. Per quando la canzone inizia e il cantante tace. Canta solo il pubblico. Tutti assieme appassionatamente. &lt;em&gt;I know, it’s only rock ‘n’ roll but I like it!&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Si vive di fortune raccontate e di viaggiare. E si cammina stanchi, è lavoro, è opposizione, è corruzione. Si vive di lenta costruzione. E di tempo che ci inchioda, e di diavoli al culo.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/Sbf-mptPUnI/AAAAAAAAADE/zSCCipJK6tU/s1600-h/IMG_2965.JPG"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a title="Kangaroo Sign by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3349053142/"&gt;&lt;img style="WIDTH: 240px; HEIGHT: 165px" height="160" alt="Kangaroo Sign" src="http://farm4.static.flickr.com/3565/3349053142_62883fec63_m.jpg" width="240" align="right" /&gt;&lt;/a&gt;Si vive per quel momento in cui uno dei più famosi cartelli stradali del mondo ti informa che stai entrando in una zona dove i canguri potrebbero attraversarti la strada. E tu guidi aguzzando gli occhi, al tempo stesso preoccupato ed eccitato. Da un lato infatti, l’idea di dover riportare l’auto al signor Hertz con un marsupiale di due metri legato sul cofano a mò di polena, ti terrorizza. Dall’altro siamo in Australia e non ci dispiacerebbe proprio vederne qualcuno scorazzare libero per queste immense distese. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Infine, val la pena anche di vivere quel particolare momento in cui finalmente lo vedi. Troppo lontano per essere fotografato ma vicino abbastanza da essere riconosciuto. Due orecchie appuntite che fanno capolino dall’erba alta. Un musetto marrone e triangolare, una macchia di colore bruno nel giallo mare della pianura Sud Australiana. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Cori di maschere notturne, canto e discanto.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;(I. Fossati)&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-1063756839914529937?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/1063756839914529937/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/03/capitolo-17-canto-e-discanto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/1063756839914529937'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/1063756839914529937'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/03/capitolo-17-canto-e-discanto.html' title='Capitolo 17 Canto e discanto'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm4.static.flickr.com/3565/3349053142_62883fec63_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-5695294718882024645</id><published>2009-03-04T03:42:00.000-08:00</published><updated>2009-03-18T03:20:23.478-07:00</updated><title type='text'>Capitolo 16 Quando isolarsi è una necessità</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;A questo punto ci si aprono due possibili scenari. Proseguire il nostro viaggio sino alla prossima tappa, prendendosela molto comoda e godendosi ogni istante del tragitto, oppure tornare un po’ indietro e andare alla scoperta dei luoghi che non abbiamo potuto visitare nella nostra corsa di ieri. &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3364417043/" title="Emu al pascolo by Bloody Nick, on Flickr"&gt;&lt;img src="http://farm4.static.flickr.com/3549/3364417043_b7e5ff3c90_m.jpg" width="240" height="164" alt="Emu al pascolo" align="right"/&gt;&lt;/a&gt;La distanza che ci separa da Robe, la nostra prossima destinazione, è di soli 200 km, dunque tutto è fattibile. La seconda prospettiva mi attira parecchio. C’erano alcuni scorci che sembravano promettenti e mi attira l’idea di esserci molto più vicino adesso che non in qualsiasi altro istante della mia esistenza. &lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/Sa5sV2ehmpI/AAAAAAAAAC8/kr0GUaHdve4/s1600-h/Lake.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mi frena l’idea di dover ripassare da Mt. Gambier. No grazie. Preferisco lasciarmelo definitivamente alle spalle. Accendo l’Ipod e la musica si diffonde lungo tutto l’abitacolo. Un piccolo passo per l’uomo, un passo enorme per l’umanità. Partiamo col sorriso sulle labbra e ci dirigiamo verso la più conosciuta attrazione turistica della zona, &lt;em&gt;The Blue Lake&lt;/em&gt;. Ho deciso di far pace con la guida turistica e fidarmi di nuovo di quanto riporta, anche se l’ultima volta non è andata troppo bene. Saliamo la collina che domina la città. Le nuvole ci scortano e la giornata è grigia. &lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/Sa5r4jqUcFI/AAAAAAAAAC0/TlBB6D7b5gw/s1600-h/Blue" hspace="10" align="right"&gt;&lt;/a&gt;Il lago invece è blu. Ma blu fisso. Un blu elettrico innaturale, una colorazione così intensa e anomala che ci lascia a bocca aperta. Si tratta di un fenomeno particolare che si verifica ogni primavera: il colore dell’acqua vira verso un bel blu deciso, facendosi finora beffe di quanti, fra geologi, biologi, astrologi e compagnia bella, hanno provato a risolverne il mistero. &lt;p align="left"&gt;&lt;a title="The Blue Lake by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3348222867/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;a title="The Blue Lake by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3348222867/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="right"&gt;&lt;a title="The Blue Lake by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3348222867/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;a title="The Blue Lake by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3348222867/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a title="The Blue Lake by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3348222867/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;p align="right"&gt;&lt;a title="The Blue Lake by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3348222867/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="right"&gt;&lt;a title="The Blue Lake by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3348222867/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="right"&gt;&lt;a title="The Blue Lake by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3348222867/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="right"&gt;&lt;a title="The Blue Lake by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3348222867/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;a title="The Blue Lake by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3348222867/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;p align="left"&gt;&lt;a title="The Blue Lake by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3348222867/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="left"&gt;&lt;a title="The Blue Lake by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3348222867/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;a title="The Blue Lake by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3348222867/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;a title="The Blue Lake by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3348222867/"&gt;&lt;img style="WIDTH: 330px; HEIGHT: 75px" height="52" alt="The Blue Lake" src="http://farm4.static.flickr.com/3630/3348222867_a98ac3492b_m.jpg" width="240" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;a title="The Blue Lake by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3348222867/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="right"&gt;&lt;a title="The Blue Lake by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3348222867/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;a title="The Blue Lake by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3348222867/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="left"&gt;&lt;a title="The Blue Lake by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3348222867/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Da Mt Gambier scendiamo verso sud-ovest fino a rincontrare la costa. Ci facciamo circa quaranta chilometri in più rispetto alla tabella di marcia solo per andare a vedere l’ennesimo faro. Arriviamo a Carpenter Rocks, un paesino di pescatori con più barche che case. E un bar che svolge anche le funzioni di internet point. &lt;em&gt;Expect the unexpected!&lt;/em&gt; Se il faro è una grossa attrazione turistica qui lo nascondono bene. Quaranta chilometri di strada in mezzo al nulla solo per arrivare al paese. Da qui si intraprende una scoscesa stradina sterrata. Il vento spazza ogni tentativo di crescita naturale oltre la dimensione cespuglio. Inoltre porta ampie porzioni di spiaggia sulla stradina. Ricapitolando: la giornata è freddina, le nuvole non promettono niente di buono, siamo in mezzo al nulla, il telefono non prende e il sentiero è più adatto a dei muli che non ad una macchina larga e non dotata di adeguate ruote motrici. Barbara insiste perché si torni indietro. Credo che abbia ragione. Quindi procedo. Chi non risica non rosica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il faro è il più brutto di quelli visti finora. C’ è una bellissima spiaggia, ma il tempo sconsiglia di usufruirne. Peccato. Il ghigno di mia moglie è quanto di più vicino ad un &lt;em&gt;“Te l’avevo detto!”&lt;/em&gt; si possa esprimere senza parlare. Mi allontano da Carpenter Rocks masticando una considerazione. Certo che i guardiani di fari, quegli individui socialmente disturbati e amanti dell’ isolamento totale, qui in Australia devono aver trovato la loro dimensione ideale. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-5695294718882024645?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/5695294718882024645/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/03/capitolo-16-quando-isolarsi-e-una.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/5695294718882024645'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/5695294718882024645'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/03/capitolo-16-quando-isolarsi-e-una.html' title='Capitolo 16 Quando isolarsi è una necessità'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm4.static.flickr.com/3549/3364417043_b7e5ff3c90_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-3192843392906732911</id><published>2009-02-27T03:34:00.000-08:00</published><updated>2009-03-03T07:15:32.184-08:00</updated><title type='text'>Capitolo 15 Viaggio bene a onde medie</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Nonostante le tremende delusioni della sera prima, c’è un motivo, un unico motivo, che mi induce a svegliarmi con un filo di speranza. Ho bisogno di un cavetto che mi faccia da raccordo fra il mio Ipod, zeppo di ottima music da viaggio, e l’autoradio. Ovviamente non mi sono ricordato di comprarlo mentre eravamo a Melbourne, e i nostri primi due giorni on the road hanno avuto come unica colonna sonora l’inquietante silenzio dell’etere vuoto, giacchè la radio non capta alcuna frequenza in queste desolate lande. Oltrettutto, nei paesini visitati sino ad ora, il concetto di Ipod non è ancora arrivato. Mt. Gambier è un paesotto importante, con una discreta media abitanti e un flusso turistico considerevole. Basta trovare l’adeguato spaccio di tecnologia e il gioco è fatto. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Butto giù dalla branda mia moglie al primo albeggiare e la meno a far colazione. Voglio essere in marcia il prima possibile, annegare le delusioni in un mare, anzi un oceano di bellissime località da esplorare, fotografando ogni sorta di animale buffo e variopinto. Voglio guidare per le strade del South Australia (eh sì, ieri abbiamo attraversato il confine!), salutando tutti gli autoctoni che incrocio, con un braccio pendente dal finestrino e la chitarra di Gilmour che mi accompagna in sottofondo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Già. Poi la realtà si intromette e il mio bellissimo piano si sgretola. E’ domenica mattina. I negozi sono chiusi. Sgambetto lungo la via ammutolito dal dolore. Il magnifico spaccio di tecnologia è chiuso. I bar sono chiusi. La gente è tutta ancora a nanna a smaltire i postumi della splendida festa di ieri. Immagino che fino al prossimo San Nicola qui di festeggiare non se ne parli più. Finalmente avvistiamo un baretto aperto, un faro di civiltà in mezzo al deserto. Mentre facciamo colazione una ventata di entusiasmo si diffonde per la cittadina e aprono i battenti addirittura altri due negozi. Il primo è una bakery. Entriamo per provvederci il pranzo. Neanche a dirlo. E’ gestita da cinesi. D’altra parte lo dice anche Vinicio: &lt;em&gt;"i cinesi non chiudono mai!"&lt;/em&gt;. Ma la sorpresa più bella me la riserva il giornalaio. Sepolto fra pile di ogni misura, tarocchi, caramelle, prolunghe telefoniche e non, rimedio anche l’agognato cavetto per l’Ipod. Bacio l’incredula commessa e scappo con la refurtiva. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-3192843392906732911?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/3192843392906732911/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/02/capitolo-15-viaggio-bene-onde-medie.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/3192843392906732911'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/3192843392906732911'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/02/capitolo-15-viaggio-bene-onde-medie.html' title='Capitolo 15 Viaggio bene a onde medie'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-2062499712834624069</id><published>2009-02-24T06:57:00.000-08:00</published><updated>2009-02-25T03:49:00.163-08:00</updated><title type='text'>Capitolo 14 Modi di festeggiare.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Meno male che siamo arrivati di sera, almeno alcuni dettagli si celano fra le ombre. Mamma mia, che brutto posto! Ricorda molto l’immagine delle periferie americane che decine di film e telefilm ci hanno trasmesso sin dalla prima infanzia. Una lunga strada, file di grigi negozi affacciati sulla stessa, torreggianti simboli di grandi catene di fast food che si illuminano gracchiando. Un incubo. Manca la Grocery di &lt;strong&gt;Clerks&lt;/strong&gt; con le serrande bloccate dal cheving gum e qualche homeless che si scalda davanti al fuoco. Per completare il quadro abbiamo la camera fissata in un classico motel, proprio all’inizio della main (e unica!) street. Un posto pulito e accogliente. Il &lt;em&gt;Bates&lt;/em&gt;. Ok, adesso esagero. E’ un normale motel, senza infamia e senza lode. Sicuramente triste e informale, quindi lontano dagli standard di accoglienza e cortesia a cui ci siamo immediatamente abituati durante il viaggio. Mia moglie, pazientemente, mi spiega che non sempre può andare bene. Che scegliendo l’itinerario dall’Italia, doveva fatalmente accadere che uno o più posti fossero deludenti o sorpassati, e che non tutte le informazioni a disposizione di un’ agenzia di viaggi dall’altro capo del mondo possano essere precise e aggiornate. Apprezzo la sua franchezza, e apprezzo il tentativo. Ma ormai mi sono intristito. E che diamine, ho guidato per 400 km per venire qui? Ho saltato a piè pari posti sicuramente meravigliosi, ho tirato dritto dinnanzi a località di impressionante bellezza e fascino per venire a seppellirmi in questo buco? &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;E’ chiaro che non è colpa di Barbara. Ma con qualcuno devo pur prendermela! Mi preparo ad uscire per la cena con questo umore mefitico. Non aiuta il fatto che sia sabato sera e che per strada non si veda un cane. Credo che con “ridente paesino, a metà strada fra Adelaide e Melbourne” la guida si riferisse SOLO ed esclusivamente alla collocazione fisica dello stesso. Quanto al ridente…beh…da quel che ho potuto vedere hanno ben pochi motivi per ridere! Un vento gelido spazza la strada. E’ la serata più fredda da che siamo qui, chiaramente!, e le luminarie natalizie che si illuminano in ogni vetrina stasera hanno più senso. Ci rifugiamo nell’unico ristorante aperto e scopriamo che probabilmente ogni abitante del luogo è qui convenuto per un party aziendale. Sono tutti vestiti da gran sera, il locale è arredato sfarzosamente e l’atmosfera è ridente e gioiosa. Io sono in jeans e felpa e scarpe da ginnastica, le cose più pesanti che avevo in valigia. Non necessariamente le più eleganti. Barbara osserva terrorizzata gli abiti femminili, le spalle nude, le gonne corte e l’assenza di calze. Fuori ci saranno sì e no 4° C. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Ordino del vino rosso, più per smaltire il fastidio che per reale necessità di accompagnare la carne. L’atmosfera di festa attorno mi acuisce il disagio. L’orrendo pensiero che mi accompagna è che la cena potrebbe costarmi quanto l’intera vacanza. Poi accade l’imprevedibile. Sul telefono di Barbara arriva un sms dalla madrepatria. E’ una cara amica di famiglia che ci saluta e ci abbraccia perché oggi è già una settimana che ci siamo sposati. Caspita, è il nostro settiversario. E noi eravamo ben lontani dal ricordarcene e dal festeggiare in qualche modo. Che vergogna! &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-2062499712834624069?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/2062499712834624069/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/02/capitolo-14-modi-di-festeggiare.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/2062499712834624069'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/2062499712834624069'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/02/capitolo-14-modi-di-festeggiare.html' title='Capitolo 14 Modi di festeggiare.'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-1992896087665656388</id><published>2009-02-19T03:51:00.000-08:00</published><updated>2009-02-26T09:26:43.826-08:00</updated><title type='text'>Capitolo 13 Imprevisti e probabilità</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;I “Dodici Apostoli” sono una splendida cattedrale in mezzo al deserto. Parcheggio, piattaforme per disabili, centro visitatori, noleggio elicotteri e aeroplani. Un chilometro più avanti, sia verso est, sia verso ovest e torni ad essere in mezzo al nulla. Meglio così. &lt;a title="Cape Otway Lighthouse by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3286667641/"&gt;&lt;img style="WIDTH: 154px; HEIGHT: 218px" height="240" alt="Cape Otway Lighthouse" hspace="10" src="http://farm4.static.flickr.com/3571/3286667641_e190ac273a_m.jpg" width="163" align="right" /&gt;&lt;/a&gt;E’ tempo anche di pensare a mettere qualcosa sotto i denti. Siamo in viaggio da ore e la mattinata, fra koala, fari, apostoli e cinesi è stata frenetica. A Lorne ci siamo riforniti, presso una &lt;em&gt;bakery&lt;/em&gt;, di una delle specialità australiane, una &lt;em&gt;pie&lt;/em&gt;,cioè una sfoglia che contiene di tutto, dalle carni alle verdure più disparate. Un cibo pratico, veloce e al contempo sostanzioso, l’ideale per i lunghi trasferimenti che sono all’ordine del giorno in questo sterminato paese. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Rubo altri dieci minuti all’implorante stomaco di mia moglie quando un cartello seminascosto e scolorito mi avverte che sono in prossimità dei “Martiri”. Siamo al cospetto di un’altra meravigliosa manifestazione della natura australiana, altre formazioni rocciose rubate dall’oceano alla terraferma, solo più basse e tozze, meno fotogeniche rispetto ai celeberrimi “Apostoli”. Deve essere per questo motivo che qui non hanno costruito parcheggi e piattaforme per poterli ammirare. Dobbiamo accontentarci di un diroccato sentiero e di un vecchio pontile di legno per avvicinarci e poter dare un’occhiata. Almeno così è tutto più naturale. Sarebbe un bel posto per fermarci a pranzare, ma il vento è ancora troppo forte per azzardarci. Così, fra le proteste ormai vibranti di Barbara, decido di proseguire ancora. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Ci inoltriamo più verso l’interno e troviamo rifugio a Nirranda. Una pompa di benzina, una stazione di ristoro, quattro case separate dalla Great Ocean Road. Il classico paese di passaggio. Ci dividiamo le nostre &lt;em&gt;pies&lt;/em&gt; e tentiamo di mangiarle prima che tutte le mosche del Victoria vengano ad assaggiarle. Devo dire che quella alle verdure di Barbara ha il suo bel perché. Io invece ho clamorosamente sbagliato a prendere quella alla carne. Una sfoglia ripiena di un qualche tipo di ragù freddo come l’oceano, oltre ad essere pesante come un macigno, è praticamente immangiabile. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Per rifarmi del pranzo insoddisfacente, lascio l’incombenza della guida alla mia dolce metà, e mi godo il paesaggio dal sedile del passeggero. &lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaLe_gwMyrI/AAAAAAAAAB8/beqIC3GZ_ic/s1600-h/IMG_2948.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5306048493701089970" style="WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 134px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaLe_gwMyrI/AAAAAAAAAB8/beqIC3GZ_ic/s200/IMG_2948.JPG" align="left" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;A interrompere la piacevole monotonia dei pascoli sterminati arrivano filari lunghissimi di pale per l’energia eolica, che ci accompagnano per lunga parte del nostro tragitto. La biologa naturalista che mi accompagna nel viaggio li aveva evocati più volte nelle nostre conversazioni. &lt;em&gt;“Ma con tutto il vento e lo spazio che hanno da queste parti, come mai non pensano di sfruttare l’energia eolica?”&lt;/em&gt; Bastava chiederlo, evidentemente. Le ombre ormai si allungano e scende lenta la sera quando &lt;strong&gt;finalmente&lt;/strong&gt; giungiamo in vista di Mt. Gambier.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-1992896087665656388?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/1992896087665656388/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/02/capitolo-13-imprevisti-e-probabilita.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/1992896087665656388'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/1992896087665656388'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/02/capitolo-13-imprevisti-e-probabilita.html' title='Capitolo 13 Imprevisti e probabilità'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm4.static.flickr.com/3571/3286667641_e190ac273a_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-1047691946970989084</id><published>2009-02-12T08:58:00.000-08:00</published><updated>2009-03-03T03:26:50.260-08:00</updated><title type='text'>Capitolo 12 Destinazione: Mt. Gambier! Part 2 “I Dodici Apostoli”</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Il mio umore si unisce in un bizzarro gemellaggio al tempo meteorologico, ed entrambi peggiorano appena parcheggiamo. Dopo giorni in cui interagiamo solo con poche e selezionate &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;persone, trovarmi all’ improvviso in mezzo alla super mega attrazione turistica dello stato, oltretutto di sabato mattina, mi &lt;a title="The Twelve Apostles by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3286667983/"&gt;&lt;img style="WIDTH: 227px; HEIGHT: 163px" height="178" alt="The Twelve Apostles" hspace="10" src="http://farm4.static.flickr.com/3494/3286667983_8b00946b4a_m.jpg" width="240" align="left" /&gt;&lt;/a&gt;piglia malissimo. Trascinato dalla moglie, e da un’innegabile curiosità, supero il mio disprezzo per il genere umano e scendo il sentiero che porta alle piattaforme. I &lt;em&gt;“Dodici Apostoli”&lt;/em&gt; sono bizzarre formazioni rocciose, che la lenta e costante erosione dell’oceano ha separato dall’ originaria terraferma. Il forte vento da sud e le intemperie li hanno successivamente modellati in varie forme e dimensioni. Il colpo d’occhio è indubbiamente suggestivo. Questi pilastri di terra rossiccia che si stagliano sull’oceano blu e verde, di fronte all’aspra e selvaggia terraferma meritano tutta la loro fama. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Nonostante il vento faccia del suo meglio per rovinare le inquadrature e le&lt;a title="Apostles and Newlyweds by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3324794815/"&gt;&lt;img height="160" alt="Apostles and Newlyweds" hspace="10" src="http://farm4.static.flickr.com/3607/3324794815_4f7fe38f63_m.jpg" width="240" align="right" /&gt;&lt;/a&gt; pettinature, non si riesce a fare due passi senza interrompere l’idillio di centinaia di coppiette intente a farsi fare orrende foto ricordo. Ed io, che già accarezzavo l’idea di gingillarmi con qualche esposizione lunga o altri trucchetti del genere, devo rinunciarvi a causa del sovraffollamento del luogo. Sto già maledicendo tutti i presenti in ordine decrescente quando Barbara mi strappa la Canon dal collo (Oddio!), la lancia ad uno dei 300.000 cinesi in gita qui, mi abbranca in presa sicura e mi trascina a farmi fare la peggior foto di tutta la vacanza. Signore, perché io??? &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Per rimettermi da questa dolorosa esperienza mi chiudo in bagno a riflettere. Non siamo ancora a metà percorso, dobbiamo ancora pranzare e gli scorci da vedere sono decisamente troppi. Evitando quelli più affollati, e concentrandosi solo su quelli più isolati, dovremmo riuscire ad arrivare a Mt. Gambier prima dell’imbrunire. Questi arguti pensieri vengono interrotti dall’entrata contemporanea alle toelette dell’ennesimo nugolo di cinesi. Ora, io non ho nulla contro questo popolo, ma mi pare fuori di dubbio che il loro raschiarsi di continuo la gola, unito allo scaracchiare perpetuo non siano proprio il modo migliore per attirarsi simpatia, soprattutto fuori dal loro grande paese. Esco dal bagno con l’impressione di aver assistito alle prove di un grande concerto, a cui però non intendevo partecipare. Monto in macchina e scappo sgommando. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Evitiamo un congruo numero di attrazioni turistiche solo dando un’ occhiata al parcheggio. Se è pieno non scendiamo neppure. &lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaLd4lIiPBI/AAAAAAAAAB0/eAVgaerbtX8/s1600-h/IMG_2917.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5306047275106188306" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 134px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaLd4lIiPBI/AAAAAAAAAB0/eAVgaerbtX8/s200/IMG_2917.JPG" width="240" align="right" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La costa è bellissima, frastagliata e flagellata dal vento, con scogliere assassine disseminate tutto davanti. L’equivalente dell’inferno per le prime navi che qui tentavano un approdo. Per ogni avvenuta tragedia del mare oggi c’è un ovviamente ampio parcheggio, un ceppo commemorativo, una piattaforma artificiale da cui scattare milioni di foto. Non fa per noi. E poi dobbiamo arrivare a Mt Gambier! Con una finta di sopracciglio mando i tre pullman di cinesi, che ci seguono sin dai Twelve A. , dentro uno di questi parcheggi, mentre io e la mia donna filiamo verso la libertà. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-1047691946970989084?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/1047691946970989084/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/02/capitolo-12-destinazione-mt-gambier.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/1047691946970989084'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/1047691946970989084'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/02/capitolo-12-destinazione-mt-gambier.html' title='Capitolo 12 Destinazione: Mt. Gambier! Part 2&lt;em&gt; “I Dodici Apostoli”&lt;/em&gt;'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm4.static.flickr.com/3494/3286667983_8b00946b4a_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-3599843902584150958</id><published>2009-02-10T10:01:00.000-08:00</published><updated>2009-09-23T06:03:28.675-07:00</updated><title type='text'>Capitolo 11 Destinazione: Mt. Gambier! Part 1</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ho già spiegato che vedere due macchine parcheggiate vicine, in questa stagione e su queste stradine, è un ‘evento eccezionale. Si verifica solo se nelle vicinanze c’è un bagno, un punto di ristoro con pompa di benzina, oppure se c’è qualcosa di bello da vedere. E’ per questo motivo che dietro di noi si fermano altre due macchine di turisti. I koala, scocciati da tanto sovraffollamento, si alzano pigramente e si inoltrano nel bosco. Peccato. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Warning by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3271020697/"&gt;&lt;img style="WIDTH: 142px; HEIGHT: 188px" height="240" alt="Warning" hspace="10" src="http://farm4.static.flickr.com/3414/3271020697_3f8b2ab72f_m.jpg" width="160" align="left" /&gt;&lt;/a&gt;Raggiungiamo Cape Otway e ritroviamo le amiche mosche. Sul sentiero che porta al faro campeggia un simpatico cartello giallo, ci avvisa che i serpenti sono attivi in questo periodo. Incoraggiante! Facendo moltissima attenzione a dove mettiamo i piedi raggiungiamo la nostra meta. La splendida giornata di sole fa risaltare i colori dell’oceano e della terra selvaggia attorno a noi. Come sempre, ci dispiace un sacco rimetterci in marcia e abbandonare queste località silenziose eppure coinvolgenti ed emozionanti. Ma dopo solo due curve abbiamo la fortuna di imbatterci in altri koala, stavolta madre e cucciolo, il che ci ripaga abbondantemente.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;object width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-91073d9916c20cf9" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/get_player"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;param name="flashvars" value="flvurl=http://v6.nonxt4.googlevideo.com/videoplayback?id%3D91073d9916c20cf9%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1329862354%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D5F78380F3785B57323C1A78E9600DB3599654479.24EC22D05182E7F45B021E1065FAFFFAEE31CA0B%26key%3Dck1&amp;amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D91073d9916c20cf9%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3Duzv2FKfMAN46Q0nSlRPF-FZo4JM&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;ps=blogger"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/get_player" type="application/x-shockwave-flash"width="320" height="266" bgcolor="#FFFFFF"flashvars="flvurl=http://v6.nonxt4.googlevideo.com/videoplayback?id%3D91073d9916c20cf9%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1329862354%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D5F78380F3785B57323C1A78E9600DB3599654479.24EC22D05182E7F45B021E1065FAFFFAEE31CA0B%26key%3Dck1&amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D91073d9916c20cf9%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3Duzv2FKfMAN46Q0nSlRPF-FZo4JM&amp;autoplay=0&amp;ps=blogger"allowFullScreen="true" /&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Dopo questa deviazione non possiamo più permetterci di sgarrare dalla tabella di marcia, e dobbiamo seguire la strada per Mt. Gambier senza ulteriori ritardi. Le guide ci informano che la località dove siamo diretti è un’amabile cittadina,&lt;a title="Bad Hiding Place n.2 by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3271839954/"&gt;&lt;img height="164" alt="Koala family" hspace="10" src="http://farm4.static.flickr.com/3121/3271839954_4f3ce6c33e_m.jpg" width="240" align="right" /&gt;&lt;/a&gt; una via di mezzo fra Adelaide e Melbourne. Da queste parti significa che procediamo verso una megalopoli. Secondo l’agenzia quindi val la pena di fare un po’ più di strada per visitarla. Peccato che il tratto che andiamo a percorrere sia proprio il cuore della &lt;em&gt;G.O. Road&lt;/em&gt;, il più bello. Da Cape Otway a Princetown si passa da rigogliose foreste di eucalipti a vallate di pascoli sterminati. Il giallo diviene il colore predominante, punteggiato da centinaia di animali da allevamento, dai cavalli alle vacche, dagli emù alle pecore. Ogni tanto, in mezzo a queste infinite distese, intravediamo la sagoma di qualche gigantesca farm, dei veri e propri avamposti di civiltà fra tanta solitaria natura. Più avanziamo più dobbiamo farci forza e rinunciare a visitare i vari scorci panoramici che ci vengono via via indicati. Eh, dobbiamo &lt;strong&gt;assolutamente&lt;/strong&gt; arrivare a Mt. Gambier!&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E che ancora non siamo arrivati al punto più famoso, alla maggiore attrazione turistica di questa zona. &lt;em&gt;The Twelve Apostles&lt;/em&gt;, i dodici apostoli. Capiamo di essere vicini quando improvvisamente il paesaggio attorno a noi cambia. Iniziamo a vedere sempre più automobili, in entrambi i sensi di marcia. Addirittura ci sorvolano dei piccoli aerei o degli elicotteri. Davanti a noi si materializzano due pullman di cinesi. Questo, ad ogni latitudine, è l’inequivocabile segnale che siamo arrivati.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-3599843902584150958?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/3599843902584150958/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/02/capitolo-11-destinazione-mt-gambier.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/3599843902584150958'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/3599843902584150958'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/02/capitolo-11-destinazione-mt-gambier.html' title='Capitolo 11 Destinazione: Mt. Gambier! Part 1'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm4.static.flickr.com/3414/3271020697_3f8b2ab72f_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-3426887406798237073</id><published>2009-02-08T08:04:00.000-08:00</published><updated>2009-02-10T01:38:48.295-08:00</updated><title type='text'>Capitolo 10 "E' la vostra prima volta?"</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;La distanza da coprire per arrivare a Mt. Gambier ammonta a circa 400 km. Non proprio una passeggiata. Tenendo presente che dobbiamo arrivare prima dell' imbrunire, la scelta delle località da visitare nel tragitto dev'essere assai oculata. Viaggiare dopo il tramonto è rischioso per la quantità e la qualità degli animali che possono attraversare. Le strade sono deserte e non illuminate, se un canguro entra nel cono di luce dei tuoi fari spesso è troppo tardi per poter evitare l'impatto. Ai lati della carreggiata, su questi terreni rosso vivo biancheggiano gli scheletri di sventurate bestie di ogni sorta. Le carcasse vengono lasciate lì, in pasto ai corvi e al lento ed inesorabile ciclo della natura. &lt;em&gt;C'est la vie!&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a title="Smaller than eucaliptus by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3254628115/"&gt;&lt;img style="WIDTH: 149px; HEIGHT: 221px" height="240" alt="Smaller than eucaliptus" hspace="10" src="http://farm4.static.flickr.com/3109/3254628115_0c57cf8c6f_m.jpg" width="160" align="left" /&gt;&lt;/a&gt;Lasciamo momentaneamente l'amico oceano e ci lasciamo trascinare verso l'interno della regione. Il paesaggio cambia in continuazione. Le alte spiagge hanno lasciato il passo a verdi pascoli punteggiati da centinaia di pecore. Quindi a foreste sconfinate di eucalipti, dove il sole non riesce a raggiungerti. Qui domina incontrastata la felce, non quella piccola e miserabile che interriamo in qualche triste vaso sui nostri balconi, quella enorme e selvaggia che popolava il mo&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SZFKizzJTHI/AAAAAAAAABk/gdXj1rw6D7M/s1600-h/IMG_2898.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5301100198272519282" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 134px" alt="" hspace="10" src="http://4.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SZFKizzJTHI/AAAAAAAAABk/gdXj1rw6D7M/s200/IMG_2898.JPG" align="right" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;ndo all'epoca dei dinosauri. Per distrarre la moglie, che vagherebbe giorni in mezzo a queste foreste fotografando ogni singola pianta da più angolazioni, propongo una deviazione verso l'ennesimo faro. In fondo sono quasi tre ore che non vedo l'oceano!!&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ci arrampichiamo lungo una stradina semisepolta dalla vegetazione. La giornata è meravigliosa, il cielo blu che intravediamo oltre le fronde degli alberi fa da giusta cornice alla meravigliosa esperienza che faremo di lì a poco. Oltre una curva una coppia di turisti australiani è ferma sul ciglio della strada. Quando li sorpassiamo notiamo che stanno guardando le cime degli eucalipti e fotografando qualcosa. Ci suona un campanellino dentro e inchiodiamo all'istante. Tempo di attaccare il teleobbiettivo alla macchina fotografica e corriamo in strada pure noi, pronti ad incontrare un altro animale totem di questo continente: il tenero, pigro, dolcissimo Koala.&lt;a title="Koala by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3254628383/"&gt;&lt;img style="WIDTH: 152px; HEIGHT: 224px" height="240" alt="Koala" hspace="10" src="http://farm4.static.flickr.com/3514/3254628383_d1b8c9fa1b_m.jpg" width="161" align="right" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Gli autoctoni ci osservano divertiti mentre corriamo come bambini da un albero all'altro per catturare più scatti possibili di queste buffe creature. La signora ci avvicina e con un sorriso complice ci domanda:" E' la prima volta che vedete dei koala, vero?" "Eh sì Madame, che vuol farci, da noi non è che proprio crescano sugli alberi!" In compenso, quando a precisa domanda rispondiamo che siamo originari di una cittadina vicino a Venezia, tocca a loro iniziare a salivare copiosamente. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-3426887406798237073?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/3426887406798237073/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/02/capitolo-10.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/3426887406798237073'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/3426887406798237073'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/02/capitolo-10.html' title='Capitolo 10 &quot;E&apos; la vostra prima volta?&quot;'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm4.static.flickr.com/3109/3254628115_0c57cf8c6f_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-8301335212659254912</id><published>2009-02-06T07:20:00.000-08:00</published><updated>2009-02-06T07:25:20.281-08:00</updated><title type='text'>Capitolo 9: Paure, pericoli e doppia “P”</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;Durante la fase &lt;em&gt;“Organizzazione viaggio nozze”,&lt;/em&gt; che è venuta subito dopo la fase &lt;em&gt;“Sclero per il cattering”&lt;/em&gt; e subito prima di quella &lt;em&gt;“Bestemmie per i tavoli”,&lt;/em&gt; la nostra idea di noleggiare una vettura che ci menasse da Melbourne ad Adelaide ha registrato opinioni diverse fra le persone che abbiamo consultato. In definitiva però l’unica vera controindicazione riguardava la pericolosità di mettersi in viaggio “da soli” attraverso un continente selvaggio e a noi sconosciuto. Come abbiamo potuto appurare un viaggio di questo tipo comporta certo dei rischi, di natura spesso completamente diversa da quelli che ci si potrebbe attendere. Ad esempio, nel tratto di G. O. Road:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non c’è traffico. La probabilità di incidenti dovrebbe essere minima. In realtà è una strada a rischio. Spesso chi guida non s’accorge di avere macchine dietro (è successo, lo confermo, stando tutto il giorno senza vedere nessuno, ti dimentichi di avere gli specchietti retrovisori!) e inchioda quando vede qualcosa ai lati della strada, siano essi animali selvatici o bellissimi scorci sull’oceano. Scende imbracciando la macchina fotografica e viene asfaltato dall’unica macchina che passava di lì quel giorno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quando parcheggi hai una discreta paura europea che ti forzino il bagagliaio e ti massacrino le valigie. Questo però nel downunder non succede. Rubare non è permesso, ricordiamolo! Certo, magari un aitante surfista può portarsi via tua moglie, ma questo a volte può essere addirittura un bene, non lo considererei esattamente un rischio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non passa nessuno. I paesetti sparsi lungo il litorale sono distanti fra loro parecchie miglia. Quando avverti il familiare stimolo sotto la cintura, è difficile non assecondare la tentazione di scendere ad annaffiare il prato. Improvvisamente ti sovviene che tutte le bestie vagamente pericolose, se non mortali, esistenti al mondo, in Australia hanno trovato confortevole habitat, e blocchi il piede prima che questi raggiunga il suolo. Nel breve tratto che va dalla tua auto al primo cespuglio sai che puoi calpestare di tutto. A parte gli squali per ovvi motivi, e i coccodrilli, che la guida mi assicura vivano molto più a nord, potrei tranquillamente imbattermi in ogni sorta di serpenti, ragni o scorpioni, tutti in eguale misura velenoserrimi. Quindi decidi di tener duro fino alla prima area di sosta. Quando i mugugni e brontolii della parte femminile della macchina diventano insostenibili, essa appare all’ orizzonte. Tu credi di trovarti nel classico bagno pubblico lungo una superstrada, ed inizi a storcere il naso già nel parcheggio. In realtà è un pezzo di paradiso. I bagni sono chimici, viene raccolta ed utilizzata l’acqua piovana e sono pulitissimi. Davvero. Sembra incredibile.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-8301335212659254912?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/8301335212659254912/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/02/capitolo-9-paure-pericoli-e-doppia-p.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/8301335212659254912'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/8301335212659254912'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/02/capitolo-9-paure-pericoli-e-doppia-p.html' title='Capitolo 9: Paure, pericoli e doppia “P”'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-7466159056644496578</id><published>2009-02-03T08:13:00.000-08:00</published><updated>2009-02-03T09:29:37.532-08:00</updated><title type='text'>Capitolo 8 Sussurri e grida</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Lasciamo, non senza rimpianti, Lorne e ci mettiamo in marcia verso la seconda tappa, la località di Mt. Gambier. Nuvole minacciose e un vento implacabile ci rincorrono lungo tutto il tragitto. Le condizioni ideali per chi deve sciropparsi un bel po’ di chilometri in macchina, dal momento che, quando il sole fa capolino e il vento si placa, la temperatura si alza considerevolmente. Inoltre lo scenario delle nuvole sull’oceano è decisamente coreografico. &lt;a title="Cloudy landscape by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3237896041/"&gt;&lt;img style="WIDTH: 231px; HEIGHT: 148px" height="160" alt="Cloudy landscape" hspace="10" src="http://farm4.static.flickr.com/3075/3237896041_1d453f5d2e_m.jpg" width="240" align="right" /&gt;&lt;/a&gt;Finora siamo stati fortunati, niente da dire. Riprendendo il viaggio, noto che, dalle auto che incrocio, proviene uno strano gesto. Il guidatore alza uno o due dita dal volante, nel breve attimo in cui i nostri sguardi convergono. Ieri il mio cervello ha registrato questo fenomeno, ma ero troppo teso per focalizzarlo. Oggi decido di indagare. Non è facile, dal momento che mi occorrono almeno una macchina davanti e una che arrivi dalla corsia opposta. Tre vetture su questo tratto di strada credo sia un evento celebrato a caviale e champagne, ma, ad un tratto, l’allineamento dei pianeti è favorevole, e il rito si compie. Scopro l’arcano. Il fantomatico gesto altro non è che…un saluto! Cioè, gli autoctoni in giro sono talmente pochi che, quando si incrociano in auto, si salutano. Un po’ come da noi i motociclisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Immaginatevi la tangenziale di Mestre alle 8.00 di un mattino qualsiasi. La gente bloccata in coda che si saluta da un’auto all’altra. Fantascienza. Appena svelo l’arcano mi rendo conto che ieri mi hanno salutato tutti e io non ho risposto mai. Per rifarmi della villania che ho mostrato, decido di salutare chiunque, e di più! Quando all’ orizzonte appare un qualsiasi veicolo, inizio a sparargli i fari, metto le quattro frecce e mi sbraccio fuori dal finestrino. Un bambino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Sea star by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3237895851/"&gt;&lt;img style="WIDTH: 177px; HEIGHT: 221px" height="240" alt="Sea star" hspace="10" src="http://farm4.static.flickr.com/3521/3237895851_3c0efc44d7_m.jpg" width="189" align="left" /&gt;&lt;/a&gt;Per fortuna la gente qui è proprio poca. Troviamo una vettura parcheggiata sul ciglio della strada, a pochi passi da una bellissima spiaggia. Decidiamo di fermarci anche noi, almeno il tempo di fare qualche foto. Lo spettacolo delle nuvole che si rincorrono sopra l’oceano mi attira a tal punto che scordo la moglie, e quasi non mi accorgo delle onde che mi lambiscono le scarpe. Un paio di stelle marine mi danno il benvenuto sul bagnasciuga. La proprietaria dell’automobile notata poc’anzi, passeggia pigramente sulla riva. Un momento idilliaco. Per molti ma non per tutti. Barbara non apprezza. Lotta contro il vento e le mosche che le impediscono di apprezzare in pieno lo spettacolo naturale che la circonda. Il suo proverbiale self control va a farsi benedire. Urla e gesticola per attirare la mia attenzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;B.: &lt;em&gt;“HAI CHIUSO LA MACCHINA???”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;N.: &lt;em&gt;“Sì!”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il vento le impedisce di udire la mia risposta serena e pacata. Allora insiste:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;B.: &lt;em&gt;“HAI CHIUSO LA MACCHINA???”&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;N.: &lt;em&gt;“Sì!”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Niente da fare. Alza la voce ancora di più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;B.: &lt;strong&gt;“HAI CHIUSO LA MACCHINA???”&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;N.: &lt;em&gt;“Sì!”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Disperata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;B.: &lt;strong&gt;&lt;em&gt;“HAI CHIUSO LA MACCHINA???”&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;A quel punto provo a cambiare strategia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;N.: &lt;strong&gt;“NO!”&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;La tipa in spiaggia: &lt;em&gt;“Così capisce!”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una sola persona nel raggio di 1000 km e parla italiano. O almeno, ne parla quanto basta per farsi beffe della povera Barbara. &lt;em&gt;Priceless!&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-7466159056644496578?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/7466159056644496578/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/02/sussurri-e-grida.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/7466159056644496578'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/7466159056644496578'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/02/sussurri-e-grida.html' title='Capitolo 8 Sussurri e grida'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm4.static.flickr.com/3075/3237896041_1d453f5d2e_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-2015165465825181605</id><published>2009-01-28T02:49:00.000-08:00</published><updated>2009-01-30T09:47:15.829-08:00</updated><title type='text'>Capitolo 7  Very busy people.</title><content type='html'>&lt;p align="center"&gt;&lt;a title="Great Ocean Road - Aireys Inlet by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3211741769/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Alla fine del nostro primo giorno &lt;em&gt;on the road&lt;/em&gt;, arriviamo alla ridente località di Lorne. E’ un classico “posto davanti al mare” , uno di quei paesini accoglienti e pieni di vita durante l’estate, che irrimediabilmente si spengono appena si avvicina l’inverno. Noi la visitiamo all’inizio della bella stagione, i negozi sono aperti e c’è giusto un pochino di movimento. Soprattutto non c’è ancora traccia di surfisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Domanda: &lt;em&gt;“Sembri contento di non aver visto nessuno praticare il surf nonostante ti trovassi in una delle zone più frequentate e rinomate per questo sport. Come mai?”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Risposta:&lt;em&gt; ”Non è semplice rispondere a questa domanda, ma grazie per avermela posta. Da un lato sono dispiaciuto di non aver potuto osservare una delle peculiarità del luogo, un ritrovo spontaneo di appassionati da tutto il mondo che si sfidano, a colpi di tavola, lungo le meravigliose spiagge di questa zona. Dall’altro, se proprio devo osservare da vicino aitanti maschioni muscolosi, abbronzati, vistosamente tatuati e immersi nell’ agone sportivo, beh…diciamo che preferisco che non ci sia mia moglie!”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;a title="Great Ocean Road - Aireys Inlet by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3211741769/"&gt;&lt;img height="160" alt="Great Ocean Road - Aireys Inlet" hspace="10" src="http://farm4.static.flickr.com/3097/3211741769_fa44abdae3_m.jpg" width="240" align="justify" name="Aireys Inlet" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;Al check in passiamo un momento non proprio felice. Viaggiamo con un pacco di voucher messo a disposizione dall’agenzia. Per ogni albergo in cui scendiamo lasciamo giù un voucher, la nostra prenotazione in pratica, con tanto di nomi, cognomi e il logo &lt;em&gt;“Honeymooners”&lt;/em&gt; in bella vista.Appena lo leggono, il ragazzo e la ragazza caucasici, carini e abbronzati alla reception ci fanno un sacco di feste. Poi ci fanno una domanda che ci ammazza: &lt;em&gt;“Siete qui in Australia e poi fate il giro del mondo?”&lt;/em&gt; Come, il giro del mondo? E’ già stato parecchio impegnativo raggranellare soldi e ferie sufficienti per venire fin qui, già ci baciamo ampiamente mani e gomiti, il giro del mondo è fuori discussione. Proviamo a spiegarlo ai due baldi giovini, e loro ci ghiacciano, in buona fede, per carità, ma ci ghiacciano con un’amara considerazione: &lt;em&gt;“Ah, dovete essere persone MOLTO impegnate, very busy people, per avere solo tre settimane di ferie!” &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Il fatto è che in Australia vige la cultura del &lt;em&gt;walkabout&lt;/em&gt;, una sorta di viaggio iniziatico/mistico da compiersi preferibilmente soli e zaino in spalla. Si parte alla ricerca di se stessi. Si gira il paese, se non il mondo, fermandosi di quando in quando per lavorare, far su un po’ di soldi, ripartire. Sono viaggi che sai quando iniziano ma non quando e dove finiranno. E’ chiaro che ci ridono dietro quando sbandieriamo garruli le nostre sudate, benché misere, tre settimane di viaggio. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Corriamo in camera a smaltire il disagio causatoci dagli autoctoni. Come sempre non sappiamo cosa ci attende, dal momento che pernottiamo in posti prenotati dalla nostra agenzia sulla base di convenzioni sviluppate con il nuovo continente pressappoco all’alba dei tempi. Questa sera ci tocca un bel residence, piscina interna, sauna, parcheggio interrato e vista sull’ oceano, cosa che non guasta. Ma la vera &lt;em&gt;surprise&lt;/em&gt; ce la riserva la stanza. Per una mera questione di praticità non abbiamo prenotato la suite imperiale in ogni singolo hotel. Anzi, possiamo tranquillamente affermare che la dimensione del Bed &amp;amp; Breakfast è stata la più gettonata durante il viaggio. Stavolta invece ci va di lusso. La stanza è ampia e spaziosa, un bell’angolo cucina, un salotto comodo, l’immancabile plasma con più pollici di quello che ho a casa, un bel bagno (senza bidet ovviamente!) e la camera da letto. Non mi serve controllare i millesimi per rendermi conto di quanto sia più grande del nostro appartamento a Padova. Sarebbe bello poterci passare il viaggio di nozze qui dentro, non solo una misera notte. E’ un mondo difficile. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;L’unico particolare che non mi quadra è la bizzarra disposizione delle stanze. Il bagno dispone di una bellissima, e, come tale, immediatamente sfruttata, vasca con idromassaggio. Per raggiungerla si cammina lungo un corridoio, che passa sopra la cucina e si affaccia sul salotto tramite un’imprescindibile vetrata. Qui si riformula l’intero concetto di privacy. Di fatto, ci si può sdraiare pigramente sul sofà a guardare 90’ minuto, godendo nel contempo della vista del vostro coniuge che si fa una doccia. Comodo. Ancora più grottesca è la posizione della stanza da letto. Il sito che richiede più riservatezza ha le finestre che danno sul corridoio dell’albergo. Gli australiani non rubano. Da loro rubare è reato. Quindi non rubano. Lapalissiano. Questo corollario serve a spiegare perché le finestre di una camera d’albergo, in una località di mare, diano sul corridoio. Il fatto è che, se anche di notte ti venisse caldo e volessi spalancarle, puoi farlo tranquillamente, dal momento che nessuno si sognerebbe di entrare mentre dormi, e portarti via pure il cuscino da sotto la testa. Quanto al fatto che ognuno può farsi gli affaracci tuoi mentre sei in stanza…beh…ho già detto che il cesso da sul soggiorno? Ecco, appunto.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-2015165465825181605?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/2015165465825181605/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/01/capitolo-5-very-busy-people.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/2015165465825181605'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/2015165465825181605'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/01/capitolo-5-very-busy-people.html' title='Capitolo 7  &lt;em&gt;Very busy people&lt;/em&gt;.'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm4.static.flickr.com/3097/3211741769_fa44abdae3_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-4487227256087447050</id><published>2009-01-25T10:17:00.000-08:00</published><updated>2009-01-28T07:20:35.617-08:00</updated><title type='text'>Capitolo 6 The Great “Windy &amp; Flies Friendly” Ocean Road</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span" style="COLOR: rgb(51,51,51);font-family:Cambria;" &gt;Ho già detto che vivo in un mood tale per cui ogni cosa che vedo mi sembra meravigliosa? Ma per quanto uno si sforzi di mantenere un umore più che positivo, c’è sempre qualcosa che deve andare storto. Non è solo il conc&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="COLOR: rgb(51,51,51);font-family:Cambria;" &gt;etto più famoso della cosiddetta Legge di Murphy. E’ un assioma, una verità assoluta. Nel nostro caso l’elemento di disturbo nei nostri primi movimenti lungo la Great Ocean Road sono state le mosche. Il sud dell' Australia è zeppo di mosche. Appena esci dalla macchina, ti assalgono in stormi, si posano in ogni dove e ti assaggiano senza ritegno. Drammatico. Il vento non le spaventa minimamente, ragione per la quale si genera un curioso paradosso: noi usciamo bardati fino al mento, con giacca, occhiali fascianti e berretto. Sui due centimetri di pelle che non proteggiamo dalla "brezza" oceanica, si danno appuntamento tutte le mosche del circondario. Ma che ci importa, sono mosche australiane, sopportiamo con un sorriso pure questo. Ecco, magari non un sorriso troppo aperto, altrimenti ci si infilano dentro! &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Aireys Inlet lighthouse by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3234021422/"&gt;&lt;img height="240" alt="Aireys Inlet lighthouse" hspace="10" src="http://farm4.static.flickr.com/3455/3234021422_45b6403808_m.jpg" width="163" align="left" /&gt;&lt;/a&gt;Un altro aspetto divertente, è che ci sono molti più cartelli stradali che non macchine. Gli australiani segnalano tutto, scorci panoramici, cittadine, fari, tutte le attrazioni che un turista potrebbe desiderare vedere, e lo fanno con grande anticipo e con dovizia di cartelli. Sembra quasi uno spreco, considerando che le automobili che incontriamo, in entrambi i sensi di marcia, si contano sulla punta delle dita. In ogni caso procediamo senza fretta verso Lorne, la nostra prima tappa, scegliendo random cosa vedere lungo il tragitto. Tendenzialmente scelgo i fari. Mi piacciono i fari, sono facilmente fotogenici e ce ne sono in abbondanza da queste parti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Kakatua by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3228514206/"&gt;&lt;img height="240" alt="Kakatua" hspace="10" src="http://farm4.static.flickr.com/3379/3228514206_29b332f817_m.jpg" width="165" align="right" /&gt;&lt;/a&gt;Grazie a questo sistema empirico, freccia a sinistra e svolta ad ogni segnalazione di faro, ci godiamo il bellissimo scorcio di Aireys Inlet. Barbara a momenti perde un orecchino, nel vano tentativo di sbarazzarsi di una mosca più invadente delle altre. Dall’ alto di un albero, un enorme pappagallo ci osserva divertito. Siccome in Australia sono molto più civili di noi, nei centri abitati non ci sono piccioni, bensì pappagalli. Di ogni specie, di ogni tipo e colore. Immaginatevi Piazza S. Marco a Venezia, con i turisti che danno il mangime ai pappagalli, invece che ai colombi. E’ tutto un altro mondo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-4487227256087447050?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/4487227256087447050/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/01/capitolo-6-great-windy-flies-friendly.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/4487227256087447050'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/4487227256087447050'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/01/capitolo-6-great-windy-flies-friendly.html' title='Capitolo 6 The Great “Windy &amp; Flies Friendly” Ocean Road'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm4.static.flickr.com/3455/3234021422_45b6403808_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-3875745807671666644</id><published>2009-01-22T01:17:00.000-08:00</published><updated>2009-01-26T09:46:32.807-08:00</updated><title type='text'>Capitolo 5 Mr Ocean, I suppose!</title><content type='html'>Una volta usciti dalla città la situazione migliora. Le case iniziano a diradarsi, e con esse spariscono le macchine. Abbiamo la strada tutta per noi, guidare, seppure a destra, in queste condizioni non è così pesante. Eppure questo è l’ennesimo test per la mia forza di volontà. Come diceva il grande Lloyd Bridges in “L’ aereo più pazzo del mondo” , ho scelto il giorno sbagliato per smettere di fumare. Già dopo venti ore e passa di viaggio aereo, la coda alla dogana e il tragitto verso l’albergo con i vestiti da inverno addosso, mi sarei fumato una stecca di Marlboro rosse senza battere ciglio. Figurarsi guidare nel traffico cittadino di una metropoli, e andando in senso contrario! Sono stressato, cribbio!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Point Lonsdale by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3217763344/"&gt;&lt;img height="172" alt="Vezzoso copricapo" hspace="10" src="http://farm4.static.flickr.com/3342/3217763344_12374155a3_m.jpg" width="240" align="left" name="Vezzoso copricapo" /&gt;&lt;/a&gt;Pian piano inizio a rilassarmi. Mi concentro sul paesaggio. Le case in periferia assomigliano a quelle delle periferie americane immortalate in numerosi film. Basse e prefabbricate, con il loro giardinetto davanti e il posto auto in fianco. Prendiamo la M1 e procediamo per Geelong. La giornata è soleggiata, il vento porta con sé l’odore del mare. Non vedo l’ora. Non sono mai stato sull’oceano. L’ho attraversato in aereo, questo sì. Ma effettivamente non l ho mai visto. Non ho mai respirato la sua brezza, non ho affondato i piedi nella sua rena, non ho rabbrividito al contatto con le sue onde. Non voglio andare al mare. Voglio vedere l’OCEANO.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Lighthouse by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3217721862/"&gt;&lt;img style="WIDTH: 155px; HEIGHT: 222px" height="240" alt="Il faro di Point Lonsdale" hspace="10" src="http://farm4.static.flickr.com/3319/3217721862_e1a9933bee_m.jpg" width="160" align="right" name="Lighthouse" /&gt;&lt;/a&gt;Quindi Geelong non mi soddisfa. Sorge sulla baia di Melbourne, una baia chiusa, un mare interno, non va bene. Decido di proseguire per Point Lonsdale, che ,come dice il nome stesso, è la punta estrema di questo lembo di terra che separa la baia dall’oceano aperto. Deviamo un po’ dalla nostra rotta, ma è per una buona causa. Seguiamo le indicazioni per il faro. Questo tratto di costa è famoso per i naufragi che vi sono avvenuti. Le scogliere sono alte e scoscese, gli scogli nascosti ed infidi. Calcoliamo anche il generoso vento che soffia costante dall’Antartide e capirete come questo sia facilmente comprensibile. Ad ogni naufragio avvenuto, le autorità Australiane provvedevano a segnalare l’attracco pericoloso con un bel faro. Quindi: scogli, naufragio, faro. Scogli, naufragio, faro. Semplice. Tutte queste considerazioni scompaiono appena riesco ad inerpicarmi per il sentiero e a raggiungere la postazione. Eccoci. Finalmente. Sua Maestà l’Oceano!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-3875745807671666644?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/3875745807671666644/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/01/capitolo-5-mr-ocean-i-suppose.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/3875745807671666644'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/3875745807671666644'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/01/capitolo-5-mr-ocean-i-suppose.html' title='Capitolo 5 &lt;em&gt;Mr Ocean&lt;/em&gt;, I suppose!'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm4.static.flickr.com/3342/3217763344_12374155a3_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-4485983739444035444</id><published>2009-01-19T09:53:00.000-08:00</published><updated>2009-01-26T09:49:47.330-08:00</updated><title type='text'>Capitolo 4: Guida a destra e altre amenità</title><content type='html'>E’ inutile negarlo. Sono nel panico. Vero. Mr. Hertz mi consegna le chiavi della mia nuova macchina, una Toyota corolla grigio chiaro, il nostro cocchio nel nostro tour nel South Australia. Uno dei parcheggiatori dell’autonoleggio mi sposta le macchine da davanti. Apro la portiera. Primo errore. Mi frega la forza dell’abitudine. &lt;strong&gt;Guida a destra, Nicolò, guida a destra&lt;/strong&gt;. Entro dalla parte giusta. Meno male, il cambio è automatico. Un problema in meno, e neanche di poco conto. Metto in moto. Affronto la rampa. Raccatto mia moglie che mi attende trepidante sul marciapiede. M’immetto nel traffico di Melbourne. Tre milioni di abitanti che vanno in senso contrario al mio sapere. Sono teso come una corda di violino. Il problema grosso è azionare la freccia. E’ posta anch’essa specularmente rispetto a quanto appreso alla scuola guida. In pratica, ogni volta che devo effettuare un cambio di corsia, aziono immancabilmente il tergicristallo. E taglio la strada a chi mi segue senza dargli il minimo avviso delle mie intenzioni. Meno male che gli australiani sono cortesi e non mi insultano, almeno non palesemente. Sono teso. Stringo il volante con forza eccessiva e lancio sguardi disperati in ogni direzione. Sono in centro alla città , devo uscirne e raggiungere l’autostrada. Un gioco da ragazzi. Basta non svoltare a destra. La svolta a destra è il male assoluto. E le rotonde al contrario, l’equivalente della famigerata roulette russa. Che stress!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ che maschero bene. Retaggio degli anni dell’università, lo stress degli esami. Arrivavo in facoltà terrorizzato, coscienza sporchissima, preparazione lacunosa a dir poco. Poi trovavo i miei colleghi, i miei compagni di esecuzione. Ognuno tradiva la propria tensione in modo diverso. Quelli che fumavano una sigaretta dopo l’altra si trovavano in cortile, in qualsiasi stagione e con qualunque tempo. Quelli che per distrarsi devono parlare si riunivano in capannelli, pontificando su qualsiasi argomento. Ma i più temibili per me erano quelle, predominante maggioranza femminile!, che ripassavano in gruppo. Tu passavi vicino a uno di questi gruppi di studio last minute e l’angoscia ti coglieva immediatamente, assieme agli spezzoni di conversazione. Io, troppo orgoglione per mostrare la mia orrenda coda di paglia, ostentavo una sicurezza che non potevo possedere. Faccia da consumato giocatore di poker, muscoli tesi per non rivelare tremori indicatori, giravo fra i conoscenti dispensando tranquillità col solo mio incedere. &lt;em&gt;“Ma come fai?”&lt;/em&gt; Era la domanda che più mi riempiva di ingiustificato orgoglio. Chiaro che poi i nodi venivano al pettine appena uscivo dall’aula, col mio bel libretto intonso e l’amara sensazione dell’ennesimo buco nell’acqua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è proprio ciò che sta accadendo ora. Devo manifestare una tranquillità che non possiedo per tranquillizzare mia moglie. Non devo darle segnali di non essere in grado di portare a termine la missione. Sono due giorni che non dormiamo all’idea di dover guidare. Cioè, in realtà non dormiamo bene perché il jet lag ci sveglia puntualmente alle 5 del mattino, che è un ottimo orario se vuoi veder sorgere l’alba sulle spiagge di un’isola tropicale, ma è fastidiosamente inutile se sei in una camera d’albergo umida ed afosa. Però, una volta svegli, l’idea di dover affrontare il traffico in un senso di marcia a cui non siamo avvezzi non facilita la ripresa del sonno. Barbara è completamente sepolta in una carta stradale, urla indicazioni sconnesse nel tentativo di farmi uscire dalla città svoltando solo a sinistra. In pratica, per uscire da Melbourne da Nord passiamo prima per tutti e tre gli altri punti cardinali.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-4485983739444035444?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/4485983739444035444/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/01/e-inutile-negarlo.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/4485983739444035444'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/4485983739444035444'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/01/e-inutile-negarlo.html' title='Capitolo 4: Guida a destra e altre amenità'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-3497313523082317741</id><published>2009-01-14T09:32:00.000-08:00</published><updated>2009-01-14T10:20:36.429-08:00</updated><title type='text'>Capitolo 3: Malintesi</title><content type='html'>Non sono preparato per questo posto. &lt;em&gt;I mean&lt;/em&gt;: non sono preparato ad affrontare queste situazioni. I locali si rivolgono a tutti con un sorriso e un &lt;em&gt;“How are you?”&lt;/em&gt; sincero. Questo sui depliants non c’era scritto. E’ una clamorosa usanza anglosassone che a scuola non ti insegnano e che le agenzie di viaggio omettono di dirti. Solo che, mentre a Londra e New York si limitano a chiedertelo e poi non attendono risposta, qui la esigono. E’ un buon modo per iniziare i tuoi viaggi all’estero con una profonda serie di figure di merda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;Esempio: Albergo a New York. Già arrivi che sei suonato dal volo, hai trascinato le tue valige &lt;a title="5th Avenue by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/2451769784/"&gt;&lt;img style="WIDTH: 207px; HEIGHT: 135px" height="159" alt="5th Avenue" hspace="10" src="http://farm4.static.flickr.com/3020/2451769784_7d8dfa7293_m.jpg" width="240" align="left" name="5th Avenue" /&gt;&lt;/a&gt;per chilometri di hall, arrivi dall’ addetto e cerchi di far lo splendido con un amichevole &lt;em&gt;“Good morning!”&lt;/em&gt; E già li ti inquadrano. Lui o lei, risponde con il meno formale &lt;em&gt;“Hi!”&lt;/em&gt; . Poi ci attacca un &lt;em&gt;“How are you?”&lt;/em&gt; inatteso che ti destabilizza. Allora provi a reagire, recuperi informazioni elementari che non credevi più di avere, e tenti l’interazione con un formalissimo&lt;em&gt; “Fine, thanks, and you?”&lt;/em&gt; A quel punto l’addetto ha già controllato la tua prenotazione, ha chiuso il check in e ti ha lasciato sul bancone la chiave della tua stanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Esempio: Albergo a Londra. Cerchi di far tesoro delle passate esperienze, come il computer di Wargames. Allora entri, &lt;a title="London Calling by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/2532902005/"&gt;&lt;img style="WIDTH: 187px; HEIGHT: 137px" height="182" alt="London Calling" hspace="10" src="http://farm3.static.flickr.com/2088/2532902005_91dec5def2_m.jpg" width="240" align="right" name="London Calling" /&gt;&lt;/a&gt;affronti deciso l’addetto e gli spari un cordiale &lt;em&gt;“Hi!”&lt;/em&gt; in pieno viso. Lui, o lei, ti squadra malissimo, e risponde con un formale &lt;em&gt;“Good Afternoon!”&lt;/em&gt; , mettendoci tutto il gelo della sua sfortunata, climaticamente parlando, isola. Se non altro a quel punto l &lt;em&gt;“How are you?”&lt;/em&gt; salta per palese incomunicabilità, e si limitano a darti la tua chiave, disprezzando la tua famiglia fino all’ottava generazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Esempio: Albergo a Melbourne. Tossisci un saluto sperando di limitare i danni. L’addetto sorride a trentaquattro denti, comunque, indipendentemente da quel che gli dici. E’ così. Saluta con &lt;em&gt;“Hi!”&lt;/em&gt; se ti rivolgi a lui con &lt;em&gt;“Hi!”.&lt;/em&gt; Con “&lt;em&gt;Good morning, afternoon,evening, quel che è!”&lt;/em&gt; a seconda di come tu ti rivolgi a lui. Si adatta. Però sorridendo. E’ un’altra vita. Poi aggiunge l’ &lt;em&gt;“How are you?”&lt;/em&gt; di pragmatica. Solo che per loro non è un pro forma. Attendono veramente una risposta e desiderano che tu lo chieda a loro. Al termine di questa breve cerimonia, quando ognuno dei due ha saputo come sta l’altro, si inizia a discutere seriamente. &lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;p&gt;Capirai! Io vengo da un paese dove, se il barista alla mattina ti fa un sorriso in più&lt;a title="Let's Rock!! by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/2603194671/"&gt;&lt;/a&gt; mentre ti versa il cappuccino, già ti viene voglia di saltare oltre il bancone e prenderlo a calci. Figurati se mi viene in mente di rispondere a quel che credo sia un &lt;em&gt;“How are you?”&lt;/em&gt; buttato lì. Quindi vado avanti con le mie richieste, gettando nella costernazione i miei interlocutori. E’ chiaro che a Melbourne non mi sono fatto troppi amici, anzi. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-3497313523082317741?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/3497313523082317741/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/01/capitolo-3-malintesi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/3497313523082317741'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/3497313523082317741'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/01/capitolo-3-malintesi.html' title='Capitolo 3: Malintesi'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm4.static.flickr.com/3020/2451769784_7d8dfa7293_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-6107983704776916613</id><published>2009-01-13T08:56:00.000-08:00</published><updated>2009-01-22T02:14:27.608-08:00</updated><title type='text'>Capitolo 2: A spasso per Mel</title><content type='html'>Ad essere del tutto sinceri, il primissimo impatto con la città non è dei migliori. Mai stato bravo nel primo approccio con le ragazze. Mel non fa differenza. A mia discolpa devo dire che un viaggio di 25 ore non ti mette proprio nelle condizioni migliori per apprezzare o farti apprezzare da qualcuno. Sono vestito in una curiosa meta via, avevo decisamente fresco per l’inverno patavino, ora ho decisamente caldo nella tarda primavera del Victoria. Mi sottopongo ad un girone dantesco nella forma di coda alla dogana aeroportuale. Gli autoctoni hanno fatto tesoro delle tragiche esperienze passate e ora controllano che nel loro paese non entri nulla di pericoloso per la loro flora e fauna. Quindi si passa senza fallo per la quarantena, un giro per un paio di affollati corridoi in compagnia di varia umanità, di ogni genere di etnia e provenienza, che con te condividono la stanchezza di viaggi di durata geologica e un curioso odore di selvatico causa assenza di adeguate docce sui voli intercontinentali. Fortunatamente la ragazza che esegue lo scanning delle nostre valige non trova nulla di compromettente e ci permette di sbarcare sul prezioso suolo australiano. E’ fatta. Ci imbarchiamo su di uno scomodo shuttle e ci facciamo portare in città.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scendiamo all’hotel e ci concediamo una lunga e rinfrancante doccia. Il letto è una tentazione troppo grande cui resistere, però facciamo violenza alle nostre povere membra e usciamo. E’ qui &lt;a title="Kids playing by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3176635980/"&gt;&lt;img height="172" alt="Kids playing" hspace="10" src="http://farm4.static.flickr.com/3517/3176635980_c23dd2bb37_m.jpg" width="240" align="left" name="Kids playing" /&gt;&lt;/a&gt;che iniziamo ad apprezzare la città. Passeggiamo senza una meta per le vie, seguendo il flusso degli abitanti. La giornata è calda e soleggiata, ma la brezza che arriva dall oceano la rende oltremodo gradevole. L’impatto con la lingua è meno cruento del temuto. Non è che non sappia l’inglese…è che non lo parlo. Non ne ho mai modo. Così ogni volta che vado all’estero ci metto due o tre giorni a mettermi nell’ordine di idee di doverlo capire ed usare. Quindi, quando ci troviamo a dover interagire con i locali, io colgo metà delle informazioni forniteci, mia moglie l’altra metà. Dobbiamo necessariamente essere in due per portare a termine qualsiasi impresa, dal check in all’albergo al semplice prendere un caffè al bar. Per fortuna a Melbourne c’è una tale varietà di razze e popoli che l’inglese che si parla è quanto di più vicino alle blande lezioni apprese al liceo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cosa più impattante del viaggiare con una biologa (anche dello sposare una biologa, se vogliamo!) è che in qualsiasi situazione lei tende al verde. Ciò significa che, anche nel mezzo di una metropoli di quattro milioni di abitanti, lei accende il radar per i parchi e le zone naturali e riesce sempre a trascinarmici. In Australia questo scherzo trova terreno oltremodo fertile, dacché le città sembrano costruite in mezzo al verde e ne sono addirittura compenetrate. Gli abitanti di Melbourne escono dai loro grigi uffici e si portano il pranzo in una di queste aree verdi. Affondano i piedi nell’erba e si godono la madre di tutte le pause dallo stress e dal lavoro, in compagnia dei numerosi e variopinti uccelli, delle libellule e delle farfalle. La cosa che si avvicina di più alla concezione di Paradiso secondo Barbara.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Sk8ers by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3159602344/"&gt;&lt;img height="160" alt="Sk8ers" hspace="10" src="http://farm4.static.flickr.com/3253/3159602344_def1097e70_m.jpg" width="240" align="left" name="Sk8ers" /&gt;&lt;/a&gt;Scendiamo lungo l’argine del fiume Yarra e ci addentriamo nei giardini della regina Vittoria. Sono in un curioso mood che definirei come “tutto ciò che trovo è bello e particolare, poiché sono in Australia”. Ergo fotografo tutto ciò che si muove, colto da un qualche tipo di delirio. Le mie prime “vittime” sono un branco di skaters. Mezzo minuto dopo mi esalto nello scoprirmi a pochi metri di distanza dalla Rod Laver Arena, il tempio del tennis australiano. Mi ostino nel tentativo di fare una decente macro di una delle tante libellule, rimanendo oltremodo frustrato nel non riuscirvi. &lt;a title="Laughing Kookaburra by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3152785303/"&gt;&lt;img height="162" alt="Laughing Kookaburra" hspace="10" src="http://farm4.static.flickr.com/3267/3152785303_bb7372ce03_m.jpg" width="240" align="right" name="Laughing Kookaburra" /&gt;&lt;/a&gt;Poi accade una cosa bella. Scorgo su di un ramo un uccello mai visto che per mole soverchia tutti gli altri volatili nelle vicinanze. Se ne sta li quieto a godersi il sole primaverile. Mi avvicino il più possibile, sono dannatamente allo scoperto!, e lo inquadro nel teleobbiettivo. Dopo alcuni giorni ho scoperto che avevo fotografato un &lt;em&gt;Laughing Kookaburra&lt;/em&gt;, uno dei simboli di questo paese, assieme a canguri e koala. E io manco lo sapevo. E l’ho fotografato per caso il primo giorno. Quel che si dice partire col piede giusto!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-6107983704776916613?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/6107983704776916613/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/01/capitolo-2.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/6107983704776916613'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/6107983704776916613'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/01/capitolo-2.html' title='Capitolo 2: A spasso per Mel'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm4.static.flickr.com/3517/3176635980_c23dd2bb37_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-4106739234631434056</id><published>2009-01-07T10:08:00.001-08:00</published><updated>2009-01-08T09:34:23.039-08:00</updated><title type='text'>Capitolo 1: MELBOURNE</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Mi innamoro appena scendo dall’aereo. E’ triste da dire, in fondo sono in viaggio di nozze. Tutto il mio affetto dovrebbe riguardare la ragazza bionda e magra che mi accompagna. Eppure è andata proprio così. Mi innamoro di Mel appena la vedo. Non posso farci niente, deve essere l’aria di queste parti. Più che l’aria, il vento. Mel è Melbourne secondo gli australiani. Anzi, gli aussies, per essere precisi. In Australia abbreviano tutti i nomi, per comodità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avviso ai naviganti: la cosa che più mi ha colpito del viaggio di nozze nel downunder è stata la gente che la abita. Prima ancora dei posti fantastici che ho visitato, prima ancora dei curiosi animali che ho potuto ammirare, ripeto che a farmi rimpiangere più di tutto il mio rientro in patria è stato la gente che ho incontrato. Gentili, simpatici, ultra disponibili. Soprattutto l’impressione che ne ho ricavato è stata quella di un popolo che affronta la vita con zero stress. Questo concetto lo ribadirò, temo, più di una volta in questo diario di viaggio. Io metto le mani avanti, voi portate pazienza. Chiudo!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Melbourne Skyline by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3147322227/"&gt;&lt;img style="WIDTH: 228px; HEIGHT: 156px" height="160" alt="Melbourne Skyline" hspace="10" src="http://farm4.static.flickr.com/3093/3147322227_7ac6ab2d95_m.jpg" width="240" align="left" name="Melbourne Skyline" /&gt;&lt;/a&gt;Tornando alle abbreviazioni, se Melbourne è Mel, Sydney diventa Syd. Lo stato del Victoria diventa Vic e Adelaide, ovviamente, Ade. Il bello è che non sono gli stupidi soprannomi che si danno al liceo e con l’età per fortuna svaniscono. Qui sono proprio di uso comune. Il concetto che passa è che per gli australians, scusate, aussies, la vita è troppo breve per perdersi in nomi troppo lunghi e altisonanti. Quindi abbreviano. &lt;em&gt;No worries mate!&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;a title="Melbourne Skyline by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3147322227/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mel(bourne), con i suoi quasi quattro milioni di abitanti, è la seconda città più popolosa d’Australia, seconda solo a Sydney, con la quale vanta una storia di rivalità e inimicizia a cui magari accennerò più avanti. Di fatto Camberra è la capitale ma non se la fila nessuno. Sydney è più grande e più bella ma anche più sporca e disordinata. Si vede che non hanno mai visto Padova. Melbourne è più piccolina, ma è più vivibile e ordinata. Questa è l’opinione che ne hanno gli stessi australiani, e io mi ci accodo volentieri. Del resto è facile farsi quest'impressione appena si comincia a girere un po' la città. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Newlyweds in Melbourne by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3175799351/"&gt;&lt;img height="160" alt="Newlyweds in Melbourne" hspace="10" src="http://farm4.static.flickr.com/3408/3175799351_f3dd2eb20e_m.jpg" width="240" align="right" /&gt;&lt;/a&gt;I suoi fondatori provenivano dalla Tasmania. Trovarono questo posticino sulle sponde del fiume Yarra, presero un righello bello grande e iniziarono a tirare le strade, da est a ovest e da nord a sud. Su questo meticoloso reticolato si è sviluppato,con il passare degli anni, un sistema tramviario d'eccellenza che collega ogni cantone della metropoli in maniera pratica e veloce. C'è persino il tram per andare al mare! Il giovane abitante di Melbourne parte da casa con il suo zaino di libri, il costume sotto le braghette, le infradito d'ordinanza e la tavola sottobraccio. Prende il suo tram e raggiunge la facoltà , qualunque essa sia è ovviamente all'avanguardia, si fa le sue due o tre orette di lezione, poi monta su un altro mezzo, si fa scaricare in spiaggia e conclude la giornata surfando e polleggiando con le coetanee. Quando ha finito un altro tram lo riporta a casa. Che brutta vita!&lt;a title="Newlyweds in Melbourne by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/3175799351/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-4106739234631434056?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/4106739234631434056/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/01/la-skyline-di-melbourne.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/4106739234631434056'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/4106739234631434056'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/01/la-skyline-di-melbourne.html' title='Capitolo 1: MELBOURNE'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm4.static.flickr.com/3093/3147322227_7ac6ab2d95_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5600608759380200964.post-6903239190202138018</id><published>2009-01-02T08:27:00.000-08:00</published><updated>2009-01-20T04:00:42.480-08:00</updated><title type='text'>PROLOGO</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;Sabato 08 Novembre. Stadio “Euganeo” di Padova. Ore 15.00. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5293344426775945650" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 140px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SXW8tffGIbI/AAAAAAAAABc/8hAd6LqnNvw/s320/Biglietti.jpg" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;Lo stadio è gremito. L’occasione ha radunato gli appassionati della palla ovale da ogni parte dello stivale. Il Veneto si considera, giustamente, la culla di questo sport, e oggi lo dimostra al mondo intero. La festa è già iniziata da ore. Oggi è il giorno dei bambini e delle donne. Al contrario di quanto s&lt;a title="Stade Velodrome, Marseille by Bloody Nick, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/8542653@N03/1364603215/"&gt;&lt;img style="WIDTH: 242px; HEIGHT: 169px" height="175" alt="Stade Velodrome, Marseille" hspace="10" src="http://farm2.static.flickr.com/1119/1364603215_5bf95b6e3b_m.jpg" width="240" align="left" name="Inno" /&gt;&lt;/a&gt;uccede per altri sport sopravvalutati, lo stadio oggi è un posto tranquillo e sicuro. Bambini di ogni età scorazzano per le gradinate vestiti con le maglie dei loro club. Ex giocatori, segnati prima nell’anima che nel fisico dall’amore per questa ruvida disciplina, seguono le fasi di gioco e le spiegano alle mogli, fra un sorso e l’altro dell’ immancabile birra. La banda attacca le prime note dell’inno di Mameli. Mi stringo agli amici, una mano sulla spalla del vicino, la destra sul cuore. Cantiamo a squarciagola. Ogni volta è un’emozione fortissima. Una magia che si ripete solo prima di una partita di rugby. E stavolta ho deciso di condividerla con la donna che fra meno di tre settimane diventerà mia moglie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Barbara canta sicura le due strofe. Le luccicano gli occhioni azzurri. Sta cominciando a capire perché a volte ho dovuto abbandonarla per seguire la nazionale nei suoi impegni. Inizia a capire perché questo sport mi è entrato dentro. Forse ne è addirittura un po’ gelosa. Ma non oggi. La partita inizia. Gli Aussies sono fortissimi, in teoria non dovremmo nutrire alcuna speranza. In realtà il match è in equilibrio. Spinta dall’entusiasmo del pubblico l’Italia spaventa i maestri australiani e li costringe agli straordinari. La meta di Mirco Bergamasco, uno dei tanti enfants de pais azzurri, scatena il delirio sugli spalti. Per un attimo l’Australia è alle corde. I due volte Campioni del Mondo faticano a ritrovare il bandolo della matassa. Ci vuole un piccolo aiuto dell’ arbitro per rimetterli in carreggiata e permetter loro di portare a casa la partita. Purtroppo sono cose che capitano. Nel rugby l’arbitro con le sue decisioni, giuste o sbagliate che siano, fa parte del gioco, come le mischie e i rimbalzi irregolari del pallone. Non c’è spazio per recriminazioni o risentimento, ed è giusto sia così. Quindi ci uniamo idealmente ai nostri giocatori nel tributare un applauso ai nostri avversari mentre escono dal campo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I bambini invadono il campo a caccia di preziosi reperti. E’ in questo momento che accade qualcosa di straordinario. I giocatori dell’Australia hanno terminato il loro giro di campo, hanno salutato i loro supporters e stretto le mani ai loro rivali odierni, in attesa di ritrovarli per il famoso Terzo Tempo. Quelli che sono scesi in campo raggiungono gli spogliatoi per una doccia rinfrancante. I componenti della panchina, invece, ritornano alla stessa. Lote Tuqiri, la gigantesca ala di origine Figiana, uno dei giocatori più famosi e rappresentativi dei Wallabies, raccoglie un cesto delle immondizie e si sposta con esso, mentre i suoi compagni si danno da fare a raccogliere le cartacce e le bottiglie d’acqua che hanno utilizzato durante il match, e a gettarle via. Io e Barbara assistiamo a questo prezioso esempio di civiltà e applaudiamo convinti, assieme a tutto il nostro settore. Il nostro viaggio di nozze in Australia, il sogno di una vita per entrambi, si apre con questa spettacolare preview. Quali altre sorprese ci riserverà questo popolo meraviglioso?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5600608759380200964-6903239190202138018?l=wallabieskookaburras.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/feeds/6903239190202138018/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/01/prologo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/6903239190202138018'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5600608759380200964/posts/default/6903239190202138018'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wallabieskookaburras.blogspot.com/2009/01/prologo.html' title='PROLOGO'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576379243920686857</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SaQM6-tEBnI/AAAAAAAAACE/hGpgYUtv0Hw/s1600-R/986342910_c844d34486_o.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_0R0VX4DkFoc/SXW8tffGIbI/AAAAAAAAABc/8hAd6LqnNvw/s72-c/Biglietti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
